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Libano: la Francia e gli occhi su Beirut. Sostegno ai cristiani e ricostruzione del Paese

Di Valeria Fraquelli

Beirut. Le esplosioni che hanno, duramente, colpito Beirut hanno riproposto una vecchia domanda. come è stato possibile trasformare un Paese un tempo florido in un Paese in piena, lunga, crisi economica?

Che valore politico dobbiamo attribuire alla recente visita del Presidente francese Emmanuel Macron, nella capitale libanese?

Il Presidente francese, Macron

La Francia si è da subito posta l’onore e l’onere di proteggere i cristiani libanesi dalle ingerenze dei musulmani. E ancora oggi è così.

Nel Paese dei Cedri la maggioranza della popolazione era di fede cristiana e con il passare del tempo si è creato un sistema di governo che, malgrado i numerosi scontri nel periodo della guerra civile, alla fine aveva coinvolto tutte le confessioni religiose.

La Francia è scesa in campo, organizzando una grande Conferenza internazionale per raccogliere fondi e cercare di aiutare la popolazione,.

Viene sempre da Parigi l’idea di una indagine a livello globale per scoprire le cause del disastro.

Emmanuel Macron, infatti, durante la sua visita a Beirut era stato assalito dalla folla in lacrime e disperata che lo implorava di impedire la corruzione sulla ricostruzione e lo scongiura di arrivare alla verità.

I vari Stati hanno promesso 298 milioni di dollari in fondi e l’appoggio per un’indagine “indipendente e credibile”.

Se solitamente il linguaggio diplomatico prevede parole misurate, questa volta i toni sono diversi.

Gli aiuti “non cadranno in mani corrotte” e il governo screditato di Beirut deve cambiare, ha detto Macron.

La Germania, secondo Stato per aiuti al Libano, ha aggiunto che “interessi individuali e vecchie linee di conflitto vanno superate, il benessere popolare deve essere la priorità”.

Una manifestazione popolare in Libano

Il Paese dei Cedri sembrava essere finalmente riuscito a lasciarsi alla spalle i periodi tormentati della guerra civile e delle grandi rivolte popolari.

E adesso è tornato preda di caos e sommosse che stanno interessando ormai tutto il territorio.

Il governo sta cercando di correre ai ripari e di conservare la propria credibilità ma adesso è impossibile fermare le rivolte antigovernative e l’ondata di odio che sta montando in tutto il Paese.

Ed è per questo che la Francia sta cercando con tutte le sue forze di impedire un ritorno ai periodi più cupi della scontro interno, con tutti i suoi orrori.

Sono veramente tanti i libanesi che vivono in Francia, ognuno con un lavoro rispettabile e con una storia singolare alle spalle, tutti con una grande voglia di portare un po’ del loro Paese anche nel Paese transalpino.

Girando per la Francia si scopre che i legami tra l’ex protettorato e quella che era la madrepatria sono ancora molto stretti, tanto che si riflettono in tutto il tessuto produttivo.

Sono professionisti, avvocati, notai, ristoratori che cercano di mantenere i legami con una realtà che li vede ancora un po’ francesi in quanto mantengono forti legami culturali con la loro ex madrepatria.

Francia e Libano sono uniti da un sentimento di amicizia e di solidarietà, un sentimento che risale a secoli fa ed stato rafforzato nel corso degli anni fino ad arrivare alla storica visita di François Mitterrand a Beirut il 24 ottobre 1983 che ha rinforzato e cementato i legami tra i due Paesi, con tutta una serie di contratti commerciali che hanno riguardato sempre più prodotti.

 

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