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Mali, continua l’operazione francese Barkhane tra capacity building e ascolto della popolazione locale

Di Valeria Fraquelli 

Bamako. Il Mali, Stato africano che fa parte del gruppo del G5 Sahel, negli ultimi anni ha visto scatenarsi sul suo territorio prima una sanguinosa guerra tra gruppi e fazioni locali e poi il terrorismo del sedicente Stato Islamico. Molte sono state e sono ancora le vittime, così come gli sfollati e gli invalidi che non hanno più niente e sono costretti a vivere in campi improvvisati in cui manca tutto e in condizioni igieniche a dir poco disastrose.

 

Militari dell’operazione Barkhane in pattuglia in un mercato in Mali.

Per contrastare il terrorismo e ridare stabilità politica e istituzionale al martoriato Paese africano i militari francesi della missione Barkhane e le forze di sicurezza maliane sono impegnate in questi giorni in una lunga serie di esercitazioni congiunte che riguardano non solo le classiche operazioni antiterrorismo, ma anche simulazioni di soccorso feriti, aiuto alle donne e ai bambini, ascolto delle istanze della popolazione civile.

In particolare la regione di Liptako è una delle più povere e delle più colpite dal terrorismo. Qui fame e povertà rendono coloro che vivono in quest’area più vulnerabili alla false promesse dei predicatori di odio e quindi più facili alla radicalizzazione. La missione Barkhane tra i suoi innumerevoli compiti ha anche quello di prevenire sin dall’inizio la radicalizzazione e la diffusione di idee estremiste con finalità di terrorismo, anche costruendo scuole ed organizzando corsi professionali per adulti.

Pattugliando i villaggi più remoti e più poveri, i militari francesi e maliani si occupano anche delle condizioni di vita della popolazione civile, ascoltano le istanze e i bisogni di coloro che in questi villaggi vivono tutti i giorni lottando contro la fame, la povertà, la violenza; medici e infermiere militari visitano donne e bambini e somministrano vaccini contro malattie gravi che in Occidente sono ormai scomparse da tempo.

Tante famiglie hanno i militari come unici amici e confidenti a cui raccontare quelle che sono le loro paure più profonde: c’è chi ha urgente bisogno di cure mediche, chi vuole esporre particolari problemi e chi ha solamente bisogno di essere ascoltato e per questo il ruolo degli psicologi diventa fondamentale. I giovani, invece, sono alla costante ricerca di nuove prospettive, di un futuro che non li lasci alla deriva su un barcone nelle mani di trafficanti senza scrupoli. Il Mali, come il resto dell’Africa, è fatto di grandi città di piccoli villaggi sparsi in mezzo a paesaggi aridi costeggiati dal deserto e raggiungibili solo con stradine sterrate insicure ed è in questi villaggi che si può davvero tastare il polso della situazione, vedere davvero come vive la stragrande maggioranza della popolazione.

La stabilità politica e istituzionale è importantissima in questo Paese africano da troppo tempo martoriato dalla violenza e la missione Barkhane, attraverso esercitazioni congiunte, mira, in un futuro non troppo lontano, a consegnare nelle mani dei maliani uno Stato nuovo, efficiente, libero dalla guerra e dal terrore. Addestrare le forze di sicurezza locali perché sappiano fronteggiare ogni evenienza e possano operare in contesti diversi senza più dipendere dalla missione francese è, infatti, il principale scopo della missione. Ma per fare questo bisogna prima sradicare totalmente il terrorismo e l’ignoranza e la strada è ancora molto lunga e tutta in salita.

 

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