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“Oasis: Don’t Look Back In Anger”: il racconto potente e commovente che riaccende il mito dei fratelli Gallagher

Una vera e propria esperienza emozionante e generazionale che insegna il valore del perdono nonché l’energia e la bellezza universale (quanto smisurata) della musica

Presentato in anteprima mondiale Fuori Concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il lavoro diretto da Dylan Southern e Will Lovelace racconta il ritorno degli Oasis.
Non un semplice documentario, ma un’esperienza collettiva potente che unisce generazioni diverse e commuove.

Un’esperienza che travalica il formato documentaristico

Non chiamatelo semplicemente documentario e non definitelo solo come film. Oasis: Don’t Look Back In Anger è prima di tutto un’esperienza viscerale, un viaggio “delizioso” (per citarli) e profondamente nostalgico che non si limita a celebrare il passato, ma spalanca una promessa di futuro. L’opera firmata dai registi Dylan Southern e Will Lovelace, con il tocco narrativo di Steven Knight, riesce nell’impresa di catturare l’essenza stessa dell’evento musicale dell’anno: il tour di reunion Oasis Live ’25.

Se ne esce dalla sala con una sensazione precisa: la voglia irrefrenabile di rivederlo subito una, due, dieci volte ancora. È un’opera mistica e potente che riesce a far comprendere fino in fondo chi siano davvero Liam Gallagher e Noel Gallagher, illuminando la loro natura di personalità opposte, folli e perfettamente complementari.

Il ponte generazionale tra Millennials e Gen Z

Uno degli aspetti più commoventi ed emblematici del film risiede nel confronto generazionale. Gli stessi Liam Gallagher e Noel Gallagher non nascondono la sorpresa di fronte a una marea di under 30 presente sotto ai loro palchi. Il docu-film diventa così la testimonianza diretta di un passaggio di testimone unico: i Millennials hanno custodito, protetto e atteso questo amore per anni, trasmettendolo quasi per eredità genetica ai propri figli e alla Gen Z, che oggi vive questa passione con la medesima o persino maggiore intensità.

Attraverso immagini inedite, un accesso esclusivo al backstage e le prime interviste congiunte dopo quasi due decenni, la pellicola trasforma la nostalgia in una festa collettiva globale. Non serve essere fan della prima ora per rimanere travolti da questa energia: anche il lettore o lo spettatore neofita, entrato in sala solo per curiosità, ne esce da autentico sostenitore degli Oasis, col desidero impellente di correre a comprare un biglietto per un loro show dal vivo.

Dietro le quinte del mito: l’umanità ritrovata dei fratelli Gallagher

Ciò che trasforma questa visione in un racconto imprescindible è la cruda e autentica intimità a cui si assiste. Lontano dalle solite narrazioni patinate, le telecamere catturano l’attimo esatto in cui la tensione palpabile delle prime prove si scioglie nella consapevolezza di essere ancora la band più importante del pianeta.

“Devi tenerci molto per fottertene altamente”
Liam Gallagher

Vedere Noel Gallagher che scherza con la sua storica ironia e Liam Gallagher dominare la scena con la solita iconica arroganza – ma con una nuova, spiazzante maturità – restituisce la sensazione di un perdono vero, sofferto ma finalmente conquistato, trasformando quello che doveva essere un semplice resoconto di palco in una narrazione profondamente umana e toccante.

Un muro di suono che travolge i sensi e restituisce il potere del live

Il lavoro svolto sul sound design dai premi Oscar® James Mather e Tarn Willers, unito alla fotografia maestosa di Haris Zambarloukos, trasforma il docu-film in un’esperienza d’ascolto devastante e immersiva.

Ogni riff di chitarra di pezzi storici come Live Forever, Wonderwall e Don’t Look Back In Anger risuona come una scossa elettrica nella sala cinematografica, facendo vibrare la poltrona e fondendo il respiro della platea con quello delle decine di migliaia di persone riprese negli stadi. Non è solo la celebrazione di una reunion: è la dimostrazione fisica e sonora di come la musica degli Oasis riesca ancora a curare le ferite, azzerare le distanze e far battere all’unisono il cuore di intere generazioni.

