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Vacanza all’Inferno

di Igor Zanchelli
I ruderi dell’antica torre di avvistamento si ergono distanti, a guardia del tratto di mare antistante. Costruita sulla nuda roccia di uno scoglio che si allungava verso il mare per un centinaio di metri, era nata per l’avvistamento delle navi saracene che compivano barbare sortite su queste terre. Poco vicino i resti di un’altra costruzione che, probabilmente, fungeva da ricovero per gli animali, ovvero i cavalli. Quando i soldati avvistavano navi nemiche accendevano un fuoco in cima alla torre, cosicché le altre torri presenti su tutto questo tratto di costa vedendo il fuoco e accendendone uno a loro volta, segnalavano in tutto il promontorio l’imminente attacco.
Alla fine dello scoglio c’è un boschetto di macchia mediterranea, fatto di pini marittimi e altri arbusti di cui non conosco il nome, che colora di verde il braccio di roccia che si allungava verso il mare.
La lunga spiaggia disegna una mezza luna, figura ricorrente nelle baie della zona, con alte scogliere a racchiuderla nelle parti che si perdono in mare. Dopo la spiaggia verso l’interno, una decina di campeggi dove vacanzieri provenienti da tutte le parti d’Italia, e anche dall’estero, venivano a ricaricare le batterie dopo un intero anno fatto di lavoro.
Villaggi dotati sia di bungalow sia di piazzole per le tende e camper. Tutti dotati di buone recinzioni che ne delimitavano i confini. A percorrere l’unica strada che collega questi centri vacanza non si riusce a capire dove finisce un villaggio e ne inizi un altro dato che erano praticamente attaccati gli uni agli altri.
Una rigorosa legge regionale di tutela ambientale obbligava questi campeggi ad avere degli impianti di desalinizzazione e depurizzazione delle acque nere.
Guardo questa lunga spiaggia, sotto la cocente calura; il cielo è azzurro e nonostante fosse luglio inoltrato, il maestrale soffia forte rendendo con i suoi sbuffi di aria frizzante più sopportabile il forte calore che il sole irraggiava, insensibile e incurante delle umane disgrazie, su questo nostro mondo.
Con l’aria fresca arriva anche l’insopportabile olezzo della morte. L’odore della putrefazione ammorba l’aria incessantemente, nessuno riusce ad abituarsi ed ogni tanto si avverte la necessità di mettersi sotto il naso un mazzetto di erbe aromatiche, principalmente rosmarino, per cercare un pochino di sollievo.
All’orizzonte nuvole bianchissime ed immense, disegnano le forme più varie e strane che durano pochissimo, fino a quando una nuova folata di vento ne cambiava i contorni. Sembrerebbe un paradiso, se non fosse che siamo sprofondati all’inferno.
I gabbiani volteggiano sul mare come se nulla fosse cambiato; sfruttando le correnti ascensionali, tenendo le loro grandi ali spalancate e ferme cercano cibo. Attendono che qualche pesce, un po’ stupido o coraggioso si avvicini troppo alla superficie.
Era uno dei mie turni di guardia sulla spiaggia, l’unico varco verso il mondo esterno. Siamo sistemati ogni ottanta metri, così come prescriveva la legge che regolamentava i bagnini. In questo modo si riusciva a controllare tutta la baia e prevenire eventuali attacchi che venivano dal mare.
Mi sento come uno degli antichi soldati che abitavano la decadente torre. Per segnalare le incursioni, non accendiamo fuochi, ma facciamo un fischio; non armiamo i cannoni, ma impugniamo una specie di alabarda spacca crani.
Chi ci attacca non vuole i nostri averi, i nostri gioielli, il nostro cibo; chi ci attacca vuole noi…continua la lettura

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Written by i love zombie

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