
Gomorra – Le Origini racconta la nascita criminale di Pietro Savastano nella Napoli del 1977: una serie autonoma, potente e necessaria, che amplia l’universo di Gomorra con nuova linfa narrativa. La saga si arricchisce grazie alla scoperta del passato di storici personaggi (nelle loro versioni giovanili) e all’arrivo di incredibili new entry, destinate a divenire icone di questo notevolissimo sequel-prequel
I nuovi volti: quei Bravi Ragazzi (delirio, D’Amore e Ghiaccio) e le tappe di un destino già scritto, non per esaltare o giustificare ma per mostrare la realtà di molti contesti reali, anche dalla prospettiva socioculturale

Donne che scelgono: una forza senza tempo che attraversa le generazioni


Un ritorno alle origini che non vive all’ombra del mito: un passato che diventa immediatamente futuro luminoso
Prima della storia che tutti conoscono, c’è quella che nessuno ha ancora mai visto. Gomorra – Le Origini nasce esattamente da qui: dall’intraprendenza e dal di coraggio di tornare indietro per andare avanti, senza replicare formule, senza sfruttare il successo della serie madre, bensì completandone il senso profondo e sviscerandone nodi fondamentali, oltre a gettare le basi per altri interessanti e necessari sviluppi.
La narrazione ruota attorno alla versione adolescente del futuro, serissimo, intransigente e risoluto Boss Pietro Savastano, qui interpretato da Luca Lubrano, mostrando il suo vissuto, il suo percorso e il processo personale e umano che lo porterà ad entrare nel mondo della criminalità, fino a trasformarsi nel personaggio potente e temuto che noi tutti abbiamo imparato a conoscere in Gomorra – La Serie.

Il tutto avviene sullo sfondo di una Napoli di fine anni ’70, in evoluzione e segnata, soprattutto ai margini del centro abitato, dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina, evento che avverrà anche nelle altre grandi città italiane in quel periodo, tracciando uno spaccato e degli anni delicati, caratterizzati da una piaga che ha distrutto molte giovani vite e, dando al contempo il via a un’innovazione ancora più oscura della criminalità e del progresso delle conseguenti dinamiche correlate.
Fin dal primo episodio è evidente come Gomorra – Le Origini sia una serie ben ideata, strutturata e portata a termine con grande cura e senso logico: segue un percorso narrativo coerente e consapevole: fa parte dello stesso universo di Gomorra – La Serie, ma non ne resta prigioniera o all’ombra. Al contrario, brilla di luce propria, mostrando un suo valore, una forza autonoma, una nuova linfa vitale e un potenziale enorme di sviluppo futuro.

Il senso identitario di Gomorra – Le Origini: appartenenza alla serie principale e indipendenza tangibile
Gomorra – Le Origini è un prodotto di grande livello da un punto di vista multifattoriale e la sua forza si basa su quello che poteva risultare essere un azzardo, ovvero distaccarsi dall’immaginario di Gomorra – La Serie e, dunque, da un tracciato ben preciso, con il rischio di disattendere le aspettative di fan e appassionati storici.
Ma cogliere, raccogliere e coglierne l’eredità non vuol dire non avere una propria identità: l’emulazione completa sarebbe risultata priva di personalità e non avrebbe portato a suscitare interesse (perché sì, lo farà) o ad avere potenziale per sviluppi ulteriori e per il futuro. In pratica è un ritorno alle origini al fine di proseguire, non per fare passi indietro dal punto di vista della storia, della narrazione e della qualità del contenuto (curato nuovamente intensamente anche sotto l’aspetto dialettale).