Tra Manchester e l’Irlanda: l’anima globale di una leggenda

Oltre all’impatto stadi e alle chitarre a tutto volume, il film scava in profondità mettendo a nudo il profondo legame dei fratelli con le loro radici. Dalla Manchester operaia alle origini irlandesi della famiglia, l’opera mostra come gli Oasis siano riusciti a fondere mondi e identità differenti per diventare un fenomeno di portata mondiale.

In un’epoca rock in cui molte storiche band non hanno mai più ritrovato la via della riconciliatione, la storia degli Oasis appare oggi come un dono e una fortuna rara. Senza più guardare indietro con rabbia, Liam Gallagher e Noel Gallagher regalano al pubblico mondiale un’occasione unica per riascoltarli e vederli dal vivo, dimostrando che la grande musica non appartiene a una sola epoca, ma al patrimonio emotivo di tutti.

Il perdono come bussola: la lezione di vita più inaspettata

Ciò che emerge con una forza dirompente da questa visione è un insegnamento di vita profondo quanto inaspettato, che non nasce da retoriche spicciole né da frasi fatte. Liam Gallagher e Noel Gallagher non hanno mai preteso di ergersi a maestri di vita, eppure la loro vicenda personale offre una lezione autentica.

Dopo anni trascorsi ad allontanarsi e a farsi la guerra -per loro stessa ammissione- oggi i due fratelli hanno superato i propri rancori, trovando una complicità e un contatto quasi quotidiano mai avuti prima. È un invito viscerale al perdono: non al dimenticare forzatamente, bensì al saper andare oltre per non nutrire più l’esistenza con l’odio.

Come suggerisce lo stesso titolo, Don’t Look Back In Anger, l’insegnamento è quello di non guardarsi indietro con rabbia, bensì di riconciliarsi con il passato e perdonare (che si tratti di se stessi, di un amico o di un familiare o di qualsiasi altra persona). Attraverso la loro musica, la band ha compreso l’importanza di mettere da parte ogni divergenza per adempiere a una missione più grande. È così che i loro testi, da sempre salvifici per intere generazioni, acquisiscono oggi un significato ancora più potente e quella magia ritrovata sul palco si trasforma nel manifesto definitivo di chi sa guardare al futuro con una nuova, luminosissima prospettiva.

Come nasce l’idea del documentario

Prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision, il documentario è ideato dallo sceneggiatore, produttore e regista Steven Knight (Peaky Blinders, A Thousand Blows), candidato ai BAFTA e agli Oscar®, ed è diretto da Dylan Southern e Will Lovelace (Shut Up and Play the Hits, New York: La rinascita del Rock and Roll). Oasis: Don’t Look Back In Anger è disponibile nelle sale cinematografiche italiane da oggi 10 settembre e in alcune sale IMAX® in tutto il mondo, prima di arrivare in streaming in esclusiva su Disney+ a livello internazionale entro la fine dell’anno.

Oasis: Don’t Look Back In Anger racconta il trionfale tour di reunion di Liam e Noel Gallagher, “Oasis Live ’25”, uno dei ritorni rock ‘n’ roll più attesi dei nostri tempi. Il film è un resoconto esaltante di quello che è, senza dubbio, il più grande evento musicale del 2025, che cattura ‘esperienza e le emozioni della band e dei suoi fan in tutto il mondo.

Con un accesso senza precedenti e immagini mai viste prima, il film è una produzione di Magna Studios, presentata da Sony Music Vision in collaborazione con Sony Music Entertainment UK. Sam Bridger (Lewis Capaldi: How I’m Feeling Now, New York: la rinascita del rock and roll) e Guy Heeley (Peaky Blinders: The Immortal Man) sono i produttori, mentre Kate Shepherd, Marisa Clifford, Davud Karbassioun, Tom Mackay, Krista Wegener, Thomas Benski, Isabel Davis e Tim O’Shea sono gli executive producer. A guidare il team creativo e tecnico ci sono anche i sound mixer premiati agli Oscar® James Mather (Top Gun: Maverick, Belfast) e Tarn Willers (La zona d’interesse), insieme al direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Belfast, Beetlejuice Beetlejuice) e ai montatori George Cragg e Martina Zamolo.

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice, redattrice e inviata di Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, poi collaboratrice e speaker @ 1927 On Air - la storia continua, in onda su Centro Suono Sport. Opinionista periodica sportiva a Gold TV. Copywriter e SMM per MyLab3D, NoMade Clothing, MetaLab e Foto Incise sul Legno. SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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