Luca Marinelli, il volto della rivalsa del cinema italiano

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Conoscere meglio Luca Marinelli non è semplice vista la natura eclettica e dirompente dell’uomo che vediamo sempre più spesso sul grande schermo. L’attore romano classe 1984, sebbene goda attualmente di grande popolarità, è emerso grazie alle sue straordinarie doti interpretative già nel 2010, quando appena venticinquenne ha dato un volto e una voce a Mattia Balossino ne “La solitudine dei numeri primi”. La nota pellicola diretta da Saverio Costanzo e tratta dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano, è stata la prima grande prova di un ragazzo che ha sempre avuto un sogno nel cassetto: quello di fare l’attore o, in alternativa, l’archeologo.

La solitudine dei numeri prima: Luca Marinelli interpreta Mattia e le relative trasformazioni del personaggio.

La solitudine dei numeri primi: Luca Marinelli interpreta Mattia e le relative trasformazioni del personaggio

A rivelarlo è stato lo stesso Marinelli in una recente intervista rilasciata a IlCorrieredellaSera. Stando a ciò che ha riferito il giovane talento italiano infatti, ad ispirare l’avventurosa professione alternativa ancora in tenera età, è stata la visione di Indiana Jones mentre quella di Batman, gli avrebbe precluso l’opportunità di entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: “Ai tempi non fui ammesso, magari perché risposi citando proprio quel film a Lina Wertmüller (una delle esaminatrici), che mi chiese qual’era l’ultimo film che avevo visto”. A prescindere dalle ragioni che spinsero la commissione a non accettarlo, Marinelli non ha gettato la spugna e ha saputo trasformare ogni rifiuto in nuove opportunità. In seguito all’esperienza con Costanzo infatti, l’attore romano ha avuto nuovamente occasione per mettersi in luce grazie a Paolo Virzì che lo ha diretto nel 2012 in Tutti i santi giorni”.

Luca Marinelli nei panni di Guido per Paolo Virzì in "Tutti i santi giorni"

Luca Marinelli nei panni di Guido per Paolo Virzì in “Tutti i santi giorni”

Probabilmente proprio il riservato Guido fino ad ora, risulta essere il personaggio che più si accosta nella realtà a questo ragazzo brillante ed introverso, magnetico e allo stesso tempo impacciato. Passando poi brevemente per Andrea ne “La Grande Bellezza” di Sorrentino si arriva finalmente a Fabio, alias lo Zingaro e a Cesare, ovvero i due ruoli che più di tutti hanno segnato l’astro nascente di Marinelli. Curioso che proprio tali personaggi, siano tanto distanti dal vero Luca o almeno da quello emerge dalle interviste, televisive e non. Molto defilato anche sui social, non parla spesso della sua vita privata e appare, quasi in ogni occasione, pacato e riflessivo contrariamente ai due outsider sopracitati. Lo Zingaro e Cesare, grazie ad alcune peculiarità e sfaccettature comuni, rappresentano come due volti della medesima medaglia. Ad unirli c’è infatti l’ostilità di una vita e di un’infanzia caratterizzate dalle difficoltà della periferia romana e, quella voglia di farcela mediante scorciatoie in modo di arrivare non si sa dove (perché un limite o una meta non c’è mai), sfruttando sempre l’istinto e l’impulsività al posto della testa. A meno che ovviamente, quest’ultima non occorra per colpire qualcuno che si interpone da tra loro e i rispettivi obiettivi.