Non è un prequel creato tanto per “allungare” o sfruttare il successo della saga, bensì per ampliarla, completarla e renderlo un prodotto finito eccezionale, che dà spazio alle sfumature alla base delle origini del tutto. E dietro a ciò c’è un lavoro di scrittura evidente e innegabile, che è ciò che rende questa nuova opera ben concepita, programmata e riuscita: poteva essere una scommessa persa e invece è un qualcosa di tangibile e solido.
Il casting poi è pazzesco e conferisce un’aura di naturalezza che rende il tutto definitivamente convincente con genuinità, quasi perfino senza sforzo (sebbene ci sia stato visto il grande lavoro effettuato da tutti: autori, attori, registi, sceneggiatori, produttori e membri dello staff).
Gioventù, innocenza e perdite: il vero cuore della serie
Uno degli aspetti più potenti e riusciti della serie è il modo in cui viene raccontata la gioventù, l’innocenza iniziale e il lento, inesorabile abbandono di quella purezza.

Gomorra – Le Origini non glorifica mai la criminalità. Al contrario, ne indaga i percorsi, le cause, le fratture. Racconta il disagio delle periferie, la mancanza di opportunità, l’assenza -o l’incapacità- delle istituzioni, e soprattutto mostra quelle scelte che, per alcuni ragazzi, finiscono per diventare l’unica forma possibile di sopravvivenza emotiva e materiale e dunque esistenziale.
La serie mostra come spesso si finisca per creare una famiglia dove una famiglia non riesce a esserci o non riesce a dare sicurezza e sostentamento, emotivo ed economico. E così il gruppo diventa rifugio, protezione, identità, sebbene in alcuni casi la famiglia d’origine ci sia ma è comunque frammentata e appunto in molti casi non dà, perché non può, non perché non vuole, fornire un sostegno.
Tutto ciò lo si riscontra nei vari personaggi, soprattutto nel gruppo dei giovanissimi che ricordano davvero tanto gli eccezionali personaggi del monumentale C’era una volta in America (non a casa seguiranno i medesimi percorsi), a loro volta nella rappresentazione fatta dei protagonisti a cavallo dell’infanzia e dell’adolescenza, segnata da tante mancanze, poche opportunità, sogni di gloria e rivalsa e soprattutto bisogno di provvedere a se stessi (e non solo), optando per la via della criminalità.

Questo tema attraversa tutti i personaggi, dai più giovani ai più maturi, e costruisce un racconto profondamente umano, fatto di legami viscerali, fratellanza, lealtà e valori, anche quando il mondo intorno si fa sempre più violento.
I personaggi: vecchie conoscenze e nuove, potentissime presenze
Accanto ai volti già noti dell’universo di Gomorra -come Pietro Savastano, Donna Imma e Scianel– la serie introduce personaggi completamente nuovi, capaci però di imporsi con lo stesso carisma e la stessa forza evocativa.

Fabiola Balestriere, Luca Lubrano e Tullia Venezia vestono i panni di tre dei personaggi più iconici e storici di Gomorra – La Serie. (In foto i ragazzi al photocall in occasione della presentazione di Gomorra – Le Origini, tenutasi presso il Cinema Barberini a Roma il 15 dicembre 2025, seguito da conferenza stampa).

Gomorra, le serie dei record (che, nel 2021, con la stagione finale, ha fatto segnare il miglior debutto su Sky degli ultimi due anni, con 841mila spettatori medi), rimane una tre le più amate e acclamate produzioni italiane dei tempi recenti, ed è tornata a inizio giugno 2024 con un grandioso appuntamento che ha visto il cast originale ritrovarsi in un bellissimo special. Nella foto in alto, a riprova del casting eccellente realizzato per Gomorra – Le Origini, anche dal punto di vista visivo, gli interpreti nella serie madre dei sopracitati personaggi di Scianel, Donna Imma e Don Pietro Savastano, impersonati rispettivamente dalle celebri attrici Cristina Donadio e Maria Pia Calzone e dall’altrettanto famoso e apprezzato Fortunato Cerlino.

