Il finale di stagione di Gomorra – Le Origini segna il punto di non ritorno: i sogni si spengono, i legami si trasformano e nasce l’ombra della Gomorra che conosciamo, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano

Il punto di non ritorno di una generazione
Con l’arrivo del sesto e ultimo episodio della prima stagione, Gomorra – Le Origini raggiunge una maturità narrativa che fa tremare le fondamenta della sua stessa storia. Non siamo più nel tempo delle possibilità, né in quello delle illusioni o dei rimandi al “sogno americano”: siamo nel tempo delle scelte definitive.
Il prequel Sky Original, nato per raccontare come tutto è iniziato e facendolo in modo eccellente nonché sorprendente, e grazie ad ogni singolo personaggio che ne ha fatto parte (a prescindere dal timing. Tutti sono stati/sono fondamentali, come ci hanno dimostrato ‘O Paisano e sua sorella Anna, i Francesi, Corrado Arena, Don Antonio Villa, ‘O Santo, l’avvocato Almena, zio Tonino, Lunella la mamma di Pietro, i coniugi Ajeta, Enza, ‘A Cinese, Donna Concetta Rizzo e Nicola Varriale, Lucia Caputo, Don Benedetto, la mamma di Tresette, la compagna di Mimì e molti altri ancora), ora mostra con lucidità e dolore come tutto stia ormai finendo. Finendo non in senso cronologico, ma umano. Perché ciò che si spegne, episodio dopo episodio, è la possibilità stessa di immaginare un futuro diverso.

Il sogno americano che svanisce, l’incubo che resta
L’America, intesa come altrove, come via di fuga, come promessa, perde progressivamente consistenza fino a diventare un’eco lontana. Al suo posto resta Secondigliano e rimane Napoli, con le sue strade, i suoi clan, le sue leggi non scritte, all’interno di una cornice e del suo quadro generale, nel quale tutto sta cambiando, inesorabilmente.

Una Napoli che non è solo sfondo, ma organismo vivo, che assorbe e modella i suoi figli, plasmandoli lentamente, fino a lasciarli (all’interno delle dinamiche ormai createsi) senza chance di ritorno e/o salvezza. Qui non si sogna più: si sopravvive. La serie racconta con estrema sensibilità questo passaggio: dalla speranza alla rassegnazione, dalla rassegnazione alla ferocia. Il sogno lascia spazio all’incubo e quest’ultimo diventa realtà, l’unica possibile e immaginabile, cancellando quella sfiorata, accarezzata e tanto desiderata, anche se per poco.
Pietro Savastano: nascita di un destino noto
Il percorso del giovanissimo Pietro Savastano si fa sempre più netto. Non è ancora il boss che conosciamo, ma non è più nemmeno il ragazzo che abbiamo incontrato all’inizio, quello che insieme a Lello, Manuele, Toni e Fucariello, letteralmente apre le danze, introducendo uno show che sì, realmente fa esclamare “(U)Ah, che spettacolo”.

Tutto però è destinato a cambiare. Ogni scelta, ogni silenzio, ogni compromesso aggiungono un tassello alla costruzione di un’identità che sembra ormai inevitabile e anzi, si sapeva sarebbe stata tale. È proprio questa inevitabilità a rendere il racconto così potente: non assistiamo a una trasformazione improvvisa, ma a un lento scivolare. Una dolorosa metamorfosi.
Imma e Scianel: radici di donne destinate a diventare icone

Il finale di stagione consolida anche la centralità di Imma e di Annalisa Scianel, mostrando le radici emotive di due figure destinate a lasciare un segno profondo nell’universo di Gomorra, grazie alla forza caratteriale di tutte e due, molto diverse l’una dall’altra, eppure legate indissolubilmente.

