Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è l’attesissimo sequel del classico Disney del 2003 interpretato da Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan. Il film arriverà nelle sale italiane il 6 agosto e si tratta di un ritorno che non delude: il rischio del sequel è vinto.
In un panorama cinematografico saturo di remake, prequel e sequel, spesso insulsi o dimenticabili, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è la dimostrazione che sì, si può fare un seguito a distanza di anni senza snaturare ma anzi valorizzando l’eredità del film originale. Rendendo così felici generazioni diverse – in particolar modo quella dei ormai cosiddetti Millenials – e unendole insieme fra loro.

Il cult di ormai ben 22 anni fa (anche se sembra ieri) con Curtis e Lohan, era e rimane a sua volta già il terzo adattamento del romanzo “A ciascuno il suo corpo” di Mary Rodgers, ma nonostante ciò, con la sua freschezza e ironia ha segnato un’intera generazione cresciuta tra gli anni ’90 e i 2000, parlando dei conflitti genitori-figli ma anche di quelli, appunto, generazionali, in modo spensierato ma non superficiale.
Oggi, quel pubblico è diventato adulto e trova in questo nuovo capitolo un’evoluzione coerente e sorprendentemente emozionante dei personaggi che ha amato. In questo sequel i richiami al primo film e le battute su quei tempi e su quelli di oggi, sono sapientemente dosati e combinati. Non c’è niente che non funzioni nelle contrapposizioni e nello “scambio” presenti (ancor più complesso e articolato del primo): Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è destinato a diventare un sequel iconico così come l’ormai classico del 2003.
Trailer e trama Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo
Nel film, Curtis e Lohan tornano nel ruolo di Tess e Anna Coleman. La storia riprende anni dopo che Tess (Curtis) e Anna (Lohan) hanno attraversato una crisi di identità. Anna ha ora una figlia e una futura figliastra. Mentre affrontano la moltitudine di sfide che si presentano quando due famiglie si uniscono, Tess e Anna scoprono che la fortuna potrebbe davvero colpire due volte.
Il film è diretto da Nisha Ganatra ed è a sua volta basato sul libro “A ciascuno il suo corpo” di Mary Rodgers. Tra novità e ritorni (come preannunciato a marzo) gli interpreti che completano il cast sono Julia Butters, Sophia Hammons, Manny Jacinto, Maitreyi Ramakrishnan, Rosalind Chao, Chad Michael Murray, Vanessa Bayer e Mark Harmon ed è prodotto da Kristin Burr, p.g.a., Andrew Gunn, p.g.a. e Jamie Lee Curtis. Nathan Kelly, Ann Marie Sanderlin e Lindsay Lohan sono i produttori esecutivi. “Vecchi” e “nuovi” elementi del cast si amalgamano tra loro in modo eccezionale, dimostrandosi un’ulteriore mossa vincente de Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo.

Squadra vincente non si cambia e torna ancora più forte e convincente
Il cuore del film sono sempre loro: Curtis e Lohan, più affiatate che mai, capaci di trasmettere una chimica rara e autentica, oggi come 22 anni fa. Vederle di nuovo nei panni di Tess e Anna è la riprova che sì, il tempo passa, ma certe connessioni restano. Fin dall’inizio del sequel di capisce infatti quanto le due attrici non vedessero l’ora di tornare a vestire i panni delle due Coleman, l’una al fianco dell’altra.
Del resto questo film non è nato per caso. L’idea di un sequel circolava già da anni e la sua realizzazione è stata spinta dall’entusiasmo delle attrici stesse (e non solo ma questo è stato un aspetto fondamentale per il perfetto risultato ottenuto). Curtis e Lohan ne hanno parlato pubblicamente nel 2022 e da lì è iniziato un vero e proprio movimento di speranza da parte dei fan, ad ulteriore testimonianza di quanto fosse amato il film del 2003.

La Disney ha ascoltato tali desideri e compreso fosse arrivato il momento giusto, intuendo la via migliore per realizzare il sequel: ha affidato la sceneggiatura a Jordan Weiss, con la regia di Nisha Ganatra. Le riprese, iniziate nel 2024, hanno coinvolto anche new entry come le sopracitate Julia Butters, Sophia Hammons e Maitreyi Ramakrishnan, contribuendo a dare nuova linfa a una storia che riesce a non essere mai prevedibile.
Questi ingressi (così come gli altri) arricchiscono il film al 100% e, al contempo, l’altro elemento chiave per l’eccellente riuscita di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è, senza ombra di dubbio, il ritorno della praticamente totalità del cast originale, anche in ruoli minori. Questo fattore, combinato con l’arrivo di personaggi nuovi – necessari quanto ben caratterizzati – ha permesso a questo film di divenire qualcosa di unico, specie considerando il rischio flop.

