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Hong Kong, mano pesante della Cina sui rapporti commerciali

Roma. Alcuni giorni fa, Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha apposto la propria firma di approvazione alla Legge intesa a tutelare i diritti umani ad Hong Kong, dopo circa 6 mesi di crescenti disordini di piazza.
In precedenza, questo provvedimento aveva già ottenuto il giudizio favorevole del Senato, che, tra i suoi poteri, detiene anche quello del controllo e modifica dei trattati internazionali.

Il testo è noto come “Hong Kong Human Rights and Democracy Act”. Ha conseguito una schiacciante maggioranza bipartisan dei voti favorevoli anche nel secondo organo parlamentare USA, la Camera dei Rappresentanti (417 a 1).
Questo atto legislativo conferma la volontà americana di tutelare i diritti civili dello stato di diritto e le libertà democratiche della ex colonia britannica, anche negli aspetti legati al particolare status commerciale in relazione alla sua autonomia da Pechino.

È stato presentato al parlamento USA dal senatore repubblicano, Marco Rubio, il 13 giugno scorso a seguito dei primi sanguinosi scontri e violenti atti repressivi esercitati dalle forze di polizia contro la numerosa e pacifica reazione degli hongkonghesi, contrari alla malfamata “legge sull’estradizione”, voluta dal governo comunista cinese.
La Legge sulla tutela dei diritti civili prevede che sia il Dipartimento di Stato di Washington a valutare annualmente sia il grado di rispetto dello stato di diritto che del livello di autonomia politica di Hong Kong dalla Cina, per poter ancora usufruire di lodevoli benefici e proficui privilegi commerciali dagli USA.
Altre conseguenze potrebbero essere:
Il divieto d’ingresso negli Stati Uniti di funzionari, anche di polizia, colpevoli di complicità nell’azione repressiva verso i dimostranti.

Una delle giornate di protesta degli studenti di Hong Kong

La revoca dello speciale status commerciale di Hong Kong che, oggi, lo rende sostanzialmente diverso dalla Cina, esentandolo dai dazi vigenti sui prodotti cinesi, come nell’ambito della recente guerra commerciale con gli USA.
Il divieto di vendita di gas lacrimogeni, proiettili di gomma e altri dispositivi repressivi per le forze di polizia di Hong Kong

La condizione speciale hongkonghese consente ai residenti di superare più agevolmente le limitazioni poste nella concessione dei visti d’ingresso negli States ai cittadini cinesi, consentendo l’acquisto di beni e tecnologie sensibili. E, soprattutto, concede a Hong Kong la stipula di trattati a scopo finanziario e commerciale, indipendentemente da Pechino.

La reazione del governo cinese non si è fatta attendere: “Consigliamo agli Stati Uniti di non agire in modo arbitrario, altrimenti agiremo risolutamente”, ha tuonato una voce del ministero degli Esteri cinese.
Tecnicamente, ma anche politicamente, Pechino, dal suo punto di vista, ha ragione: sono circa 1300 le società americane con uffici di rappresentanza in Cina, che operano godendo della indipendenza giudiziaria e dello stato di diritto vigenti a “porto profumato” (questa la traduzione di Hong Kong in lingua mandarino).

Una manifestazione di protesta ad Hong Kong

Tutte queste aziende perseguono il legittimo obiettivo di condurre affari con il sistema economico cinese, oggi già salito a numerosi miliardi di dollari.
Valga l’esempio delle perdite economiche, per milioni di dollari, nate tra la Cina e la NBA (maggiore associazione di pallacanestro americana) per il largo sostegno dato da quest’ultima ai dissidenti di Hong Kong.
Oppure per mega aziende come “Walmart (WMT)”, con sede in Arkansas (USA) uno dei più grandi rivenditori di generi alimentari al mondo, che recentemente ha espresso la volontà di aprire ulteriori 500 di punti vendita in Cina nei prossimi 5-7 anni, con un investimento previsto di oltre un miliardo di dollari USA.
Secondo IGD Asia i nuovi negozi saranno più numerosi presso i super e ipermercati, rispettivamente per le grandi e più piccole esigenze di diverse comunità.

Questo complesso triangolo geopolitico Cina-USA-Hong Kong, giunge in un momento nel quale l’economia cinese ha perso la crescita a due cifre.
Anzi, nell’ultimo semestre è scesa al livello più basso degli ultimi tre decenni.
La spesa, però, dei consumatori cinesi, negli ultimi tre mesi, è lievemente aumentata, infondendo ottimismo negli investitori, anche stranieri.

Rimane l’incertezza determinata dalla politica dei dazi USA su numerose merci e prodotti cinesi, capace com’è già stato, di rallentare il volume degli scambi USA -Cina, coinvolgendo collateralmente quelli sulla borsa di Hong Kong.

Nel frattempo, i disordini e scontri di piazza continuano senza sosta, sempre all’insegna della più dirompente brutalità politica e nessuna volontà di aggiustamento diplomatico da parte di Pechino.

 

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