Entrambe, a modo loro, sono intrappolate in un mondo che concede pochissima libertà di scelta. La loro forza non nasce dall’assenza di paura, ma dalla capacità di convivere con essa, così come con le menzogne e le scelte drastiche, fatte e da fare per mettersi in salvo in un tempo e contesto nei quali stanno imparando a farsi sentire (sì, anche quando non si dice niente) e farsi strada, intraprendendo la rispettiva, a modo proprio, e avvicinandosi alla ribellione che sta partendo dal loro interno.
Sono donne che iniziano a comprendere che, in questo scenario, amare significa esporsi al rischio massimo. E che devono tutelarsi, da sole. Dopotutto: “L’amore è come un fiore…Sfiorisce in fretta”.

Angelo ‘A Sirena, il legame che brucia tutto: la città, il futuro e ogni sogno immaginato
Se poi anche il rapporto tra Pietro e Imma resta uno dei cuori pulsanti della serie, nonostante le molteplici difficoltà per divenire concreto e soprattutto per essere vissuto in purezza e semplicità, è soprattutto il legame tra Pietro e Angelo ‘A Sirena a emergere come il più viscerale, profondo e destabilizzante.

Un rapporto che ha la struttura di una fratellanza vera e propria, fatta di riconoscimento reciproco, di somiglianze scomode (quanto innegabili e inevitabili) e di un destino che sembra intrecciato ben oltre la volontà dei due.
È qui che Gomorra – Le Origini colpisce più forte: mostrando come ci si possa riconoscere nell’altro proprio mentre si sta perdendo se stessi. Ed è spesso a questo che ci si aggrappa: una vita e un’esistenza costantemente piantonate da morte e sofferenza e, al contempo, a legami troppo forti per essere spezzati.

Colpa, rabbia e vendetta: i nuovi motori dell’esistenza
Questi rapporti si intensificano perché sono alimentati dai sensi di colpa, dalla sensazione costante e crescente di inadeguatezza (al di fuori del mondo criminale non vi è un posto accogliente), e di conseguenza, aumenta sempre di più la rabbia e la fame di vendetta più di quella che di rivalsa verso la vita. Tali sentimenti iniziano a prendere quindi inesorabilmente piede, fino a diventare i veri motori dell’esistenza dei personaggi.
Non sono più emozioni passeggere, ma forze che plasmano le azioni, che orientano le scelte e che (de)formano ogni rapporto. Si comincia a ingannare, tradire, a voltare le spalle, a sfruttarsi a vicenda, perché in questo mondo vige una legge su tutte: morte tua, vita mia. Restare fedeli ai propri sentimenti diventa un lusso che nessuno può più permettersi, sebbene la fedeltà ancora rimanga un minimo all’interno dei clan (pur iniziando decisamente a vacillare e a formarsi in altri) e si cementi nel nuovo gruppo.

Unione apparente, crepa invisibile
Va considerato infatti quanto sia vero tale aspetto: fratellanza e fedeltà ancora ci sono. Anche se è proprio da un tradimento, quello di ‘A Macchietta, che tutte le dinamiche e gli equilibri iniziali sono cambiati, all’interno del gruppo principale, oramai prevalentemente formato da Angelo, Pietro, Tresette e Mimì, sopravvive ancora una forma di unione, di lealtà, alimentata dalla conquista di Secondigliano e da una nuova, fragile indipendenza nonché da quel senso di famiglia, per quanto disfunzionale.
Ma qualcosa dall’esterno trema, si insinua, scuote tutto dall’interno. Prima come una piccola crepa quasi impercettibile, poi come una frattura che spacca ogni cosa: certezze, legami, alleanze (o presunte tali) comprese. È il punto di non ritorno per tutti i personaggi, il momento in cui si comprende che nessuno ne uscirà davvero illeso, in un modo o nell’altro e soprattutto in un senso, o nell’altro.

L’effetto domino delle perdite
Le perdite iniziano a farsi più significative, più pesanti, più definitive. Perdite subìte e perdite inflitte, che generano un inevitabile effetto domino, fatto di altrettante morti e di reazioni a catena che rimandano direttamente all’universo di Gomorra -La Serie. Dove non si guarda in faccia nessuno.
Le possibilità di un futuro diverso non esistono più: resta soltanto un presente amaro, già scritto, in cui c’è spazio solo per ulteriore degrado, disillusione e dolore, e per nuove, inevitabili perdite. Appunto: un desolante effetto domino (il quale però, a livello narrativo, offre molteplici interessanti spunti, nuovi colpi di scena e molti altri intrecci ed evoluzioni di dinamiche).

