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Guerra Israele-Iran: i possibili rischi legati ad un blocco dello Stretto di Hormuz

Di Fabrizio Scarinci

TEHERAN. L’attuale conflitto tra Israele e Iran ha notoriamente causato notevoli preoccupazioni riguardo alla possibilità che la Persia possa tentare di bloccare lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo.

La corvetta missilistica iraniana Soleimani nella acque di Bandar Abbas  (Tasnim News Agency)

 

L’importanza dello Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz è un passaggio marittimo collocato tra l’Iran e l’Oman, che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e, quindi, all’Oceano Indiano.

In ragione della sua posizione geografica, esso risulta particolarmente importante per ciò che concerne il commercio energetico globale.

Secondo la U.S. Energy Information Administration, infatti, nel 2024 sono passati da qui circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi e un quinto del gas naturale liquefatto (GNL).

Tale importanza strategica lo rende, dunque, un target sensibilissimo nel caso di conflitti regionali come quello a cui stanno dando luogo Israele e Iran.

Immagine satellitare dello Stretto di Hormuz

 

Il possibile impatto economico

Un’eventuale chiusura dello Stretto avrebbe, senz’altro, conseguenze molto pesanti sull’economia globale.

I prezzi del petrolio potrebbero, infatti, aumentare drasticamente, con impatti sull’inflazione e sulla crescita economica.

Il rischio che Teheran blocchi lo Stretto

Nel corso degli ultimi anni, Teheran ha più volte paventato la chiusura dello Stretto come strumento di deterrenza nei confronti dei suoi nemici regionali e non.

Con il surriscaldarsi della crisi con Israele, tale prospettiva potrebbe, ovviamente, divenire più concreta.

Malgrado i tentativi di apertura delle ultime ore da parte degli Ayatollah (se Israele smettesse di bombardare smetteremmo anche noi, hanno dichiarato diversi esponenti politici del regime ndr), non si può, infatti, non considerare come Teheran abbia più volte minacciato rappresaglie nei confronti di vari Stati della regione e delle maggiori potenze occidentali presenti nell’area con le proprie forze militari (su tutti USA, UK e Francia) nel caso in cui avessero aiutato le azioni difensive di Tel Aviv.

Al fine di porsi nella condizione di bloccare lo Stretto, i vertici iraniani hanno sviluppato, nel corso del tempo una strategia di “anti-accesso e interdizione dell’area” (A2/AD) mirante a sfruttare la geografia dello Stretto a loro favore.

Ricordiamo a tal proposito, come le caratteristiche del passaggio, stretto e poco profondo, consentano di utilizzare efficacemente piccole imbarcazioni veloci, droni, missili antinave e mine navali per ostacolare la navigazione.

Non a caso, le forze militari iraniane risultano in possesso di circa 6 mila mine navali, tra cui quelle a contatto, magnetiche, acustiche e a pressione, che potrebbero essere posizionate o rilasciate rapidamente da imbarcazioni costiere o piccoli sottomarini.

Un sottomarino “Midget” classe “Ghadir” appartenente alle forze navali iraniane

 

Malgrado tale insidia, però, non si può non sottolineare come questi primi giorni di guerra abbiano ampiamente mostrato tutte le deficienze tattico-operative del complessivamente arretrato apparato militare di Teheran, che, in caso di blocco, verrebbe verosimilmente sottoposto ad un attrito ancor più forte da parte dei suoi avversari; cosa, quest’ultima, che potrebbe certamente costituire un validissimo incentivo alla prudenza.

Possibili reazioni da parte degli USA e dei loro alleati

Gli Stati Uniti e i loro alleati regionali, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, fanno parte della Coalizione per la Sicurezza Marittima Internazionale (IMSC), istituita nel 2019 per monitorare e proteggere le rotte marittime vitali nel Golfo Persico.

Se l’Iran dovesse tentare di bloccare lo Stretto, è altamente probabile che questa coalizione risponda con azioni militari per garantire la libertà di navigazione.

Ad essa si aggiungerebbero, inoltre, anche le forze di altri Paesi.

Ricordiamo, tanto per fare un esempio, come proprio in seguito alle minacce iraniane di colpire gli asset mediorientali di tutti gli attori che dovessero aiutare Israele a difendersi, anche il Regno Unito starebbe potenziando la propria presenza nella regione.

Conclusioni

In generale, la possibilità che l’Iran tenti di bloccare lo Stretto di Hormuz rappresenta una minaccia, senza dubbio, significativa non solo per gli altri Paesi della regione ma anche per la sicurezza energetica globale.

Tuttavia, quantunque il livello di tensione risulti elevato, al momento non si è registrata nessuna significativa azione in tale senso.

Del resto, come anticipato pocanzi, anche in ragione dell’inadeguatezza dello strumento militare iraniano, diverse fonti ritengono che il regime di Teheran sia, al momento, più orientato a cercare un compromesso che a proseguire con le ostilità.

In ogni caso, nel corso dei prossimi giorni anche l’evolversi di tale dinamica potrà essere compreso molto meglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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