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Libano: il Paese è in ginocchio a causa della crisi socio-economica. Prezzi alle stelle. L’Iran offre il suo petrolio

BEIRUT (nostro servizio particolare). Ormai il Libano è in piena crisi economica.

Ed è il caso di dire che non salva nessuno. Le banche sono nell’occhio del ciclone, con attacchi da parte dei correntisti che rivogliono indietro i propri risparmi.

La situazione politica è allo sbando.

Il Comandante dell’Esercito libanese, Generale Joseph Aoun, sembra essere il favorito per le prossime elezioni presidenziali.

Ma cosa accadrà per le stesse Forze Armate (LAF) che patiscono anche loro la carenza di carburante? Come possono gestire la sicurezza del Paese a mezzo servizio? Visto che il Governo ha autorizzato i militari a trovarsi un secondo lavoro.

Il Generale Joseph Aoun

Intanto, si registrano blocchi stradali, sit-in e manifestazioni. Nei giorni scorsi al Nord e in particolare a  Tripoli si sono registrati vari eventi.

I manifestanti hanno bloccato la circolazione a Beddawi, a Nord di Beirut, e nella remota area nord-orientale di Wadi Khaled, vicino al confine siriano.

La scorsa settimana, sette diverse banche hanno registrato un “assalto” da parte dei depositanti che, come la maggior parte delle persone nel Paese, non hanno avuto accesso ai propri conti in valuta estera a causa del default finanziario.

L’Associazione delle banche in Libano (ABL) ha confermato la chiusura di tutte le filiali bancarie nel Paese. Misure che ha definito necessarie per rispondere con misure di sicurezza aggiuntive.

La sterlina libanese ha perso oltre il 95% del suo valore in meno di tre anni.

Nel 2019 un dollaro, a cambio fisso, valeva 1.500 lire libanesi, oggi un dollaro vale quasi 40 mila lire libanesi.

Gli importatori di benzina pagano in dollari, mentre la vendono ai consumatori in sterline libanesi.

Secondo le Nazioni Unite, oltre l’80% della popolazione libanese vive oggi in povertà. La valuta locale ha perso quasi il 95% del suo valore in meno di tre anni.

L’INTERVENTO DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Lunedì scorso, è arrivata a Beirut una delegazione del Fondo monetario internazionale (FMI).

La sede del Fondo Monetario Internazionale

Un accordo preliminare, secondo fonti di stampa, è stato raggiunto nei mesi scorsi tra il FMI e il Governo.

Tuttavia, per la sua attuazione e per l’avvio di aiuti economici da parte del FMI, l’attuale classe politica libanese, considerata responsabile della crisi, è stata chiamata a modificare la struttura della propria infrastruttura bancaria e amministrativa.

Il tempo stringe. In un mese circa, come ha detto il ministro dell’Economia libanese, Amin Salam parlando all’Associated Press dopo l’incontro con la delegazione del FMI, si deve chiudere l’intesa.

Il ministro dell’Economia libanese, Amin Salam

Sul tavolo della trattativa riforme che prevedono la ristrutturazione del sistema bancario e finanziario, le leggi sul segreto bancario, l’attuazione di riforme fiscali, la proposta ristrutturazione del debito pubblico estero e l’attuazione di forti misure anti-corruzione e di antiriciclaggio.

I colloqui tra il Governo libanese e l’FMI sono iniziati nel maggio di due anni fa e hanno raggiunto un primo accordo all’inizio dell’aprile scorso.

“Il FMI è ancora molto impegnato ad aiutare il Governo libanese a portare avanti il ​​programma delle azioni precedenti – ha spiegato Salam – Da quando è stato raggiunto l’accordo di aprile il Libano ha tenuto elezioni parlamentari mentre sono in corso i lavori per formare un nuovo Gabinetto e il mandato del Presidente Michel Aoun scade il 31 ottobre”.

Nel 2019 si registrarono forti proteste contro la classe politica che guida il Paese dalla fine della guerra civile del 1975-199. Ma poco è stato fatto per aiutare il Libano a uscire dalla peggiore crisi economica della sua storia moderna.

La classe politica, accusata di decenni di corruzione e di cattiva gestione che hanno portato alla crisi, ha resistito alle riforme richieste dalla comunità internazionale.

Il PIL libanese è fortemente diminuito negli ultimi anni passando da circa 55 miliardi di dollari nel 2018 a 20,5 miliardi di dollari nel 2021.

In 3 anni, decine di migliaia di persone hanno perso il lavoro a causa anche della gestione della pandemia per il COVID-19.

Non dimenticando la fortissima esplosione al porto di Beirut nell’agosto 2020  che uccise oltre 200, ne ferì migliaia e causò danni per miliardi di dollari.

IL RUOLO DELL’IRAN

In questa situazione è sempre presente l’occhio attento dell’Iran.

Il Paese degli Āyatollāh ha ribadito la sua offerta di inviare 600 mila tonnellate di carburante in Libano nel corso di cinque mesi per aiutare il Paese a far fronte alla sua carenza di energia.

Petrolio iraniano per il Libano

Secondo la stazione televisiva libanese “Al-Manar”, in mano ad Hezbollah, ieri, funzionari iraniani hanno detto ad una delegazione tecnica libanese in visita che Teheran è pronta per iniziare le spedizioni.

Lunedì scorso, l’Ambasciata iraniana a Beirut ha detto che le petroliere potrebbero essere in Libano entro due settimane.

