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‘Ndrangheta, Operazione dei Carabinieri nel Veneto. Sette i provvedimenti di custodia cautelare

Venezia. I Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) con il supporto dei Comandi Provinciali di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Ancona, Genova e Crotone e l’impiego dei Nuclei Elicotteri di Bolzano e Belluno e delle Unità Cinofili di Padova, hanno eseguito, oggi, 20 perquisizioni e 7 provvedimenti cautelari (5 in carcere e 2 ai domiciliari) a carico di 15 persone.

Operazione antimafia dei Carabinieri nel Veneto

Tutte sono indagate, a vario titolo, per i reati di estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a Pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale, aggravati dall’essere in alcuni casi stati commessi avvalendosi delle “modalità mafiose”.

L’operazione dell’Arma denominata “Terry” ha consentito di accertare, per la prima volta da un punto di vista giudiziario, la presenza in Veneto di un gruppo criminale di origine calabrese, legato da vincoli familiari, radicatosi nella regione e considerato responsabile di gravi reati, commessi con le modalità tipicamente mafiose.

Ed ha consentito di constatare, come hanno sostenuto gli inquirenti, che imprenditori e comuni cittadini, pienamente consapevoli dello “spessore criminale” di Domenico Multari che se ne vantava pubblicamente per ottenere, come è emerso dalle indagini, il completo assoggettamento psicologico dei suoi interlocutori. I quali si rivolgevano a lui per risolvere ogni tipo di problematica economica e privata, preferendolo agli apparati statali.

Le indagini sono state avviate con la Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Venezia e condotte dal ROS.

Si sono subito indirizzate nei confronti dei componenti della famiglia cutrese dei Multari, legata alla cosca di Grande Aracri Nicolino e composta dai fratelli Domenico, Carmine e Fortunato, nonché da Antonio e Alberto, figli di Domenico, da anni responsabile di gravi condotte illecite commesse, con la complicità di soggetti residenti nelle province di Crotone e Venezia, con l’aggravante del “metodo mafioso”.

L’inchiesta ha scoperto numerose condotte illecite tra le quali, oltre alle estorsioni in danno di alcuni imprenditori veneti, l’incendio di uno yacht commesso nel 2015 mentre si trovava ormeggiato nel porto di Alghero (Sassari).

Il natante, oggetto di contenzioso con l’acquirente a causa di gravi vizi strutturali accertati da quest’ultimo, doveva essere distrutto per non consentire l’esecuzione delle perizie. Dopo un tentativo che aveva solo parzialmente incendiato l’imbarcazione, l’intervento dei Carabinieri del ROS aveva impedito la reiterazione del reato.

Benché Domenico Multari, hanno evidenziato i Carabinieri, avesse subito la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni, era riuscito ad impedire il perfezionamento della procedura di vendita all’asta degli immobili sequestrati attraverso contratti simulati di vendita a prestanomi e con minacce e violenze in danno di pubblici ufficiali. I quali, in più occasioni, si recavano presso le sue abitazioni sulle quali era stata stabilita la vendita all’asta da parte del Tribunale Civile di Verona, nel tentativo di far desistere eventuali parti interessate all’acquisto degli immobili dopo averli visionati, con la conseguenza che le aste andavano deserte e gli immobili acquistati a prezzi estremamente vantaggiosi da prestanome dei Multari.

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