I sequel infatti, spesso deludono poiché disattendono le aspettative dei fan, considerando che sovente vengono realizzati secondi o terzi (e via discorrendo) lungometraggi di “fortunati primi”, così, tanto per farli o per mirare agli incassi. Nel caso di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo il discorso è diverso. A sostegno c’è una spina dorsale solida: una trama davvero ben scritta e studiata. Vengono – letteralmente e in modo super spassoso – rimescolate le carte in tavola, il tutto grazie ad ulteriori protagoniste, rendendo l’insieme ancor più esilarante: il mix tra vecchio e nuovo è davvero buffissimo e ben ultimato.
Meditante poi la ricompattazione – praticamente completa – del cast originale si ha la sensazione di ritrovarsi ad una bellissima e nostalgica riunione con parenti ed amici, dove tutto fila liscio ed è emozionante ritrovarsi. Non servono grandi battute o momenti in primo piano: basta la loro presenza per ricreare quella magica atmosfera che è rimasta nel cuore da oltre 20 anni. Si tratta in sostanza di una vera reunion cinematografica (e che si estende in sala), attesa da tempo e finalmente arrivata. E soprattutto riuscita, superando le aspettative.

Nuove generazioni, vecchie dinamiche (maggiormente approfondite)
Se nel 2003 lo scontro generazionale era, in primis, tra (i sempre ormai cosiddetti) Boomers e Millennials, oggi si evolve in Millennials e Gen Z e in realtà tra tutte loro. Al contempo si esplora una profonda quanto inaspettata similitudine e complicità tra tutte le generazioni coinvolte e ben rappresentate. Ci sono infatti, sorprendentemente, diverse cose in comune, dalla necessità di trovare maggiore dialogo (sia tra coetanei che non) a quella di esternare il proprio vero Io, senza sentirsi giudicati o sbagliati.
C’è il bisogno di legami ma anche di indipendenza personale, senza che questo venga letto come egoismo. Tutte queste esigenze sono tanto legittime quanto fondamentali così come lo sono i confronti. Proprio quest’ultimi consentono di evitare – spesso – scontri. Non si deve dare nulla per scontato, specie in relazione agli altri, a ciò che hanno vissuto e provato. Si possono aprire mondi abbattendo barriere emotive e generazionali. E questo film torna a ricordarcelo nel suo stile inconfondibile.
Quel pazzo venerdì ha segnato una generazione di ragazze e ragazzi nati tra gli anni ’90 e i 2000 e quella generazione è cresciuta con film di tale genere, a metà tra la commedia e l’irreale (assurdo, sì, ma molto plausibile). Tra quelle pellicole dei “tempi d’oro” di fine/inizio millennio, il film del 2003 con Curtis e Lohan spicca ancora, essendo, come si suol dire, “invecchiato bene” e rimanendo attuale. Ed è straordinario sapere che le persone cresciute con quel film, possano rivedersi e ritrovarsi anche oggi nel sequel e nelle vicende che riguardano Anna, Tess e tutto il resto della “banda”. Sì, Jake alias Chad Michael Murray compreso!

Saper raccontare ancora una volta varie tematiche, anche importanti, con leggerezza senza scadere nella banalità
Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo riesce a giocare nuovamente con la dinamica generazionale senza risultare ridondante, anzi affronta ogni tematica, anche le più delicate, con ironia e intelligenza. Oggi come allora è divertente ma non superficiale.
Il film, pur rimanendo una commedia fresca e godibilissima, tratta invero argomenti di grande rilevanza, come la perdita di un caro, l’elaborazione del lutto, le difficoltà che vivono le famiglie allargate nel crearsi e trovare stabilità, la ricerca della propria identità, il tempo che passa e i mutamenti psicofisici che comporta (inclusa la relativa paura del cambiamento) e molto altro ancora.

Il pubblico più giovane si sentirà rappresentato e compreso e la medesima cosa succederà ai più adulti, incluso chi era adolescente all’epoca (e ora si sente in un limbo tra le due generazioni). Tutte e tutti, loro, in questo sequel troveranno una sorta di ponte emotivo tra passato e presente.
Si tratta anche di un ponte generazionale che riesce a metterle tutte in collegamento tra loro: dalla più “lontana e datata” alla più “moderna e attuale”, facendo capire agli spettatori, un po’ come alle protagoniste, che ci si scherma spesso e ci si nasconde dietro ad una facciata (magari la stessa o diversa per ogni contesto), avendo timore di esporre i propri traumi, ferite e paure ma si è – tutti – più simili di quanto non si creda. Immedesimarsi negli altri aiuta a comprenderlo veramente.
L’aggiunta di nuove figure femminili protagoniste arricchisce la trama e la rende, rimanendo in tema, ancora più credibile e attuale, senza scivolare mai nel banale, estendendo il rapporto genitori-figl* alle problematiche del mondo di oggi. Ed è meravigliosamente studiato anche il simbolico passaggio di testimone tra Tess e Anna ad Anna e Harper.

