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Operazione congiunta GDF – DIA: sgominato a Reggio Calabria un sodalizio specializzato nei reati finanziari in favore delle cosche di ‘ndrangheta. Eseguiti 12 arresti e sequestrati beni per 32 milioni di euro

Di Massimo Giardinieri

REGGIO CALABRIA. Dodici misure cautelari (delle quali otto in carcere e 4 ai domiciliari) rappresentano l’epilogo dell’ultima operazione – denominata “Planning” – condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, i quali, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), hanno sgominato un’associazione per delinquere specializzata nell’impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori. Tutti reati finanziari anche se, come in questo caso, aggravati dalle modalità mafiose.

Contestualmente e su ordine della DDA reggina, nelle regioni di Lombardia, Abruzzo, Lazio e Calabria il personale della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed finanzieri dei Comando Provinciali competenti per quei territori, stanno dando esecuzione al sequestro preventivo – finalizzato alla confisca per equivalente – di ben 28 imprese, due delle quali con sede all’estero (Slovenia e Romania), 27 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo che si attesta in oltre 32.000.000 di euro.

L’operazione, della quale appare evidente la sua rilevanza soprattutto sotto il profilo economico-patrimoniale, rappresenta il frutto del grosso sforzo investigativo portato avanti congiuntamente tra gli uomini della DIA e quelli del Nucleo Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, grazie alla quale è stato così possibile svelare – fatte salve le successive valutazioni di merito – gli oscuri rapporti d’affari intercorrenti tra alcuni imprenditori e le ‘ndrine attive all’interno della città di Reggio Calabria.

Briefing operativo del personale della Direzione Investigativa Antimafia

Nello specifico, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati acquisiti dettagliati elementi probatori riguardanti l’esistenza di un’associazione a delinquere nel cui ambito imprenditori attivi nel settore edile e della grande distribuzione alimentare (alcuni dei quali già coinvolti in indagini penali o destinatari di misure di prevenzione), avrebbero stretto diversi accordi di natura illecita con famiglie di ‘ndrangheta.

Gli effetti di questi accordi, stando alle ipotesi formulate dall’Autorità Giudiziaria inquirente, avrebbero dunque agevolato le infiltrazioni delle cosche in quei settori imprenditoriali attraverso la compartecipazione, ovviamente occulta, di loro esponenti alle iniziative economiche; tutto ciò attraverso la gestione di imprese intestate ai classici “prestanome”, oppure mediante l’affidamento di numerosi servizi oltre che di forniture in favore d’imprenditori considerati diretta espressione dell’associazione criminale.

Parte dei profitti così accumulati sarebbe stata successivamente trasferita attraverso finte operazioni commerciali e finti rapporti giuridici, ciò con il chiaro fine di dirottare ingenti liquidità monetarie verso gli effettivi titolari delle operazioni economiche tra i quali erano inclusi clan ‘ndranghetisti, ma anche di ostacolare le indagini eludendo l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali nonché consentendo l’impiego e l’autoriciclaggio dei proventi illecitamente ottenuti.

Parallelamente le cosche implicate in tali “accordi” si sarebbero adoperate nell’agevolare l’espansione delle iniziative imprenditoriali a loro gradite, garantendone gli interessi anche con l’esercizio dei classici metodi intimidatori.

Le indagini, che hanno richiesto due anni di intenso lavoro, si sono rivolte agli illeciti perpetrati nel decennio 2011-2021 e sono state peraltro integrate dalle dichiarazioni che alcuni collaboratori di giustizia hanno reso agli inquirenti.

La principale ‘ndrina con la quale sarebbero collusi gli imprenditori reggini coinvolti nella vicenda sarebbe quella dei De Stefano originaria della zona nord della città, sebbene non fosse l’unica famiglia con la quale vantavano vincoli di solidarietà criminale.

L’importante attività di servizio qui riportata ancora una volta pone l’accento sulla collaborazione tra Forze di Polizia, ma testimonia anche quale sia l’attenzione che la Procura Distrettuale reggina rivolge verso l’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie accumulate dalle consorterie della ‘ndrangheta calabrese; veri e propri imperi derivanti da decenni di attività criminali che hanno oggi il potere d’inquinare il libero mercato oltre che di azzerare i legittimi interessi dell’imprenditoria sana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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