Osservando bene tuttavia entrambi i personaggi, si notato le grandi fragilità celate dietro quella pazzia esplosiva e ammaliante: il carisma di ambedue nasconde il desiderio di rivalsa contro tutto e tutti ed in particolar modo, contro una vita che di chance ne ha date poche e tolte anche di più. L’aspetto umano e per certi versi androgino dei personaggi interpretati ne “Lo chiamavano Jeeg Robot” e “Non essere cattivo”, è così ben reso sullo schermo proprio dal volto di Luca Marinelli, tanto enigmatico quanto comunicativo. “L’occhio da pazzo naturale”, così definito scherzosamente da Alessandro Borghi (compagno di set in Non essere Cattivo), è il punto forte di questo attore che spicca grazie ai contrasti. La capacità di essere delicato e forte allo stesso tempo e di catalizzare l’attenzione del pubblico, può essere attribuita proprio allo sguardo profondo di Marinelli che a tempo debito, sa essere vacuo e/o penetrante, a seconda della scena.

La straordinaria performance di Luca Marinelli alias lo Zingaro di "Lo chiamavano Jeeg Robot", premiata alla 60a edizione dei David di Donatello

La straordinaria performance di Luca Marinelli alias lo Zingaro di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, premiata alla 60a edizione dei David di Donatello

Del resto, un attore capace di risultare credibile e niente affatto ridicolo durante l’esibizione della cover di “Un’emozione da poco” di Anna Oxa, interpretata a petto nudo, indossando scarpe improbabili, pantaloni attillati e soprattutto una giacca di paillettes rossa, è senza dubbio dotato di un talento naturale per fare tale mestiere. La sua armoniosa complessità gli è inevitabilmente valsa anche dei prestigiosi riconoscimenti quali il Premio Pasinetti, ricevuto all’ultima Mostra del cinema di Venezia per il ruolo di Cesare inNon essere cattivo” e l’ambito David di Donatello, vinto lo scorso 18 aprile grazie al suo ruolo da eccezionale antagonista di Claudio Santamaria in “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. Per Marinelli, questa era in realtà la terza candidatura: la prima l’ha ricevuta per la sua interpretazione da protagonista in “Tutti i santi giorni” mentre la seconda, coincide proprio con quella che l’ha visto vittorioso dato che concorreva alla 60a edizione dei David, anche per il premio in qualità di miglior attore protagonista per “Non essere cattivo”, straordinaria opera postuma di Claudio Caligari; ad avere la meglio nella categoria è stato tuttavia il compagno d’avventura Santamaria, altrettanto magistrale dietro le direttive di Gabriele Mainetti, altro giovane “responsabile” della rivincita del cinema italiano.

Luca Marinelli nelle vesti di Cesare per l'ultima opera del regista Caligari.

Luca Marinelli nelle vesti di Cesare per l’ultima opera postuma del regista Claudio Caligari

Considerando le altre notevoli pellicole in lizza come ad esempio “Perfetti sconosciuti”, “Gli ultimi saranno gli ultimi” ed “Io e Lei”, si può comunque affermare che l’hanno spuntata i coraggiosi, gli innovativi e gli affamati. Non di successo, ma di arte: la rottura degli schemi tradizionali e dei vincoli old school segnata dal film di Mainetti, è stata possibile grazie ad un mix incredibile di paradossi che contro ogni previsione e aspettativa, hanno funzionato così da bene da trasformarsi in un vero e proprio successo. Se Marinelli non avesse conferito quella naturale vena di follia al personaggio dello Zingaro, molto probabilmente gli spettatori non lo avrebbero apprezzato tanto da favorirlo -quasi- al super disadattato protagonista. Sebbene l’attore romano poco più che trentenne, rimanga saldamente con i piedi a terra, mostrandosi quasi imbarazzato dinnanzi ai numerosi riconoscimenti e attribuisca tanto clamore ai due ruoli forti interpretati a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, agli occhi grati degli amanti del cinema, appare come l’incarnazione di una rivalsa attesa da tanto, troppo tempo. La rivincita italiana in uno dei campi maggiormente sfruttati con abilità e maestria in passato, ha adesso finalmente un volto, un nome e un cognome: quelli di Luca Marinelli.

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About Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990. Giornalista pubblicista laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice Yepper Magazine per il quale curo le rubriche #Cuoregiallorosso e #Cinemania. SocialMente attiva, amo il calcio, leggere, viaggiare e immortalare attimi.
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