Tuttavia non è solo una questione di genere: è una questione di famiglia. Una splendida storia di amore (di tutti i tipi e forme), di relazioni di coppia (vecchie e nuove), di sorellanza e fratellanza, di amicizia, appartenenza e identità. Tutto ciò è reso alla perfezione da dialoghi ben curati, divertenti ma anche profondi, i quali fanno emergere un messaggio fondamentale: ci si protegge dietro le differenze generazionali per paure che spesso sono non solo condivisibili ma anche condivise. E possiamo sostenerci gli uni gli altri, affrontandole.
Senza diventare mai pesante o drammatico, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo riesce a inserire momenti di reale commozione. Non mancano le risate – anzi sono tante – ma è impossibile non provare un nodo alla gola, soprattutto se si è cresciuti con Anna e ora si ha la sua età, o si è genitori di una nuova “Anna”. O della Anna che è dentro ognuno di noi.

Colonna sonora e costumi: il giusto mix perfettamente studiato, bilanciato e soprattutto inserito tra passato e presente
Anche la colonna sonora è curatissima: ogni brano ha un senso, un richiamo, una memoria. Le musiche trasportano lo spettatore nel 2003 quando serve, o lo fanno tornare nel presente senza strappi. Un’operazione riuscita che, insieme ai costumi ben studiati, contribuisce a rendere questo sequel visivamente ed emotivamente completo.
A rendere Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo un prodotto così ben “confezionato” è quindi anche (e soprattutto) il lavoro meticoloso fatto sul piano musicale e stilistico. Dopotutto la musica è sempre stata il fulcro anche del primo film: è stata ciò che diviso e unito e soprattutto è ciò che coinvolge e definisce Anna più di qualsiasi altra cosa. Ritrovarla ancora legata ad essa nel sequel è una carezza al cuore dei fan di ieri, e lo sarà anche per i fan di oggi.

Le canzoni scelte non sono semplici riempitivi o sottofondi: ognuna di quelle selezionate – tra brani pop iconici, richiami ai primi anni Duemila e pezzi contemporanei – ha una funzione narrativa precisa, emotiva o evocativa.
È un equilibrio rarissimo: la musica cuce insieme le generazioni, non solo le accompagna. Ci sono momenti in cui un solo attacco musicale basta a dire più di una scena intera. È il caso di sequenze dove il passato riaffiora in pochi secondi. Non è mera nostalgia: è stratificazione emotiva, e funziona.

Tra musica e stile ecco perché davvero niente è lasciato al caso e tutto è intenzione
Anche i costumi, proprio come le canzoni, sono frutto di una regia consapevole e mai approssimativa. Ogni outfit è studiato per esprimere evoluzione, identità e – dettaglio non da poco – appartenenza a un’epoca e a una fase della vita: sono ironici e iconici, coerenti, scelti per raccontare caratteri ed età, sono rappresentativi di personalità e momenti di vita.
Quindi non hanno solo una funzione estetica: risultano parte integrante della narrazione. Questo permette agli spettatori di leggere i personaggi anche quando non parlano. Soprattutto se si tratta di Anna e Tess (visto che le si conoscono meglio). Ma lo stesso vale per Harper e Lily: tutti i look sono autentici e mai caricaturali perfino quando molto eccentrici o particolari.

Il look di Anna oggi è credibile, coerente con la ragazza ribelle che conoscevamo, ma cresciuta, più sfumata, più reale e consapevole di sé. Quello di Tess risulta spesso moderno ma mai scollegato dalla sua età, e racconta con eleganza il passare del tempo e la trasformazione personale.
E poi ci sono le nuove generazioni: i loro stili sono una fusione esplosiva e colorata, vivace e rappresentativa di come i giovani usino l’abbigliamento non per “apparire” ma per esprimersi. Tutto è parlante, tutto ha un perché. E nell’insieme, musica e costumi non fanno solo da cornice: raccontano e rafforzano la trama tanto quanto i dialoghi. Sono a loro volta le fondamenta del ponte che questo film costruisce, con cura e intelligenza, tra il “noi di ieri” e il “noi di oggi”.

In sostanza ogni brano così come ogni outfit raccontano qualcosa e creano collegamenti tra passato e presente, tra madri e figlie (e non solo), tra chi guarda oggi e chi guardava più di vent’anni fa.
Alcuni passaggi musicali e visivi, non servono solo a sottolineare l’azione, ma funzionano da vera macchina del tempo: riportano lo spettatore esattamente lì, dove aveva lasciato le emozioni nel 2003, e subito dopo lo rispediscono nel presente, a riflettere sui cambiamenti vissuti e avvenuti nel frattempo, fino a plasmare la persona che è oggi. Allo stesso modo guidano anche i nuovi spettatori a vivere e comprendere al meglio questo passaggio/ponte tra epoche, pur essendo nati dopo il primo film.

