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Egitto: l’Esercito egiziano garantisce sicurezza nel Sinai – Centinaia di israeliani in fuga attraversano il confine di Taba

Di Chiara Cavalieri

IL CAIRO- TEL AVIV. In seguito dei devastanti attacchi aerei reciproci tra Iran e Israele, centinaia di cittadini israeliani stanno fuggendo dal Paese attraverso una rotta inattesa ma sempre più battuta: la penisola del Sinai in Egitto.

Piloti egiziani

Secondo Yedioth Ahronoth, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale israeliano aveva formalmente sconsigliato ai propri cittadini di recarsi o restare in Egitto dopo l’escalation militare con Teheran. Eppure, contro ogni previsione, sono in aumento coloro che si dirigono verso il confine di Taba e l’aeroporto internazionale di Sharm el-Sheikh, scegliendo una rotta terrestre e poi aerea per raggiungere l’Europa.

Il quotidiano osserva un fenomeno sorprendente e in crescita: “Mentre circa 100.000 israeliani bloccati all’estero cercano di rientrare, sempre più connazionali cercano di lasciare Israele passando dal Sinai, anche affrontando lunghi tragitti e attraversamenti complessi”.

Nonostante le raccomandazioni ufficiali e i rischi potenziali, chi ha percorso questa rotta testimonia in modo unanime una sorprendente sensazione di sicurezza e una profonda gratitudine verso le forze dell’ordine e le autorità egiziane.

Esperienze dirette: “Nel Sinai mi sentivo più al sicuro che in Israele”

La Penisola del Sinai

Sonia, cittadina israeliana residente in Germania, si trovava in visita alla sua famiglia quando la situazione è precipitata. Ha raccontato a Ynet la sua decisione: “Navigando sui social ho scoperto la possibilità di partire da Sharm el-Sheikh. Ho contattato qualcuno che aveva già fatto questo viaggio e ho trovato un’altra ragazza su Facebook. Il tassista egiziano ci ha rassicurate per tutto il tragitto, e posso dire che mi sono sentita molto più nervosa in Israele che nel Sinai”.

A colpire Sonia è stata anche la gestione professionale da parte delle autorità locali: “Gli ufficiali della frontiera sono stati gentili e disponibili. Ho sempre viaggiato con il mio passaporto israeliano in vista, ma nessuno ha mostrato ostilità. Anzi, mi sono sentita accolta e protetta sia all’aeroporto che in hotel”.

Tal Kogan ha intrapreso lo stesso viaggio. Dopo aver lasciato Tel Aviv e attraversato il confine a Taba, ha trovato un autista tramite un gruppo Facebook. “All’inizio ero molto spaventata – ha scritto in un post – ma durante il tragitto la paura si è trasformata in calma. L’autista era affidabile e il viaggio tranquillo”.

Anche lei ha subito disagi legati ai voli, come lunghi tempi d’attesa e una notte trascorsa al Cairo a causa di un ritardo, ma conferma: “Il viaggio nel Sinai è stato la parte più serena. Nonostante avessi anche un passaporto straniero, sconsiglierei a chiunque con passaporto israeliano di fermarsi al Cairo, ma il tratto fino a Sharm el-Sheikh è stato sicuro e ben gestito”.

Il ruolo cruciale delle Forze Armate egiziane

Ciò che emerge chiaramente è il ruolo determinante delle forze armate e di sicurezza egiziane nel garantire un passaggio sicuro e organizzato.

Le testimonianze degli israeliani confermano una presenza discreta ma costante, una professionalità evidente nei controlli e nell’assistenza, nonché un atteggiamento collaborativo e umano da parte di militari e ufficiali di frontiera.

La gestione dell’emergenza da parte dell’Egitto ha avuto un impatto diretto sulla percezione internazionale della stabilità del Sinai: il valico di Taba e il collegamento con l’aeroporto di Sharm el-Sheikh, pur soggetti a rischi potenziali, sono apparsi ben sorvegliati e funzionali.

Una delle intervistate afferma che è “nell’interesse degli egiziani vivere in pace” – un messaggio forte e chiaro in un periodo in cui la regione è attraversata da tensioni acute.

Un tragitto difficile, ma funzionale

Il percorso alternativo che passa per il Sinai non è semplice: include tre ore di viaggio via terra da Taba a Sharm el-Sheikh, tempi di attesa alla frontiera tra i 10 e i 30 minuti, la necessità di presentare un biglietto aereo in uscita o una prenotazione alberghiera.

Tuttavia, resta al momento uno dei più efficaci per uscire da Israele.

La destinazione più comoda da Sharm è Istanbul, punto di smistamento verso l’Europa.

Anche il rabbino Karlin ha scelto l’Egitto

Il rabbino Karlin

Un ulteriore esempio è fornito dal famosissimo rabbino Karlin. Dopo aver visitato l’Ucraina, il rabbino era rimasto bloccato in Europa a causa della chiusura dello spazio aereo seguita all’attacco israeliano contro l’Iran.

Sabato ha preso un volo per Larnaca (Cipro), da cui è giunto a Sharm el-Sheikh.

Da lì, grazie alla sicurezza egiziana, è stato scortato fino al valico di Taba, entrando in Israele da Eilat.

Anche questa vicenda dimostra l’efficacia della cooperazione egiziana nella gestione di situazioni ad alta sensibilità diplomatica e religiosa.

Il rabbino, figura di primo piano del mondo hassidico, è rientrato in sicurezza a Givat Ze’ev, vicino a Gerusalemme, dopo un viaggio intercontinentale che si è concluso proprio grazie alla professionalità delle autorità egiziane.

In un momento di alta tensione in Medio Oriente, la penisola del Sinai – da sempre crocevia geografico e simbolico – sta diventando sorprendentemente una via di fuga sicura per molti israeliani.

A fare la differenza sono state la calma diffusa tra la popolazione locale, l’efficienza logistica e, soprattutto, la serietà delle Forze Armate egiziane.

Nel caos del conflitto, è l’efficienza razionale e pragmatica dell’Egitto a emergere come ponte possibile verso la salvezza e, forse, verso un futuro di convivenza più umana.

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