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Tensioni NATO-Russia: le truppe USA in Europa tornano a quota centomila e il governo polacco porta le proprie spese militari al 3% del pil

Di Fabrizio Scarinci

Bruxelles. Da qualche giorno a questa parte, prendendo in considerazione sia le forze presenti in modo permanente che quelle rischierate (almeno per ora) solo in via temporanea, il numero di militari statunitensi complessivamente dislocati nel “vecchio continente” è tornato, per la prima volta dal lontano 2005, a toccare quota centomila unità.

Al momento la maggior parte di essi si troverebbe in Europa occidentale (dove le sole Germania, Italia, Spagna e Regno Unito ne ospiterebbero insieme circa 63.000), ma i recenti fatti occorsi in Ucraina, che costituiscono il motivo principale di questo aumento, hanno comunque spinto Washington ad incrementare il suo contributo diretto anche per ciò che concerne la difesa dei confini orientali dell’Alleanza Atlantica, dove il Pentagono starebbe dislocando un crescente numero di uomini e mezzi da combattimento.

Immagine del Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa statunitense

Tra questi vi sono circa 800 soldati di fanteria e 8 caccia F 35A in fase di trasferimento nei Paesi Baltici, che opereranno per alcuni mesi insieme ai diversi altri assetti aerei e terrestri dell’Alleanza già schierati a protezione delle tre repubbliche, 2.400 uomini schierati in Romania, anch’essi operanti nell’ambito di un variegato dispositivo NATO (che include, tra l’altro, anche diverse unità aeree e terrestri provenienti da Francia, Italia e Germania), e circa 10.000 uomini rischierati in territorio polacco insieme ad alcuni importanti sistemi difensivi, tra cui due batterie di missili superficie-aria a medio-lungo raggio Patriot PAC-3 progettate al fine di contrastare aerei, missili guidati e vettori balistici a corto e medio raggio.

Al dispositivo americano in Polonia starebbero inoltre per affiancarsi anche alcuni sistemi antiaerei a corto-medio raggio Sky Sabre (basati sui missili CAMM) in arrivo dal Regno Unito e altre 3 batterie di Patriot (due tedesche e una olandese) che Berlino e Amsterdam avrebbero deciso di schierare nel vicino territorio slovacco.

Immagine di un sistema missilistico Patriot PAC 3

Questo consistente arrivo di uomini e mezzi, che si aggiunge ai normali rischieramenti “rotativi” praticati dalla NATO nei Paesi Baltici, nonché all’installazione dei due sistemi antimissile AEGIS Ashore in Polonia e Romania, gode certamente di un entusiastico supporto da parte dei governi locali, che, compatibilmente con le loro non eccezionali risorse economiche e demografiche, risulterebbero particolarmente attivi nel cercare di migliorare le proprie capacità militari, rispettando quasi tutti la famosa promessa di destinare alle forze armate almeno il 2% del proprio prodotto interno lordo e dotandosi di alcuni dei più innovativi sistemi d’arma di fabbricazione occidentale.

Alcuni esempi in tal senso possono essere senza dubbio offerti dalla Slovacchia, che ha recentemente scelto di equipaggiare la propria piccola aeronautica con 14 F 16V Block 70 dotati degli avanzatissimi radar AESA AN/APG-83, dalla Romania, che, oltre ad aver già schierato la prima di ben sette batterie di Patriot PAC-3 (integrata probabilmente anch’essa nel dispositivo di difesa messo in piedi nel corso ultime settimane), starebbe anche pensando di introdurre alcuni F 35, e, ovviamente, dalla Polonia, che, anche in considerazione della sua maggiore consistenza demografica (38 milioni di abitanti circa), risulta essere, tra i Paesi appena menzionati, quello che ha portato avanti i programmi di potenziamento maggiormente ambiziosi.

Nel corso degli ultimi anni, infatti, Varsavia è riuscita sia a sviluppare “in proprio” diversi tipi di mezzi da combattimento, tra cui moderni veicoli terrestri, pezzi d’artiglieria semovente e sistemi missilistici antiaerei ad uso individuale, sia ad ottenere dai propri alleati (soprattutto americani) rilevanti quantitativi di piattaforme e sistemi avanzati, tra cui 32 F 35A, che l’aeronautica del Paese ha deciso di introdurre allo scopo di rimpiazzare gli ormai obsoleti Su-22 e MiG 29 ancora in servizio ed affiancare i 48 F 16C Block 52 Plus acquistati negli anni 2000, 2 batterie di Patriot PAC 3, attese entro la fine di quest’anno come primo step di un più ampio piano di ammodernamento delle difese anti-aeree che dovrebbe includere anche altre sei batterie di tipo più moderno, qualche migliaio di missili anticarro, tra cui gli ormai famosi Javelin e i sofisticatissimi Spike di produzione israeliana, e ben 250 carri armati Abrams, la cui vendita ha ricevuto l’ok da parte statunitense proprio qualche giorno prima dell’attacco russo all’Ucraina.

Un M1 Abrams ripreso durante un’esercitazione. La Polonia ha appena acquistato 250 esemplari di questo noto carro armato statunitense

Più che mai consci dei potenziali effetti destabilizzanti legati al conflitto in corso, durante le ultime settimane tutti i governi dell’Europa orientale appartenenti alla NATO e all’Unione Europea (con la sola parziale eccezione di quello ungherese guidato da Viktor Orban) hanno iniziato a riflettere, verosimilmente di concerto con i loro maggiori alleati occidentali, sull’eventualità di apportare ulteriori “upgrade” alle proprie capacità difensive.

In tale frangente, spinto anche dalla volontà di affermarsi come uno dei principali partner europei degli Stati Uniti, il governo polacco è immediatamente apparso come quello maggiormente deciso a rafforzarsi, annunciando di voler portare le proprie spese per la difesa dal 2 al 3% del pil e di essere intenzionato ad aumentare in modo significativo la consistenza numerica del proprio apparato militare, che da una forza attiva di circa 160.000 uomini passerebbe ad averne una di circa 250.000; cosa che lascerebbe presagire l’acquisizione di armamenti aggiuntivi rispetto a quelli appena menzionati e l’ottenimento, da parte del Paese, di una maggiore capacità di contribuire alla dissuasione di Mosca.

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