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Guardia di Finanza: contraffazione del “lusso” in Versilia. Sequestrati 13 mila prodotti con i marchi delle più famose Maison della moda internazionale. Nove denunciati

Di Massimo Giardinieri

Lucca. Il sequestro di per sé parrebbe uno dei tanti operati dalla Guardia di Finanza in tutto il territorio nazionale, ma a rendere particolare quest’ultimo (effettuato dai finanzieri del Comando Provinciale di Lucca – Gruppo Viareggio) è il “pregio” dei prodotti-fake rinvenuti, poiché recano tutti i marchi delle più note maison della moda internazionale per un quantitativo di 13.000 pezzi ed un valore di mercato si aggira sul milione di euro.

L’operazione della GDF di Lucca

L’operazione delle Fiamme Gialle lucchesi si è sviluppata all’interno di un’attività coordinata volta alla tutela economico-finanziaria del distretto turistico della Versilia e che, con il sopraggiungere della stagione estiva, ha posto sotto l’attenzione dei militari i punti della zona considerati più “sensibili” alla rivendita di capi d’abbigliamento ed altri accessori contraffatti.

L’obiettivo primario delle fiamme gialle è stato quello di risalire alla catena logistica delle illecite filiere di produzione di tali prodotti, avviando al riguardo una specifica attività investigativa – coordinata dalla locale Procura della Repubblica – che gli ha infatti permesso di risalire ad una cospicua rete di “fornitori” (tutti italiani) anche se ubicati fuori Toscana.

L’operazione in parola si peraltro è articolata su tre fasi, la prima delle quali condotta all’interno di una boutique di Forte dei Marmi (Lucca) dove i finanzieri hanno rinvenuto e sequestrato articoli di lusso su cui erano stati riprodotti marchi molto famosi come Chanel, Louis Vuitton, Fendi, Christian Dior, Gucci, Tiffany & Co., Rolex, Bulgari, Prada, Yves Saint Laurent ecc.

Gli approfondimenti investigativi susseguiti a quel primo sequestro hanno permesso alle fiamme gialle di scoprire quale fosse il canale da cui provenivano quei prodotti, ed era tra Liguria, Veneto, Marche ed Umbria che venivano così individuati i relativi luoghi di produzione e stoccaggio, ciò grazie alle perquisizioni operate all’interno di sei abitazioni e di sei opifici siti tra le province di Genova, Vicenza, Macerata e Perugia.

In un secondo step, i finanzieri hanno invece posto sotto sequestro, in un mercato rionale fortemarmino, circa 1.500 capi di abbigliamento (anche questi di un certo “pregio”) su cui era stato applicato il noto marchio Emporio Armani, mentre la terza tranche dell’operazione è stata condotta all’interno di uno stabilimento balneare di Viareggio nel quale era presente una normale cabina che era però stata adattata a deposito di prodotti di pelletteria, anche questi “griffati” dai più noti nomi del settore oltre che corredati dei relativi cartellini, dustbag, QR e codici anticontraffazione.

L’attività, oltre al sequestro dei prodotti in questione, di un’autovettura nonché di numerosi macchinari impiegati per la loro fabbricazione, si concludeva con la denuncia di 9 soggetti (tutti titolari delle ditte coinvolte nell’inchiesta) i quali sono ora accusati a vario titolo dei reati di produzione, commercializzazione e detenzione di prodotti recanti marchi industriali contraffatti oltre che per ricettazione, anche se va comunque precisato come gli elementi probatori sin qui descritti siano stati acquisiti nell’ambito delle indagini preliminari e che dunque, in attesa di giudizio definitivo, vale la presunzione di non colpevolezza degli indagati.

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