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Cyber: ancora troppo pochi gli esperti del settore. La domanda supera l’offerta

Milano. Sono circa 6 mila i professionisti della cyber security che, operano in Italia.

Sono ancora troppo pochi gli esperti di lotta ai cyber attack.

Si tratta di un numero considerato dagli esperti ancora troppo basso, soprattutto considerando il fatto che il nostro Paese è al terzo posto tra i Paesi del mondo più colpiti da ransomware,
la tipologia di attacco informatico per cui viene richiesto di pagare un riscatto in cambio dei dati sottratti.

In verità, per rispondere a tutte le richieste del mercato servirebbero 100. mila persone da impiegare nel settore. .

Per i liceali che decidono di abbracciare questa strada, diverse sono le strade universitarie da percorrere.

Si parte dai corsi  di laurea in Ingegneria (con specializzazione in cybersecurity) o in informatica (con focus sulla sicurezza), master in Risk Management. Ci sono poi i dottorati di ricerca.

Tra le varie professioni che si può abbracciare una volta laureati, vi è quella dell’hacker etico, come quelli di WhiteJar  https://whitejar.io/it/, https://whitejar.io/utm_source=pr&utm_medium=news&utm_campaign=june_cyberchallenge)  la prima community in Italia di hacker etici certificati.

Gli hacker etici sono professionisti informatici che mettono a disposizione le proprie   competenze per individuare falle e vulnerabilità all’interno di aziende o realtà informatiche ed evitare così che i cracker (hacker malevoli e criminali) ne approfittino.

Proprio dal bisogno di trovare nuovi profili nell’ambito della sicurezza informatica (tra cui gli hacker etici), sono nate competizioni come la Cyberchallenge, il primo programma di addestramento in cybersecurity per studenti universitari e delle scuole superiori.

Aumentano gli attacchi cyber ma manca chi potrebbe contrastarli

Dalla sicurezza informatica all’hacking etico: una delle possibili strade da percorrere

 Tra le varie professioni che si può abbracciare una volta laureati, vi è quella dell’hacker etico.

Si tratta di professionisti informatici che mettono a disposizione le proprie competenze per individuare falle e vulnerabilità all’interno di aziende o realtà informatiche ed evitare così che i cracker (hacker malevoli e criminali) ne approfittino.

Gli hacker etici, ad esempio quelli della community di WhiteJar, che ne conta ormai diverse centinaia, sono figure reclutate in base ad elevati standard di competenza tecnica e reputazione, e lavorano secondo una modalità collaborativa, basata sulla condivisione dell’intelligenza e della competenza diffusa secondo l’approccio etico che caratterizza questo tipo di hackeraggio.

Quali sono i vantaggi di lavorare per realtà di hacking etico?

 Oltre a mettere in campo le proprie competenze informatiche per una giusta causa, tra i vantaggi del lavorare in realtà come WhiteJar vi è il fatto che il sistema remunerativo è altamente premiante, anche per stimolare una sana competizione: per ogni campagna lanciata da un’azienda viene, infatti, pagato solo il professionista che identifica la vulnerabilità, ne dà evidenza sulla piattaforma e suggerisce la relativa soluzione.

Il guadagno varia a seconda della tipologia di vulnerabilità ed è definito a priori dal cliente per ciascuna campagna, con un range che dipende da quanto un’azienda è disposta a spendere per evitare danni materiali e di reputazione derivanti da un potenziale attacco hacker.

“Sulle professioni relative alla sicurezza informatica vi è ancora poca cognizione  – spiega Aldo del Bo’, Head of Cybersecurity di WhiteJar (https://whitejar.io/it/), la prima community in Italia di hacker etici certificati – e nonostante siano tantissimi i giovani informatici italiani con un talento non da poco per questa materia, come dimostrano le competizioni come la Cyberchallenge, i corsi di laurea coltivano ancora pochi talenti, un numero troppo lontano rispetto a quello che alle aziende italiane servirebbe davvero”.

“Questo vuol dire che vengono premiati anche ragazzi giovani, ciò che conta veramente sono le capacità e il riuscire a trovare le giuste soluzioni; il nostro sistema è altamente premiante” prosegue ldel Bo’.

Per trovare gli hacker etici di domani sono fondamentali competizioni come la Cyberchallenge

Proprio dal bisogno di trovare nuovi profili come Cyber Security Specialist, Penetration Tester, Chief Information Security Officer ma anche molti altri, sono nate competizioni come la Cyberchallenge, il primo programma di addestramento in cybersecurity per studenti universitari e delle scuole superiori di cui WhiteJar è sponsor.

Per il contrasto ai cyber attacchi servono più hacker etici

Competizioni come questa sono fondamentali, e non solo per sensibilizzare le giovani menti su una carriera nell’ambito della sicurezza informatica, ma anche per trovare nuovi profili per tutte quelle aziende come la nostra che operano in questo settore.

WhiteJar è alla ricerca di nuovi profili per diversificare le competenze e gli approcci e proprio per questo iniziative come la Cyberchallenge, conclude del Bo’, “hanno un grande valore, non solo per noi che reclutiamo e aiutiamo a formare nuovi ragazzi ma anche per i giovani stessi che incontrano direttamente aziende che hanno bisogno di figure come la loro”.

 WhiteJar powered by UNGUESS

WhiteJar (https://whitejar.io/) è il primo servizio di Bug Security Bounty “made in the Crowd’” in Italia.

Si tratta dell’unica community di ethical hacker certificati CEH, GXPN, OSCP, GWAPT, GMOB di cui si conoscono l’identità e la storia e che mettono al servizio di aziende ed enti pubblici il proprio sapere per prevenire attacchi malevoli, identificare vulnerabilità e suggerire strategie di remediation.

Tutto questo avviene attraverso una Crowdsourced Security Platform (CSSP) di WhiteJar in cui i committenti e gli ethical hacker possono interagire in tempo reale.

Gli ethical hacker sono supervisionati da una figura senior che applica un sistema interno di validazione delle vulnerabilità identificate. WhiteJar powered by UNGUESS è socio Clusit e Assintel.

È inoltre partner dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano e sponsor della sesta edizione di Cyberchallange.it, il programma di formazione organizzato dal CINI per i giovani che vogliono lavorare nella cybersecurity.

WhiteJar è un servizio della PMI innovativa UNGUESS (http://www.unguess.io/) che, grazie alla sua community globale, opera nelle aree di Software Quality, User Experience, Customer Experience, Market Research e Cybersecurity per supportare le aziende a portare la conoscenza collettiva nei processi decisionali in modo più facile e veloce.

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