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Esercito: Il 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi ricorda l’Operazione Herring

Di Giusy Criscuolo 

Rosignano Marittimo. Non è una location casuale quella scelta dal 185° RRAO per ricordare l’Operazione Herring. La storica impresa dei paracadutisti italiani nella guerra di liberazione. Le condizioni meteo non hanno reso possibile l’aviolancio, ma questo non ha impedito al 185° di emozionare i presenti.

Nella cornice storica dei luoghi dove sorgeva il campo di volo alleato di Rosignano Marittimo, attivo durante la 2° Guerra Mondiale, ha avuto luogo la cerimonia di commemorazione dell’Operazione Herring.

Operatori del RRAO con lo Stendardo Storico dello Squadrone F – Credit RRAO

Il 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi Folgore, ha ricordato l’impresa dei paracadutisti italiani, protagonisti dell’ultimo aviolancio di guerra sul territorio europeo nella 2° Guerra Mondiale. Alla cerimonia svoltasi in località “I due casoni”, assieme a diverse autorità civili e militari ha preso parte alla cerimonia anche il Generale Di Corpo D’Armata Giovanni Fungo (comandante del Comando delle Forze Operative Terrestri dell’Esercito) che ha conferito i brevetti di Acquisitori Obiettivi ai nuovi operatori del 185° RRAO.

Il momento più emozionante si è svolto al termine della cerimonia, dove la vedova del reduce dello Storico Squadrone F, Luigi Andi, con fare commosso e deciso ha donato al Comandante del 185°, il Colonnello Luigi Pulli, il basco appartenuto al marito.

Conferimento del brevetto ai nuovi Acquisitori – Credit RRAO

Un gesto più che significativo, quasi evocativo, come se si volesse rendere ancora più immortale il ricordo di quell’aviolancio. Nelle mani dell’attuale Comandante Pulli e donato a tutto il 185° RRAO, quel basco non smetterà mai di brillare “come Folgore dal cielo”. In quel basco amaranto, il ricordo di un lancio che ha reso onore al comparto Folgore e al nostro Esercito.

Deposizione della corona sul monumento ai caduti dell’Operazione Herring

Mentre una cospicua sezione della Divisione “Folgore” era impiegata in Africa settentrionale con destinazione El Alamein (teatro della famigerata battaglia combattuta in Egitto dal 23 ottobre al 5 novembre del 1942), e altre unità dei nostri valorosi paracadutisti erano impegnate tra Calabria e Sicilia (400 dei quali persero la vita valorosamente sull’altipiano dello Zillastro, ignari della tregua firmata il 3 settembre), il III° battaglione quale nucleo iniziale della nuova Divisione paracadutisti “Nembo” di stanza a Pisa attendeva ordini.

La vedova del reduce Luigi Andi dona il basco del marito al 185° RRAO – Credit RRAO

Subito dopo l’armistizio il comandante del III° battaglione del 185° Reggimento Paracadutisti con circa 100 uomini, scelse di proseguire la guerra a fianco dei tedeschi, mentre il resto del 185° rimase fedele al Governo legittimo, costituendo il nucleo iniziale del 1° Reparto Speciale Autonomo e infine quella di Squadrone da ricognizione “Folgore” (conosciuto come Squadrone “F”) comandato dall’allora Capitano Carlo Francesco Gay.

Lo Squadrone “F”, noto anche come F Recce Squadron, combatté per la liberazione dell’Italia in diverse località che vanno dai monti abruzzesi fino a l’Aquila durante il 13 giugno del 1944, partecipando conseguentemente alla liberazione di Firenze l’11 agosto del 1944. Qui gli uomini dello Squadrone “F” condussero attività di ricognizione e sabotaggio contro i tedeschi, sfruttando il vantaggio di conoscere bene il territorio della città che li aveva ospitati nel 1942.

Foto storica del Campo di Aviazione a Vada – Credit RRAO

L’attività dello Squadrone “F” si concluse eroicamente con l’Operazione “Herring”. Un’Operazione che sarebbe dovuta durare 36 ore, ma che per la difficoltà del target si prolungò per 72, rivelandosi un successo tutto italiano.

L’aviolancio che avvenne in Pianura Padana, si svolse congiuntamente ad altri paracadutisti della Centuria “Nembo”. Compatti come gli antichi romani e come Folgore da cielo, provocarono il ritiro delle truppe tedesche oltre ad impedire loro la riorganizzazione di nuove linee difensive. Obiettivo espugnare la Linea Gotica dalle truppe germaniche, costruita sull’appenino tosco-emiliano e concernente una strutturata fortificazione difensiva operata dall’esercito tedesco durante le fasi finali della 2° Guerra Mondiale.

I nostri militari, forti della loro preparazione e convinti di portare a casa il risultato, si imbarcarono in questo aviosbarco di incursione, fondato soprattutto sulla sorpresa e la velocità d’azione fulminea come il guizzo di un’aringa. Da qui il nome Herring, che ricorda un tipico pesce dell’atlantico, sfuggente per spostamenti scattanti ed imprevedibili.

Paracadutisti italiani salgono a bordo di un C-47 all’aeroporto di Rosignano(20 aprile1945) – Credit RRAO

Tra le 20.45 e le 21.15, del 20 aprile 1945, con aerei americani modello C-47 Dakota, decollarono dal campo di aviazione di Vada (esattamente in località “I due Casoni” dove si è tenuta la cerimonia) anche i nostri 226 paracadutisti, 117 appartenenti al F Recce Squadron, sotto le dipendenze del XIII Corpo D’Armata britannico e con al comando il Capitano Carlo Francesco Gay, e altri 109 paracadutisti della Centuria Nembo, alle dipendenze del Gruppo da Combattimento Folgore e al comando del Tenente Guerrino Ceiner. Le forze in ripiegamento tedesche erano più di 30 mila.

L’operazione fu un successo. Il lancio dello Squadrone F avvenne nel silenzio della notte, tra le provincie di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova.  L’effetto sorpresa e la dispersione dei nostri uomini su un’area così vasta, fece sì che i circa 7 mila soldati tedeschi con i loro 200 veicoli, si sentissero accerchiati da migliaia di paracadutisti, subendo forti perdite.

Paracadutisti italiani verso la zona di lancio dell’operazione Herring – Credit RRAO

L’operazione durò 3 interminabili giorni, in cui i nostri paracadutisti non mollarono di un passo, nonostante la fatica. Poco più di 4 mila soldati tedeschi ripiegarono, 2083 si arresero e furono fatti prigionieri e 481 morirono durante i combattimenti. Furono conquistati 3 ponti, venne distrutta una polveriera e 44 veicoli, 77 linee telefoniche furono tagliate e le comunicazioni interrotte. Per contro il nostro Esercito perse 12 paracadutisti dello Squadrone F insieme a 19 paracadutisti della Centuria “Nembo”, portando a casa molti feriti e una “folgorante” vittoria.

Questa è l’Operazione Herring e quelli i nostri valorosi paracadutisti, ed è per questo motivo che il 185° RRAO, la ricorda con merito ed onore da 76 anni.

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