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Endovena

di Alessandro De Felice
Il ragazzo era steso a terra in posizione fetale con le braccia protese a parare in malo modo i colpi che gli veniva inferti alla rinfusa. La faccia coperta da profonde ferite e si udivano solo gemiti di dolore fuoriuscire dalle sue membra. Man mano che il possente bastone sferrava i colpi, una serie di gocce di liquido organico partivano scagliate in ogni direzione. Alcune cadevano a terra per gravità e, una volta al suolo, si univano formando un miscuglio rossastro con la fanghiglia della pioggia appena cessata. Pugni e calci lo distraevano mentre altri lo derubavano del contenuto delle sue vesti.
La sua storia poteva essere riassunta in tre parole disposte in modo rigorosamente sequenziale: debiti, strozzini e droga.
Marco, questo il suo nome, è il distributore automatico di sostanze più o meno lecite dell’intero distretto.
Ogni volta che qualcuno aveva da ridire sulla qualità del prodotto, se la riprendeva con lui;
ogni volta che il prodotto mancava, se la prendevano con lui;
ogni volta che qualcuno non pagava o era in debito … beh, avete capito.
La situazione in cui si trovava ora era normale routine, ormai ci aveva fatto il callo … sempre se mai ci si  riesce ad adattare a continue percosse ed a qualche osso rotto di tanto in tanto.
Non si può dire che alla gente dispiaceva, era un derelitto, un bastardo approfittatore che avrebbe venduto il culo per qualsiasi cosa. Alcuni dicono che lo abbia fatto già molte volte.
Marco era uno di quegli stronzi che vedi posto strategicamente a chiedere spicci all’uscita di una stazione. Uno di quelli che aveva fatto morire d’infarto il padre e impazzire la madre per aver sperperato tutti i loro risparmi. Un essere abietto al quale piaceva derubare e stuprare ben volentieri le donne sole, avventuratesi nell’oscurità dei vicoli che lui aveva imparato a chiamare casa.
La sua unica consolazione era la protezione offerta dal suo capo dai nuovi padroni deambulanti della catena alimentare.
Ovviamente tutto il resto non era compreso in questa “assicurazione”, quindi le percosse ci stavano.
Dopo che il gruppo di ragazzini si fu allontanato, Marco riprese a stento la posizione eretta e si accorse dell’ovvia mancanza del suo zaino pieno di “provviste”.
Portandosi la mano alla testa, emanò un urlo di dolore e di rabbia che rimbombò più nella sua mente che nella realtà.
-“merda … adesso devo sorbirmi anche il vecchio”, pensò mentre si ripuliva dal lerciume attaccatosi alle sue vesti.
Cercando di ricomporsi senza svenire, si accorse della mancanza di una delle sue scarpe finita a molti metri di distanza.
-“devono avermele date veramente forti stavolta, quasi non vedo niente”, sospirò esponendo a stento una smorfia contenuta in un sorriso quasi accennato.
Mentre proseguiva goffamente verso l’incrocio con lo stradone principale, raccolse la sua calzatura e cercò di indossarla restando in equilibrio su un piede solo.
Tutto inutile.
Il muro per un appoggio immediato era troppo distante e la caduta fu rovinosa.
La testa urtò parzialmente una grata che contornava l’ingresso di una cantina, fu il colpo decisivo per fargli perdere definitivamente il contatto con il mondo esterno.
Ruzzolò in maniera scomposta al suolo, il peso dell’intero corpo cadde completamente sul polso della mano sinistra facendone fuoriuscire uno degli ossicini e provocandone un’innaturale movimento.
Non vi fu alcun suono di rottura, ma la mano del ragazzo ormai poggiava completamente con il dorso sull’avambraccio, schiacciato a sua volta dal fianco.
Un sospiro gli fece perdere conoscenza e quasi lo spense.
Il corpo privo di conoscenza fu avvistato da uno dei suoi “colleghi” che ne segnalò subito la presenza.
Stavano per condurlo in barella nel container allestito per ospedale del campo, quando un contrordine, proveniente dal suo datore di lavoro, lo fece invece trasportare come un sacco nelle mani di un umanoide privo di pollici opponibili in uno dei condomini sgombrato di recente.
Buttato sul pavimento di una stanza, venne svegliato da una secchiata d’acqua gelida…continua la lettura

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Written by i love zombie

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