Gomorra – La Serie è stata trasmessa su Sky Italia dal 2014 al 2021, ed è quindi giunta alla sua conclusione dopo 8 anni e 5 stagioni, chiudendo tutti i capitoli della storia con l’ultima, 5 anni fa, nella quale (come anticipato da Salvatore Esposito in occasione della presentazione della serie finale, tenutasi a Roma il 15 novembre 2021) ha vinto l’amore. In un modo o nell’altro.
E così è stato (tanto da rendere i due attori protagonisti di una coverstory cult dedicata di Rolling Stone): una chiusura magica e all’insegna dell’amore, amplificato dai messaggi di addio (per la fine di un’Era) di Salvatore Esposito e Marco D’Amore ai rispettivi personaggi, ossia i celebri Genny Savastano e Ciro Di Marzio. La conclusione di Gomorra è stata così ben delineata da chiudere un cerchio tanto ampio, grazie a loro due, ed alla loro eccezionale chimica che li ha sempre contraddistinti, fin dalla prima stagione, rendendo l’intera evoluzione una catarsi.
Altrettanta complicità e complementarità si ricrea tra il giovane Pietro Savastano (Luca Lubrano) e Angelo ‘A Sirena (Francesco Pellegrino), così come una intensa alchimia si innesca nella coppia nascente, formata da Pietro e Imma, la cui connessione scoppia subito con energia e vigore, creando un legame destinato a durare, dopo aver superato molteplici difficoltà.

La forza silenziosa e decisa delle giovani donne, fulcro della serie ieri come oggi
Un capitolo a parte, tornando al cast odierno protagonista della saga di Gomorra (che si è raccontato in occasione della presentazione del 15 dicembre scorso dopo la magnifica presentazione fatta da Marco D’Amore), lo meritano senza alcun dubbio le giovanissime donne della nuova serie, in particolare Imma e Scianel, interpretate rispettivamente da Tullia Venezia e Fabiola Balestriere, entrambe semplicemente stupefacenti.
In pochi episodi, quindi in un ristretto tempo narrativo, considerando ciò che accade loro, riescono a compiere un percorso emotivo e umano di grande complessità: partono da figure vulnerabili, anche e soprattutto per via della loro giovane età e del contesto che vivono, e si trovano costrette -inizialmente una più dell’altra- a rapportarsi con esperienze che le obbligano loro malgrado (anche in opposizione a ciò che avrebbero voluto), a diventare grandi troppo presto. E in una maniera più che intensa nonché segnata da dolore che le cambierà per sempre.

Ma ciò che colpisce davvero è che non restano in balia del proprio destino. Al contrario, scelgono. Scelgono cosa accadrà loro, chi diventeranno, e soprattutto che tipo di donne vogliono essere e non vogliono più essere. La loro è una presenza fortissima, a livello visivo ma anche narrativo, con un impatto evidente sulla storia: quella futura, che già conosciamo, ma anche quella che qui inizia a prendere forma proprio attraverso le caratteristiche che queste interpreti mettono in mostra in modo esimio.
È una doppia prova attoriale, perché rispondono a personaggi iconici già esistenti, e la superano pienamente, conferendo profondità, identità e una forza che resta impressa e che delinea meglio ai nostri occhi le future Imma e Scianel, comprendendole meglio e anzi, a pieno.
Luca Lubrano e lo sguardo che diventa destino

Straordinaria, poi, l’interpretazione di Luca Lubrano nei panni del giovane Pietro Savastano. A colpire in modo quasi magnetico sono soprattutto gli occhi: occhi che corrispondono perfettamente a quelli del futuro Boss di Secondigliano, sebbene in Gomorra – Le Origini siano ancora luminosi, vivi, carichi di innocenza e perfino speranza. In un destino diverso. Per un domani migliore.
Episodio dopo episodio, quello sguardo cambia, perde progressivamente purezza, si appesantisce, acquista vigore ma anche il dolore di ciò che verrà perso, delle scelte che verranno fatte, del prezzo che verrà pagato. Luca Lubrano è eccezionale nel rendere questa trasformazione profonda, pesante, significativa e al contempo comprensibile e credibile nel mostrare l’evoluzione che porterà Pietro a plasmarsi in un criminale a tutti gli effetti, tanto da diventare un Capo.

È davvero impressionante pensare a un’interpretazione di questa portata a tale età, considerando i 16 anni di Luca Lubrano. Oltretutto e dopotutto la sua era la prova più difficile da portare a termine e compierla, nel migliore dei modi, era tutt’altro che scontato. Il peso di rappresentare la versione inizialmente spensierata, a tratti perfino scanzonata e pura di Pietro Savastano sembrava un’impresa utopica ma Lubrano ha fatto decisamente centro.

