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Carabinieri: operazione contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria

di Lia Pasqulina Stani

Contro i Cacciola e i Bellocco, cosche attive a Rosarno e nella piana di Gioia Tauro, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dall’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, è stata messa a segno nella giornata odierna un’operazione denominata “Ares”, in esecuzione di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 38 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione di armi, danneggiamento e altri reati.

Il provvedimento è frutto di un’attenta ricostruzione  di vicende interne ed esterne alla cosca Cacciola, documentati nel corso del tempo con le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e concretizzati da una complessa attività investigativa, avviata nel settembre 2017 dai militari del Nucleo investigativo del Gruppo carabinieri di Gioia Tauro sotto la direzione della locale Direzione distrettuale antimafia.

La scomparsa di Domenico Cacciola, ha indebolito la cosca già dal nel 2013. Ucciso dai suoi soci per una relazione extraconiugale intrattenuta con una donna riconducibile ai ‘Bellocco’, Francesca Bellocco, vittima di omicidio per mano del figlio Francesco Barone, condannato per tale delitto .

La sete di vendetta non è tardata ad arrivare nei mesi scorsi, da parte di Gregorio Cacciola, figlio di Domenico, che ha tentato di sequestrare, in pieno giorno ed in pieno centro a Rosarno, Salvatore Consiglio, appartenente alla ‘ndrina dei ‘Grasso’, tradizionale cosca satellite dei ‘Cacciola’. Quest’ultimo è riuscito a scampare al suo omicida rispondendo prontamente al fuoco con una pistola illegalmente portata all’interno dell’autovettura.

Tra i due gruppi, è emersa anche una violenta contrapposizione in quanto, entrambi intenzionati ad imporsi sulla scena criminale rosarnese per acquisire il controllo mafioso del territorio con aggressive intimidazioni, danneggiamenti e agguati con armi da fuoco ed esplosivo. Il blitz ha disarticolato due pericolose cosche della ‘ndrangheta di Rosarno, entrambe dedite alle estorsioni e all’importazione di quintali di cocaina purissima dal Sudamerica e di hashish dalla Spagna e dal Marocco, destinate a varie piazze di spaccio in Lombardia, Piemonte e Sicilia

Carabinieri e DDA di Reggio Calabria hanno eseguito circa 38 arresti

Dalla contestualizzazione dell’episodio e dalle attività investigative avviate dal Gruppo di Gioia Tauro sono emerse le dinamiche mafiose interne al gruppo ‘Cacciola’, ormai scisso nelle due cosche dei ‘Cacciola-Grasso’ e dei ‘Cacciola’. Gli investigatori hanno riscontrato dalle indagini che i componenti dei due gruppi in conflitto hanno iniziato a muoversi armati, pronti per sostenere un eventuale conflitto a fuoco, con armi detenute e trasportate attuando diversi escamotage, come quello di occultarle all’interno dei vani di allocazione degli airbag delle autovetture.

Tramite le intercettazioni si sono scoperte le dinamiche conflittuali, che hanno condotto anche all’arresto in flagranza di armi di alcuni componenti dei due gruppi, individuandone gli assetti attuali nelle due formazioni omonime dei ‘Cacciola-Grasso’ e ‘Cacciola’, attribuendo ad ognuno degli associati le mansioni svolte, comprese quelle penalmente più rilevanti di promozione, direzione e coordinamento dei due sodalizi, documentandone le gravi iniziative criminali e i rispettivi ambiti di interesse illecito, nel più ampio contesto della società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria, con proiezioni e rapporti consolidati in altre aree del territorio nazionale ed estero.  Si è anche accertato il tentativo del gruppo ‘Cacciola’  di assumere una posizione egemonica, approfittando della condizione di maggiore debolezza delle famiglie mafiose dei ‘Pesce’ e dei ‘Bellocco’ indotta dalle più recenti operazioni di polizia giudiziaria.

Circa 300 chili di cocaina sono stati importati, inoltre dai ‘Cacciola-Grasso’ attraverso  emissari delle cosche sanlucote in Colombia  da dove è stato possibile documentare il trasferimento di almeno 500 chili di hashish, provenienti dal Marocco, indirizzate alle ‘piazze di spaccio’ del Nord Italia, specie quelle dell’hinterland di Milano e delle provincie più piccole della Lombardia e del Piemonte, consentendo agli organizzatori rosarnesi di accreditarsi come grossisti puntuali ed affidabili, in cima alla catena distributiva dello stupefacente.

Il provvedimento della Procura Distrettuale di Reggio Calabria interrompe la sequenza di delitti accertati e impedisce la fuga all’estero di alcuni degli indagati di vertice dell’organizzazione, mediante falsi passaporti, per sottrarsi alla imminente esecuzione di titoli penali definitivi. Intanto è stato disposto il sequestro preventivo delle attività economiche riconducibili alle cosche indagate: un fondo agricolo,  a disposizione dei ‘Cacciola-Grasso’ per occultare le armi e una macchina usata per il trasporto delle armi, per un valore stimato di svariati milioni di euro.  Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro complessivamente: un fucile a canne mozze cal. 12; un fucile mitragliatore AK47; una mitragliatrice cal. 9 marca Uzi; una pistola cal. 9; munizionamento vario tipo e calibro e caricatori; otto chili di marijuana e tre chili di hashish; denaro contante per circa 900mila euro.

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