Il tempo che resta e il legame che resiste
In questo scenario, l’orologio che suggella il legame tra Angelo e Pietro assume un valore profondamente simbolico.
“Il tempo che ci tocca è poco, io e te siamo uguali, siamo fratelli, per sempre”.

Sebbene si voglia ancora augurare e cercare una vita migliore, ormai non c’è più tempo per sognare. È tempo di crescere definitivamente. È un passaggio di testimone, un filo conduttore sempre più intenso e profondo che unisce passato, presente e futuro. Le lancette scorrono verso il cambiamento, verso il dolore, verso la guerra che arriverà, dopo essersi insinuata e aver messo tutti contro tutti. E che anzi, è già iniziata con questo finale di stagione.
Un’innocenza che prova flebilmente a resistere, preservando i più giovani
Solamente nel gruppo dei giovanissimi sopravvive ancora un residuo di innocenza. L’ultimo barlume di speranza rimasto. Una speranza piccola, fragile, quasi impercettibile. Ma proprio per questo preziosa.

Questo ultimo episodio lavora anche e soprattutto, sebbene sottilmente (inteso come delicatamente) su tale contrasto: da una parte la spinta verso il buio, dall’altra gli ultimi barlumi di umanità, dolcezza e ingenuità volendo. Un equilibrio destinato però a spezzarsi: il tempo delle risate a tavola e dei brindisi accorati sembra ormai terminato, per tutti.
Il viaggio è iniziato verso l’universo di Gomorra – La Serie
Il finale di stagione e questo sesto episodio non sono infatti soltanto una conclusione: si tratta di una soglia varcata. Gomorra – Le Origini si avvicina definitivamente al mondo narrativo, estetico ed emotivo di Gomorra – La Serie, tracciando una linea di continuità che rende il prequel non un semplice approfondimento, ma una vera e propria necessità narrativa (ed emotiva).

Il risultato è un finale forte, evocativo e dolorosamente coerente, che non cerca di consolare, ma di raccontare la verità di un universo in cui il prezzo da pagare è sempre l’anima. La prima e l’ultima canzone, poi, suggellano perfettamente il tutto. Sono invero opposte quanto complementari: la prima apriva lo show “parlando” di danza e spensieratezza, l’ultima di mera e amara consapevolezza.
Il resto nonché il futuro è tutto già scritto, sì, ma ancora da vedere. E allora Napoli, insieme ad un estratto della canzone che chiude e racchiude tutto, diventa più che mai emblematica: “L’America sta qua. Sta dentro a questo cuore”. E dentro a questa città. Che inizia, davvero, a bruciare.

Trama ultimo episodio Gomorra – Le Origini
NAPOLI, 1977. LA STORIA DI COME TUTTO È INIZIATO – Nel finale di stagione, diretto da Francesco Ghiaccio: “Mentre Pietro progetta un futuro con Imma, Angelo subisce un attacco che lo sconvolge e sarà pronto a tutto pur di vendicarsi. Nel frattempo, ‘O Paisano mette in atto l’ultimo tassello del suo piano“. Marco D’Amore è regista dei primi quattro episodi, supervisore artistico e co-sceneggiatore dell’intero prequel.
Fra lealtà messa alla prova, alleanze inaspettate, sogni che si fanno sempre più lontani e irraggiungibili e un destino che appare ormai segnato, nel finale di stagione è l’ora della resa dei conti per i protagonisti di GOMORRA – LE ORIGINI, serie prequel dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano, prodotta da Sky Studios e Cattleya (parte di ITV Studios). L’ultimo episodio della serie sulla formazione criminale del giovanissimo Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano, arriverà oggi, 6 febbraio, in esclusiva su Sky (21:15) e in streaming solo su NOW.


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