Gomorra – Le Origini ph. Marco Ghidelli
E altrettanto potente è il lavoro degli amici di Pietro, interpretati da attori a loro volta giovanissimi e anche più piccoli (Antonio Incalza ha appena 10 anni), che danno vita a un gruppo incredibilmente credibile: non sembrano recitare bensì vivere concretamente quella realtà. La loro naturalezza è quasi scioccante per quanto è autentica, e questo conferisce alla serie una forza enorme, poiché non era affatto scontato tale epilogo.
Anzi, rappresentava uno dei rischi più grandi dell’operazione. I più giovani hanno affrontato una prova diversa ma altrettanto complessa: entrare in un mondo già definito, raccontare il passato di Pietro e, più in generale, di Gomorra – La Serie, pur essendo ragazzi del presente (e oggigiorno viviamo un’epoca e un tempo già diversi da quello della serie madre, figuriamoci rispetto a quelli della fine degli anni ’70). Una prova delicatissima, in sostanza, che viene superata in modo eccezionale e notevole, rendendo questo tassello narrativo solido, attendibile e verosimile nonché perfettamente integrato.

Antonio Del Duca, Mattia Francesco Cozzolino, Junior Rancel Rodriguez Arcia e il piccolo Antonio Incalza interpretano gli amici del gruppo di Pietro, rispettivamente Lello, Manuele, Toni e Fucariello. La presenza scenica di questo gruppo è impressionante: nonostante la giovanissima età (sì, è doveroso ricordarlo ancora), tutti loro, insieme a Luca Lubrano, danno vita un qualcosa di incredibile e che non si può non apprezzare dal profondo.
Ogni personaggio in questa prima stagione è letteralmente di vitale importanza per lo sviluppo e il proseguo della storia e dei fatti. Inclusi quelli che si vedono solo in alcune significative scene (ma che concretamente rimarrà impressa, come quelle in cui ci saranno Enza –Noemi Sales-, la moglie di A’ Macchietta e Lunella –Onorina Della Rocca-, la mamma di Pietro, entrambe intensissime e ancora lo zio di Angelo –Peppe Sole-, ad esempio). È proprio qui che Gomorra – Le Origini compie uno dei suoi colpi più riusciti: anche personaggi con un timing narrativo limitato riescono a essere determinanti, a lasciare un segno, a costruire un nuovo capitolo credibile e potente e un futuro per questo passato, del quale magari pensavamo di non avere bisogno, per poi capire invece, fin dal primo episodio, quanto ce ne fosse.

Tra le new entry protagoniste spicca Angelo ‘A Sirena, interpretato egregiamente da Francesco Pellegrino: una figura carismatica, affascinante e centrale, il cui legame con il giovane Pietro si sviluppa in modo graduale quanto profondo. Si tratta di un rapporto fraterno, viscerale, indissolubile, nato da destini simili e tenuto insieme da un filo invisibile ma costantemente percepibile. E che, a prescindere dalla sua evoluzione e mutazione, sarà fondamentale per la trasformazione di Pietro nella sua versione adulta e quindi nel Boss Savastano.
Pellegrino ha parlato anche in occasione della presentazione della serie dell’importanza relativa alla connessione tra il suo personaggio e quello di Pietro. E al giovane attore classe ’98 va riconosciuto il merito di interpretare il personaggio di Angelo con grande intensità e altrettanta delicatezza: un equilibrio difficile prima da trovare e poi da dosare, ma, fortunatamente, Pellegrino ci riesce in modo straordinario, calandosi splendidamente nel ruolo grazie alle sue espressioni, alla postura, alle movenze e alla chimica con tutto il resto del cast (elemento che è bene ribadire per comprendere quanto sia vincente e imprescindibile un aspetto simile, per il magnifico risultato finale).

