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Iran: il regime cerca di salvaguardare il proprio potere attraverso la ricerca di successi militari simbolici e la contemporanea apertura nei confronti di un ritorno ai negoziati

Di Fabrizio Scarinci

TEHERAN. La leadership iraniana sembrerebbe essere disposta a tornare al tavolo delle trattative.

Nelle scorse ore, infatti, il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica, Abbas Aragchi, avrebbe dichiarato all’agenzia di Stato dell’Oman (ONA) che il suo Paese sarebbe “pronto ad esercitare un serio sforzo per evitare una ulteriore escalation militare nella regione”.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – Credit – Khamenei.ir

Poco dopo, si sarebbe espresso a riguardo anche il Presidente statunitense Donald Trump, che avrebbe reso noto come i vertici iraniani intenderebbero “parlare con lui” e come lui ci avrebbe parlato.

Questi piccoli spiragli di ritorno ai negoziati si stagliano, come noto, in un contesto di guerra ormai totale, che vede le forze di USA e Israele proseguire con la propria intensa campagna di raid all’indirizzo della Repubblica Islamica (nome in codice – operazione “Epic Fury”, o “Roaring Lion”, per la parte israeliana) e gli Ayatollah cercare di porre in essere rappresaglie attraverso il lancio di grandi quantitativi di missili e droni contro Israele e Stati del Golfo quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrain, rei di ospitare basi militari statunitensi, nonché di altri Paesi occidentali non certo amici del regime.

Base statunitense nei pressi di Dubai colpita da un missile iraniano

Nell’attuale situazione, l’unica cosa che conta davvero per la leadership iraniana orfana della sua Guida Suprema è, chiaramente, la sopravvivenza, messa, senza dubbio, a rischio dal combinato combinato disposto di raid e instabilità interna.

In tale contesto, è senz’altro, plausibile che, al fine di tirarsi fuori dai guai, gli Ayatollah stiano, da un lato, cercando di mostrare alla popolazione la loro capacità di reggere lo scontro con i nemici esterni (di qui anche la ricerca di obiettivi dall’alto valore simbolico, si pensi ai grattacieli di Dubai o al maldestro tentativo di lanciare missili balistici contro la portaerei Lincoln) e, dall’altro, di trattare con quegli stessi nemici onde evitare che le loro azioni umilino così tanto il Paese da rendere inesorabile un totale cambio della sua classe dirigente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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