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Guardia di Finanza: a Roma inchiesta “Mondo di mezzo”. Confiscati ad 8 arrestati beni per un valore di 27 milioni di euro

Di Antonio Leone

Roma. I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito stamani la confisca definitiva di beni – per un valore di 27 milioni di euro – direttamente o indirettamente riconducibili a Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, Riccardo Bruggia, Roberto Lacopo, Agostino Gaglianone, Fabio Gaudenzi, Cristiano Guarnera e Giovanni De Carlo.

L’operazione della Guardia di Finanza di Roma, oggi

Erano stati arrestati dal R.O.S. dei Carabinieri nel dicembre 2014 al termine della nota operazione “Mondo di Mezzo” (inizialmente conosciuta anche con il nome di “Mafia Capitale”), grazie alla quale furono svelati inquietanti rapporti collusivi tra funzionari della Pubblica Amministrazione ed alcune società capitoline, peraltro basati su un fitto sottobosco di diversi reati paralleli tra i quali corruzione, estorsione, usura e riciclaggio di denaro sporco.

L’arresto di Massimo Carminati

L’imponente confisca, che giunge dopo un travagliato iter giudiziario sul quale si è pronunciata anche la Corte di Cassazione, rappresenta l’atto finale di complesse indagini patrimoniali che la Direzione Distrettuale Antimafia (DIA) ha delegato alla GDF romana sul conto degli indagati; accertamenti che gli specialisti del Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata (GICO) hanno minuziosamente eseguito anche sui numerosi prestanomi collegati ai medesimi indagati.

Ricostruendo il vasto curriculum criminale di tali soggetti, peraltro gravati da conclamati requisiti di pericolosità sociale e caratterizzati dalla rilevante sproporzione esistente tra i redditi dichiarati ed i patrimoni da loro detenuti nonché accumulati nel tempo, il Tribunale di Roma – già a fine 2014 – aveva disposto il preventivo sequestro dei beni detenuti in attesa delle sentenze giunte poi a termine del lungo iter giudiziario che ne è conseguito, peraltro articolatosi su più stati di giudizio.

Considerata l’elevata posta in gioco, i soggetti interessati hanno ricorso contro provvedimenti di sequestro patrimoniale che li avevano colpiti, ma la Suprema Corte ne ha comunque recentemente dichiarato l’inammissibilità dando così il via provvedimento di confisca definitiva che, più nello specifico, ha riguardato 4 società operanti nel settore immobiliari e nel commercio di prodotti petroliferi, 13 unità immobiliari e un terreno siti a Roma e provincia, 13 automezzi nonché 69 opere d’arte di importanti esponenti dello scenario artistico della seconda metà del ‘900 (tra i quali compaiono lavori di grandi Maestri della “pop art”, del “futurismo” e del “surrealismo”) oltre a numerosi rapporti finanziari.

A Massimo Carminati (alias “er cecato”), condannato per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite e corruzione nell’ambito della citata inchiesta, nonché soggetto noto per i suoi trascorsi nel gruppo eversivo dei “Nuclei Armati Rivoluzionari” e per i suoi rapporti con la “Banda della Magliana”, precedenti ai quali si aggiunge l’eclatante colpo messo a segno a luglio 1999 nel caveau della Banca di Roma, sono state confiscate la villa di Sacrofano (Roma) dove risiedeva ed opere d’arte per un valore che raggiunge i 10 milioni di euro, mentre un’altra villa sita nella medesima località è stata concessa con comodato d’uso ventennale all’Azienda Sanitaria Locale – Roma 4, che ora la utilizzerà per il supporto alle famiglie con figli affetti da autismo.

Per Salvatore Buzzi, importante imprenditore ritenuto a capo di un’ampia rete di società cooperative coinvolte nell’inchiesta ed anch’egli condannato per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite e corruzione, la pesante misura patrimoniale ha invece riguardato due immobili romani nonché le quote ed il patrimonio di due società per un valore stimabile in almeno 2 milioni e 600 mila euro.

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