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Chagall in occasione di un suo ricordo a Roma

Marc Chagall (1887-1985) fu un Ebreo installatosi nell’Europa dell’est. Familiarizzò con Modigliani e Soutine, entrò in contatto con i pittori orfici e con Robert Delaunay, conobbe Guillame Apollinaire poeta dell’Avanguardia e teorico del Cubismo ed incominciò a studiare tutti gli stimoli che la capitale francese gli offriva nelle avanguardie. E le sue radici rimasero sempre francesi. E infatti a trent’anni pubblicò un libro dedicato ai suoi ricordi infantili.  La meraviglia è uno dei punti forti dello Chagall pittore. Non lo si può definire Espressionista perché il colore non è l’unico protagonista dei suoi quadri.
Del Cubismo si interessò, ma il tipo di immagine a cui giunse fu quella legata al modo in cui frammentiamo i ricordi, li lasciamo affiorare, li sovrapponiamo l’uno all’altro. E ad ossessionarlo meno era ciò che interessava più i Cubisti, quindi quello che accade dentro le cose. Negò qualsiasi consonanza tra il suo stile e quello del Surrealismo. Inoltre l’influenza della psicoanalisi per lui fu sostanzialmente nulla: le sue immagini procedono per ricordi ben consapevoli dei luoghi della sua infanzia.
Nei suoi quadri c’è un vocabolario di immagini (la donna, la casa, la mucca, i violinisti, uomini con la falce, gli sposi, ecc…) e si ripete come parole in una poesia: le figure risultano spesso capovolte, o distribuite senza alcuna prospettiva. Non per nulla la sua spontaneità piacque agli Espressionisti tedeschi che lo invitarono a esporre presso la galleria Sturm a Berlino. Seppur intimo amico di Modigliani e Soutine si tenne alla larga dal loro senso precario dell’esistenza. Con l’amatissima moglie Belle impostò la sua vita come fosse una favola.
Probabilmente per questo nel suo Autoritratto con sette dita lo vediamo dipingere non ciò che vede dalla finestra, (tra cui la Tour Eiffel), ma ciò che vede in una nuvola di pensieri rappresentata al polo opposto della finestra, cioè: un villaggio russo con la sua chiesa, a cui aggiunge nella tela, una mucca e una contadina. Sette dita sono le stimmate dell’artista, la sua capacità magica che gli consente di volare insieme con Belle nel notissimo La Passeggiata. Le favole rimasero per sempre il suo stimolo più importante, le trasse anche da episodi della Bibbia, libro di storie per eccellenza che illustrò con enorme entusiasmo (1930).
Tornato in Russia (dove era nato), durante la Rivoluzione, (dove visse insegnando), fu ricacciato in Occidente dai dissidi di Malevic. Visse poi a New York, dove perse la moglie e fu di nuovo a Parigi dove ebbe l’onore di decorare la volta del teatro dell’Opèra. Trascorse la sua vecchiaia in Provenza. Non si può dire che egli sia stato determinante, per molti critici, nello sviluppo del linguaggio artistico del suo tempo, tuttavia il “Caso Chagall” è significativo proprio per la sua indipendenza, per la sua impossibilità di sottomettersi ad una regola e vivere di “favole”.

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