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Dietro il buco della serratura. Risate anni 70 e non solo…

Conosciamo tutti nonno Libero. Ma certo, proprio lui, il morigerato, calmo e pacato nonno che ha tanto da insegnare a figli e nipoti d’italia, non solo a Lele Martini e famiglia. Insospettabile nonno d’Italia quasi esemplare. Tutti lo vorrebbero come nonno proprio per quell’approccio sempre dolce e anche un po’ apprensivo ma che non guasta mai. Ma chi lo vorrebbe come onorevole, insegnante o preside? Sicuramente tanti. Tranne la sua vittima preferita, Alvaro Vitali, sempre pronto nelle vesti di suo assistente o sottoposto e costretto a prendere ceffoni ogni qual volta qualcosa non torni a Lino…
Sicuramente a tutti sarà venuto il flash. Di cosa sto parlando? Di un revival, un genere che secondo me è immortale, film che non ci si scoccia mai di vedere. È la commedia sexy degli anni 70, anche meglio conosciuta come “commedia del buco della serratura” (per chi non lo sapesse, erano chiamate così per via del fatto che il 90% delle scene di nudo femminile erano girate nel bagno o sotto la doccia e gli uomini riuscivano sempre a guardare queste donne attraverso, appunto, un buco della serratura o di sguincio dietro l’architrave della porta – e meno male che quelle donne non chiudevano mai la tenda o il box, NDR), tanto denigrata e bistrattata fino a fine anni 90 tanto da essere relegata per lo più in terza serata o sulle reti televisive regionali, quasi fosse un qualcosa della quale vergognarsi, un neo dell’intera filmografia italiana.
Qualcuno aveva a gran voce urlato allo scandalo, paragonando quasi questi “filmetti di second’ordine” a un gretto porno-soft con uso sconsiderato della figura femminile, visto e considerato che si trattava di ragazze sempre pronte a spogliarsi e infilarsi nel letto del potente di turno. Avanguardismo più che porno soft – ma chiuderei immediatamente la nota satiro-politica – o, ancor meglio spensieratezza ed esasperazione di qualsiasi situazione all’ordine del giorno!
Odio quella categoria di critici che, per fare il proprio mestiere, polemizzano su qualsiasi aspetto, vedendo dappertutto il marcio. Il caso delle commedie by Lino Banfi, Fenech, Vitali, Bombolo, Ciardo (e chi più ne ha, più ne metta) è abbastanza evidente: chi critica questa filmografia ha voglia di gettare benzina sul fuoco, vedendo solo l’aspetto negativo. Scene di nudo, per altro anche molto morigerate, di donne meravigliose e soprattutto reali. Un focus di circa 4 o 5 minuti totali in confronto a un film di un centinaio di minuti, in cui accade di tutto, al limite del verosimile, tra sonori ceffoni, battute e rime come solo Lino Banfi sapeva creare. E chi criticava stava solo a guardare quel minuto e mezzo di coscia esposta di Edwige Fenech? Ma che chézzo… (Scusate, mi sono immedesimato…)
Una cosa che pochi credo sappiano davvero, è che erano produzioni spensierate, a impatto zero e costo ancora meno. Quasi non avevano copione, realizzate in tempi record (generalmente tra inizio e fine delle riprese non passavano più di tre settimane) e avevano sempre trame nuove e imprevedibili. Guadagni minimi, fama improbabile visto che non erano proprio film per tutti (anche vista l’epoca di pubblicazione), ma erano dei film da premio visti i presupposti. Erano veramente un’innovazione e regalavano risate spensierate. Dal mio punto di vista, regalano sketch che fanno ridere sempre allo stesso modo, non stuccano mai.
Sono finiti i bei tempi in cui Gianfranco D’Angelo sgomitava per passare una serata in compagnia della Gloria Guida di turno. Qualcuno ha cercato e cerca tuttora di glissare il successo di cotanta cinematografia. Ma l’impresa, più che ardua, si potrebbe definire impossibile. Ci hanno riprovato persino gli stessi protagonisti dell’epoca (vedansi titoli quali L’allenatore nel pallone 2 e Ecceziunale veramente – Capitolo secondo), creando però una quasi ridondanza di battute già sentite e forzatamente riadattate. Non un fiasco totale, un medio insuccesso, ma è molto improbabile che ritenteranno il colpaccio. O almeno si spera, evitiamo il grottesco al quale ci costringono i vari De Sica e “compagni di cinepanettone”.

Non so se in realtà si tratti di produzioni da premio oscar o da Leone d’oro, ma gli anni 70, per qualsiasi tipo di produzione cinematografica, sono stati molto fecondi per l’Italia. Certo é che film come quelli non sarà mai più possibile produrli o vederli in programmazione nelle sale. C’erano poche certezze, tra le quali quella che ognuno aveva il proprio ruolo. Gli schiaffi c’era chi li dava e chi li prendeva. Era l’unica cosa scontata di quei film. Però quanto ci facevano sganasciare pur nella loro semplicità…

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