La nuova commedia romantica della candidata all’Oscar Celine Song.
Con Dakota Johnson, Chris Evans e Pedro Pascal; dal 4 settembre al cinema
Una commedia romantica che spiazza e sorprende, tra leggerezza e riflessione sociale: Material Love costringe a chiederci quanto valiamo — e per chi.

All’apparenza Material Love si presenta come una classica rom-com: ritmo brillante, dialoghi interessanti, personaggi contemporanei immersi in una realtà urbana che profuma di dating app e aperitivi post-lavoro. Ma fin dall’inizio si avverte che c’è qualcosa di diverso. Sotto la superficie luccicante e ironica, il film comincia a srotolare un filo rosso che conduce dritto al cuore di alcune tra le questioni più spinose della nostra società contemporanea: il valore percepito di una persona, la violenza simbolica e reale, il dismorfismo corporeo e soprattutto la contrattazione implicita nelle relazioni.
Il mercato dell’amore: essere “piazzabili e desiderabili” oggi
Una delle intuizioni più forti del film è il parallelo tra relazioni e mercato. Oggi amare – ed essere amati – sembra passare attraverso una lista di qualità da possedere e mettere in mostra (e pretendere “accontentandosi” di una base minima di partenza).
Bellezza estetica(con requisiti ben precisi), età fertile, status economico, intelligenza emotiva, assenza di traumi visibili. Non basta “essere”: bisogna essere appetibili. E in questo mercato crudele quanto reale e realistico, molti – uomini e donne – finiscono col sentirsi uno “scarto”, un invenduto sullo scaffale dell’amore e si perdono in questo tritacarne emotivo.
L’ansia di non rientrare nei parametri, di non valere abbastanza per essere scelti, viene rappresentata con ironia, ma anche con una certa malinconia, rendendo il film vicino all’esperienza di molti. Più che mettersi nei panni dei protagonisti e pensare: “io avrei fatto così”, “io avrei scelto questa cosa”, ci si auto-analizza (inaspettatamente visto che si va a vedere una commedia dal tono romantico), confrontando ciò che si vede sul grande schermo, nel corso dei 116 minuti di Material Love, col proprio vissuto. Traumi e delusioni ne fanno ovviamente parte.

Il film ha sia toni vivaci e leggeri che più profondi e introspettivi per analizzare le storie di oggi: in fin dei conti non è poi diverso da “una volta”, quando i matrimoni erano frutto di accordi presi a fini economici nonché di espansione politica e geografica. Oggi le relazioni sono, sebbene in modo più attuale e conforme ai tempi – almeno nella stragrande maggioranza dei casi -, frutto di mediazioni e contrattazioni.
Ma la parte “dolce” di questo film la si trova nella maniera che ha di sottolineare l’importanza dei sentimenti, di quelli veri. Anche se il fattore materiale ed economico risulta fondamentale, perfino al giorno d’oggi pur sempre in chiave diversa rispetto al passato, ci arriva il messaggio di quanto sia indispensabile l’amore. Di quanto valga di più un bene reale e tangibile rispetto a quelli di qualsiasi altra natura. La ragione, sì, muove il raziocinio, il sentimento, però, muove le emozioni. Per quanto un partner sulla carta possa sembrare ideale non è detto che lo sia veramente se non c’amore. Ed è un messaggio molto bello da passare oggigiorno.

Trama e trailer ufficiale Material Love
Una giovane e ambiziosa combina-coppie di New York si ritrova a dover scegliere tra l’uomo ideale e il suo ex, tutt’altro che perfetto.
Numeri e unicorni: il capitalismo affettivo
Nel film si parla di “essere un 6” o “un 9”, – proprio come nella vita reale e paradossalmente lo si riscontra sui social – come se il valore umano potesse essere quantificato. Ci sono personaggi che vengono definiti “unicorni”: affascinanti, benestanti, rispettosi, gentili, delicati ma decisi. Un uomo così oggi sembra quasi, appunto, una figura mitologica, irreale.
Questo tipo di classificazione spietata riecheggia i meccanismi della finanza e del marketing, traslati però nel mondo dei sentimenti. Le etnie, l’altezza, le ideologie politiche, persino la fede religiosa diventano criteri di selezione, filtri da applicare per trovare il match perfetto. Ma cosa accade quando si è fuori da questi filtri?
Disparità e violenza: le crepe sotto il romanticismo
Material Love non si tira indietro nemmeno davanti a temi più duri. Dalla disparità salariale tra i sessi alla violenza (fisica, verbale, psicologica), il film esplora, senza appesantire, quelle dinamiche disfunzionali che spesso si nascondono dietro l’apparente normalità delle relazioni, perfino dietro le “combinazioni perfette”. Ma come viene detto nel film: siamo esseri umani. Siamo persone.