Ma è arrivata una mezza smentita. Secondo un portavoce del Ministero dell’Energia libanese questo accordo sull’importazione di carburante non era stato raggiunto. Salvo poi auspicarlo: “Qualsiasi regalo da qualsiasi luogo è il benvenuto”.

Se l’accordo andasse a buon fine, sarebbe la prima fornitura di carburante dell’Iran direttamente al Paese dei Cedri.

La Repubblica islamica in precedenza aveva inviato alcuni carichi di carburante al suo alleato Hezbollah.

All’inizio di questo mese, due fonti del governo libanese avevano affermato che Beirut stava per inviare una delegazione in Iran per colloqui sull’acquisizione di “carburante gratuito” dopo che l’Ambasciatore iraniano Mojtaba Amani aveva proposto un “regalo” iraniano di carburante.

A ben leggere queste dichiarazioni appare chiaro che si tratta di pura propaganda di Teheran per sostenere i suoi amici di Hezbollah.

Già un anno fa Hezbollah fece la stessa propaganda, salvo poi che si scoprì che il carburante era stato sottratto al Libano non appena scaricato e portato in Siria,. Da qui, qualche settimana dopo, a quanto una fonte di Report Difesa evidenzia lo stesso carburante fu riportato in Libano, con autocisterne, e rivenduto sul mercato nero.

La stessa fonte riferisce che una medesima situazione si sta registrando con l’arrivo dei medicinali.Che vengono rivenduti al mercato nero a prezzi altissimi.

Il Libano ha lottato con le interruzioni per decenni.

Il suo tracollo economico dal 2019 ha prosciugato le riserve statali e rallentato le importazioni di carburante per gli impianti governativi, lasciando la maggior parte del Paese con solo una o due ore di elettricità fornita, ogni giorno. dallo Stato.

Eppure ci sono giacimenti di gas naturale nel Mar Mediterraneo che però per una disputa sui confini con Israele è stato, finora, impedito che si procedesse alla sua estrazione.

IL COSTO DELL’ACQUA

L’acqua in bottiglia è considerata un bene essenziale in Libano. Non c’è alternativa all’acqua potabile.

Secondo un rapporto dell’UNICEF , a causa delle frequenti interruzioni di corrente, le forniture d’acqua pro capite sono diminuite drasticamente dall’inizio della crisi, al di sotto dei 35 litri al giorno considerati la quantità minima accettabile.

Molte famiglie libanesi sono state costrette a fare affidamento su società private e autocisterne per l’accesso all’acqua corrente.

Lo stesso vale per l’elettricità. Per le interruzioni di corrente nella rete pubblica, gli abitanti devono fare affidamento su costosi generatori privati ​​per fornire almeno 12 ore di elettricità al giorno alle loro case.

Oltre all’instabilità finanziaria che scuote il Paese, le istituzioni pubbliche libanesi non hanno la liquidità per importare carburante, da cui dipende quasi tutta la produzione di elettricità del Paese, e che acquistano in dollari.

Ciò ha portato il fornitore di servizi pubblici statale Électricité Du Liban, che controlla il 90% della produzione, trasmissione e distribuzione di elettricità del Paese, a ridurre la fornitura di elettricità a tre ore al giorno.

E questo interessa direttamente l’approvvigionamento di acqua potabile.

L’elettricità è necessaria per pompare l’acqua e far funzionare gli impianti di trattamento delle acque.

Mentre la mancanza di carburante è uno dei principali fattori che accelerano la crisi dell’acqua potabile,

Eppure il Libano ha abbondanti risorse idriche. Ha montagne innevate che alimentano 16 fiumi perenni – che scorrono ininterrotti tutto l’anno – con una portata annuale combinata compresa tra 2.151 e 3.900 milioni di metri cubi.

 

Il libano è un Paese ricco di acqua

Ma nonostante queste risorse naturali, anni di amministrazioni disfunzionali e politiche povere sull’uso e il mantenimento delle riserve idriche avevano reso il Paese,

Nel 2019 la terza Nazione più minacciata al mondo dalla scarsità di acqua potabile, secondo il World Resources Institute (WRI), una ONG con sede a Washington.

Uno studio del 2016 della Blominvest Bank mostra che il business dell’acqua in bottiglia in Libano è un mercato in crescita da anni.

Le sole aziende di imbottigliamento autorizzate producono, ogni anno, tra i 700 e gli 800 milioni di litri d’acqua.

Contando le società illegali la cifra aumenta. Il profitto annuale di questa attività è di circa 300 milioni di dollari ed è sempre più in crescita.

L’inflazione vertiginosa ha fatto aumentare drasticamente il prezzo dell’acqua in bottiglia, con i consumatori che pagano da tre a cinque volte di più rispetto a un anno fa.

Secondo i calcoli dell’UNICEF, una famiglia di cinque persone che beve circa due litri di acqua in bottiglia a persona al giorno dovrebbe spendere 6,5 milioni di lire libanesi (4.300 dollari) all’anno.

In altre parole, dato che lo stipendio medio libanese ora va da 900 mila ad un milione di lire libanesi (circa 60 dollari americani), una famiglia in questa situazione dovrebbe spendere poco più della metà del proprio stipendio per l’acqua potabile.

Di conseguenza, molte famiglie che non possono più permettersi di pagare quasi 5 dollari americani per un contenitore d’acqua da 12 litri da aziende autorizzate ora acquistano l’acqua in bottiglia da venditori senza licenza per 1 o 2 dollari americani, anche quando ciò significa mettere la salute dei loro cari a rischio.

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Written by Report Difesa

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