È un enorme lavoro complessivo che dimostra grande attenzione e rispetto per il pubblico e dedizione per questo sequel: chi ha amato Quel pazzo venerdì non viene trattato come un semplice nostalgico da coccolare e accontentare con poco, bensì come uno spettatore intelligente che merita coerenza e cura.
Il tutto è comunque pensato e realizzato su misura anche per gli spettatori odierni: look e brani donano un tocco pop ed energico a Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo che avvicina, appunto, le nuove generazioni, rispecchiandole, senza però alienare chi ha amato il primo film.

Un film per tutti: risate, emozioni e (ri)scoperte
Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è dunque un film per tutta la famiglia, dove ognuno trova qualcosa: risate, nostalgia, nuove riflessioni o semplicemente un buon momento di cinema. Nel panorama cinematografico attuale, fatto di alti e bassi, attese di grandi novità e super ritorni non è un dato scontato.
Questo sequel piacerà ai giovanissimi, ai “malinconici” degli anni ’90/2000, ai genitori e persino ai nonni. Perché il suo messaggio va oltre l’età: parla di ascolto, empatia, condivisione. Di quanto sia fondamentale aprirsi agli altri per capirli e per meglio se stessi. E per farlo, ci si deve mettere – anche solo metaforicamente – gli uni nei panni degli altri.

Sul podio dei migliori film Disney del 2025? Molto probabilmente sì
In un anno ricchissimo di titoli Disney tra remake attesi, lanci e rilanci, nuove saghe e grandi “blockbuster”, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo riesce a imporsi per cuore, scrittura, coerenza e calore. Anche questo non è un fattore affatto scontato.
Basti pensare ai film già usciti, come ai due remake dei quali si è più parlato anche se, con risultati del tutto opposti, ovvero il controverso Biancaneve, live-action del classico Disney, con le canzoni originali di Benj Pasek e Justin Paul e il perfettamente realizzato (pur se rivisitato) Lilo & Stitch, live-action dell’amato film d’animazione del 2002.
Al tempo stesso il 2025 è l’anno de I Fantastici Quattro: Gli Inizi – film del Marvel Cinematic Universe che reintroduce i Fantastici Quattro – fresco di debutto sul grande schermo e sarà quello di Avatar: Fuoco e Cenere, il terzo film del franchise di successo Avatar di James Cameron, in arrivo nelle sale italiane il 17 dicembre.
E poi ancora c’è stato Elio, il nuovo film Pixar che racconta la storia di un bambino che sogna lo spazio così come è arrivato il turno di Captain America: Brave New World, altro film del Marvel Cinematic Universe – con protagonista Falcon (Sam Wilson) e, a riunire diversi personaggi dei film precedenti del Marvel CU, è poi giunto il film Thunderbolts.

Nel 2025 inoltre spazio, dal prossimo 9 ottobre, a Tron: Ares, terzo film del franchise Tron e dal 6 novembre anche a Predator: Badlands, film 20th Century Studios, nuovo capitolo del franchise di Predator. Grande attesa poi per il sequel del film d’animazione vincitore dell’Oscar, Zootropolis 2: prossimo film Walt Disney Animation Studios, nelle sale italiane dal 26 novembre.
Tra i film targati/prodotti Disney ed usciti nel 2025 (o in prossimità di farlo) non è dunque facile piazzarsi in cima. Vero anche che si tratta di generi differenti, vero che siamo a poco più di metà anno e ci aspettano ancora grandi titoli ma, fino a questo momento, a Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo spetta sicuramente una menzione d’onore. E non solo in qualità di “film dell’estate” ma proprio come film capace di trasformarsi in uno dei pochi sequel riuscitissimi e centrati.

No, non era facile aggiudicarsi tale merito eppure, eccoci qui: con un film che non solo regge il confronto col suo predecessore ma ne espande il significato. Un sequel che ha tutto per diventare un nuovo cult. Sia da amanti di quello del 2003, sia che lo si scopra adesso: questo è un film da non perdere.
Non c’è nostalgia fine a se stessa, ma una voglia sincera di raccontare, unire, far ridere e riflettere. Per farlo, Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan sono tornate in perfetta sinergia – pur non essendo loro due in qualità di madre e figlia il fulcro del film – e lo hanno fatto brillando in un’opera che sa far ridere di gusto, emozionare con delicatezza e riaccendere vecchi ricordi con la forza di nuove storie. E allora sì: la fortuna può davvero colpire due volte. Specie quando non è solo fortuna ma anzi tanto lavoro ben ideato.



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