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Voto anti Ungheria, la vittoria di Pirro del Parlamento europeo e della sinistra troppo intellettuale

Di Pierpaolo Piras

Bruxelles. Il Parlamento europeo ha avviato, ieri, un procedimento d’accusa nei confronti dell’Ungheria per (ritenuta) violazione dei dettami dello Statuto europeo sullo Stato di Diritto (articolo 7).

La riunione del Parlamento europeo per il voto anti Ungheria

Su proposta di Judith Sargentin (Partito dei Verdi,che sostiene l’immigrazione) Strasburgo ha approvato il testo, su 693 votanti, con 448 voti a favore (Verdi, variegate forze di sinistra ed una parte del Partito Popolare, quest’ultimo profondamente spaccato), 197 contrari (partiti di centro-destra e dissidenti, come Forza Italia, del Partito Popolare Europeo), 48 astenuti.

La legge comunitaria prevede, ora, che si riunisca il Consiglio dei capi di Stato e di Governo della Unione europea per decidere la (eventuale) attivazione (con l’obbligatoria maggioranza dei 4/5) dell’articolo 7 , riconoscendo nel contempo una violazione dell’articolo 2 del medesimo Trattato. A questo seguirebbe un’altra lunghissima procedura al termine della quale il Consiglio “ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura”.

Se, nel frattempo, cambiasse qualcosa, detto Consiglio “può successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione”.

A conclusione di questo complesso e fragile procedimento sarà sufficiente il voto contrario (veto) della Polonia (che l’ha già preannunciato!) anch’essa appartenente al gruppo di Visegrad, o di altro Stato membro, per annullare gli eventuali provvedimenti disciplinari.

Perché allora tanta protervia contro il capo del Governo Viktor Orban, legittimo capo di un Governo liberamente eletto a larga maggioranza dalla popolazione ungherese?

Ha trovato molti consensi una prima risposta del ministro degli Esteri magiaro, Peter Szijarto, che l’ha definita “una piccola vendetta dei politici a favore dell’immigrazione contro l’Ungheria”.

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in Italia vice presidente di Forza Italia, ha detto: “Mi auguro che le istituzioni europee giudichino con altrettanta severità altri Paesi” ed ha aggiunto la significativa affermazione: “la posizione di Forza Italia è chiara, non ci sono i requisiti per avviare la procedura”.

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo

Inoltre, per Tajani “la denuncia di Forza Italia è diversa da quella della Lega. Perché non si fa nulla per la Romania? La posizione dell’Europa deve essere chiara. Non è silenzio, qui si tratta di applicare le stesse regole per tutti”.

Il chiaro riferimento è ai Paesi come Francia, Inghilterra e Spagna che, pur adottando severe e spesso violente, azioni di respingimento di qualsiasi tipologia di migranti, specie se privi di documenti e di certificato penale, non hanno mai “meritato” le stesse attenzioni disciplinari dell’attuale libera Ungheria.

Non sono da meno le considerazioni giuridiche poste alla domanda se sia ancora valido il rispetto verso la sovranità statuale di un popolo-nazione oppure no.

Il Trattato di costituzione dell’ Unione Europea non ne determina in alcun modo la sua subordinazione a Bruxelles o a Strasburgo. L’esultazione esplosa nei banchi della sinistra ed ultra-sinistra europea rischia, a questo punto, di scemare.

La lunga prassi, prevista dalle suddette procedure d’infrazione, supererebbe la data delle prossime elezioni europee (maggio 2019) laddove tutte le più realistiche previsioni vedono le forze politiche del centro moderato e di centro-destra, nettamente in aumento e le sinistre parlamentari in marcato regresso.

A tale riguardo, tra le quinte di Bruxelles è già attiva l’azione del parlamentare europeo, Manfred Weber, tedesco dell’Unione Cristiano Sociale (CSU), capogruppo del Partito Popolare europeo che il 5 settembre scorso ha annunciato la sua intenzione a candidarsi alla presidenza della Unione Europea, con il totale sostegno di Angela Merkel, premier cristiano-democratica della Germania.

Nel frattempo, Viktor Orban farebbe cosa intelligente e politicamente utile: moderare toni politici e le parole pronunciate in troppa libertà.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban leader del gruppo di Visegrad

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