Un film diviso in due (ma forse non è un difetto)
In particolare, il film fa riflettere su quanto certi rapporti siano ancora fondati su squilibri di potere, pur camuffati da amore romantico o necessità economica. Sebbene poi il tutto viri in una conclusione romantica (e lo si accenna senza spoiler), tutta però da vivere e percepire, in base al proprio punto di vista, ammirando Material Love in sala.
La struttura di questo film è singolare: parte con una verve moderna e accattivante, poi cambia ritmo, rallenta, si fa più intimo e nostalgico. Alcuni spettatori potrebbero interpretarlo come un calo, ma in realtà è una virata consapevole.
La seconda parte di Material Love sembra quasi un omaggio malinconico alle commedie romantiche anni ’90, quelle in cui ci si poteva ancora permettere di credere che l’amore bastasse. Certo, manca forse la brillantezza di allora, ma quei tempi erano diversi. Oggi siamo più disillusi, più analitici, forse anche più cinici – e il film lo sa, proprio come lo sappiamo noi.

La morale (se ce n’è una): amore sì, ma senza sconti sulla dignità
In un mondo dove anche i sentimenti sembrano avere un prezzo, Material Love ci ricorda una cosa importante: si possono fare compromessi, ma non si può contrattare su tutto. Non si dovrebbero intavolare “trattative” senza che sul tavolo ci sia anche l’amore – e stando al film si parla di quello vero, profondo, irrazionale.
Perché anche il partner perfetto “sulla carta” può rivelarsi vuoto o meglio non compatibile, se manca il sentimento. E viceversa: anche chi non ha le credenziali giuste può essere ciò che davvero ci serve. Dovrebbe tuttavia esserci un po’ di attenzione più al fatto che non ci sia nulla di male a non volere un partner. A sentirsi completi da soli. Perché sì, ci si può bastare da soli. Non è necessario matchare.
Infatti, durante la visione del film viene da chiedersi: “Le relazioni d’amore sono forse un’invenzione moderna?“; “Cosa sto percependo di ‘sbagliato’…Si tratta di qualcosa che mi riguarda o riguarda la società?”. Anche oggi sembra si debba possedere una sorta di “dote”, essere “di valore” sul mercato, sembriamo, a tutti gli effetti, merce.

Soprattutto si deve rientrare in un mercato. E si possono avere anche tutte le qualità: fisiche, economiche, caratteriali eppure non “essere abbastanza”, non averne di mercato. Non interessare a nessuno, sembrare o peggio sentirsi indesiderabili. A volte per via dell’età: troppo vecchia per fare i figli o troppo agli sgoccioli e quindi volerne subito, se si è donna, o con quei 15 centimetri in meno di altezza “necessari”/”che fanno la differenza” se si è uomo.
Sono solo due esempi, analizzati nel film ma più contemporanei e veritieri che mai; i quali avrebbero tuttavia meritato un maggiore approfondimento, per arrivare alla conclusione che sia meglio essere se stessi, e star bene da soli specie se il “baratto sentimentale” implica il doversi accontentare e snaturare.
Ma davvero ci si deve dare valore solo in relazione a un partner? C’è chi si sposa – come si vede tanto quanto nel film che nella vita vera – solo per validarsi agli occhi degli altri e/o chi vuole una relazione, letteralmente perché cerca qualcuno che le/gli “faccia sentire di avere un valore”. In sostanza è bene comprendere (e forse il film aiuta a farlo da sé) che non si ci sia davvero bisogno di cambiare completamente per piacere agli altri, sebbene alcuni “investimenti” personali non siano criticabili e anzi, siano condivisibili e comprensibili. Ma realizzarsi singolarmente è più importante di farlo in coppia.

Matial Love è una piacevole (e amara) sorpresa
Material Love rimane comunque un film che sorprende poiché, sotto l’involucro di una qualunque commedia romantica, nasconde un’anima riflessiva, lucida, a tratti persino spietata. Si sorride e addirittura ride, sì, ma spesso lo si fa con l’amaro in bocca. E forse è proprio questo che lo rende così attuale: in un’epoca in cui anche l’amore è una transazione, il film ci chiede di ricordare che, se proprio dobbiamo firmare un contratto a due, almeno che contenga anche una clausola chiamata cuore e/o che faccia rima con amore (non quello perfetto ma quello che si desidera).
Material Love, diretto da Celine Song vede protagonisti Dakota Johnson, Chris Evans e Pedro Pascal, un trio molto particolare ma che funziona decisamente bene. Ottima chimica tra i tre il che non guasta e rende la pellicola più riuscita. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane dal 4 settembre, distribuito da Eagle Pictures.


Il nuovo film Sony Pictures prodotto da A24 e diretto dalla regista Celine Song, candidata al Premio Oscar® come Miglior sceneggiatura originale (Past Lives). Nel cast e in queste foto promozionali del film Dakota Johnson (Cinquanta sfumature di grigio), Chris Evans (Avengers: Endgame), e Pedro Pascal (The Mandalorian).



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