Angelo ‘A Sirena è una figura magnetica e trascinante, un malavitoso dall’aspetto angelico e i modi gentili e raffinati che lavora per il clan dei Villa gestendo una bisca, ruolo che gli sta molto stretto anche per diverse ingiustizie e per scarsa considerazione nei suoi confronti e nelle sue capacità, soprattutto da parte di Don Antonio. Ma le cose sono destinate a cambiare e il personaggio di Angelo ad emergere e dilagare. Meritatamente.
Accanto a lui troviamo:
- Antonio Buono, Ciro Burzo e Luigi Cardone che sono rispettivamente Mimì, Tresette e ‘A Macchietta, amici di Angelo ‘A Sirena. Tutti a loro volta ben scritti e magistralmente interpretati in ogni aspetto e sfumatura: paure, opportunità, delusioni, voglia di riscatto, legame e protezione della famiglia, sia della propria che quella formata tra loro e quella che si andrà a creare con Pietro e gli altri. Il trio che accompagna da sempre Angelo si rivoluzionerà e, in breve tempo, gli interpreti dei personaggi sopracitati riescono a rendere perfettamente il cambiamento in questione, dando conferma di ulteriori prove attoriali di livello;
- Flavio Furno nei panni di ‘O Paisano, che dal carcere inizia a costruire l’idea di una camorra nuova, senza schiavi e senza capi ed è un personaggio che, pur avendo un timing ristretto rispetto alle altre new entry, è una presenza talmente potente e di tale influenza e prestigio, da risultare a sua volta centrale e fondamentale;
- Tullia Venezia, una giovanissima Imma Ajeta, divisa tra sogni, studio e un amore travolgente. Una forza d’animo che emerge pian piano ma in modo così netto e deciso che è immediatamente evidente la caratterizzazione della futura Donna Imma, in tutta la sua risolutezza e nel suo modo di provare amore visceralmente e poi nel senso di protezione nonché giustizia che coltiva da sempre, insieme a una mente brillante e un animo delicato ma anche possente;
- Fabiola Balestriere che interpreta Annalisa Magliocca, la futura Scianel, qui giovane madre vittima della gelosia violenta del marito, in grado però di prendere decisioni drastiche quanto necessarie per divenire la donna di carattere vista in Gomorra – La Serie. Personaggio inconfondibile che inizia qui a miscelare aromi e fragranze, così come a definire la propria personalità e la propria autonomia;
- Renato Russo è presente come Michele Villa ‘O Santo, erede di una delle famiglie più potenti della criminalità napoletana, un personaggio diviso e divisivo che con le proprie doppiezze riuscirà a innescare dinamiche imprescindibili per il futuro della criminalità in tutta Napoli;
- Ciro Capano veste i panni di Don Antonio Villa, il padre di Michele ‘O Sant e attuale boss di Forcella, ed è il primo a sottovalutare sia Angelo che il suo stesso figlio nonché erede, imponendosi con la forza e la prepotenza su tutto e tutti, dando per scontato di avere ancora molto tempo e potere dalla sua;
- Biagio Forestieri nei panni di Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette a Napoli, altra figura chiave (appare poco ma conta tanto) soprattutto in relazione ad Angelo ‘A Sirena e al futuro di tutto il gruppo;
- Veronica D’Elia nei panni di Anna, sorella di ‘O Paisano. Figura incredibile, di una potenza prima insospettabile e poi disarmante. Altro elemento cardine nonostante i pochi minuti (almeno in questa prima stagione) a sua disposizione, ma tutti decisamente d’impatto e significativi.

Si tratta di un cast fenomenale, composto da giovani attori e da altri più maturi e con una lunga esperienza in qualità di interpreti, i quali, tutti insieme e grazie a un incredibile mix frutto di un ottimo casting (semplicemente pazzesco in quanto nulla appare forzato, tutto sembra fluire con una genuinità rara, opera di un lavoro profondo e meticoloso) e grande talento, restituiscono autenticità, naturalezza e verità emotiva a ogni dinamica e a questa storia tratta dai “giorni di un futuro passato” dell’universo di Gomorra.


Due gruppi, uno solo riflesso: la nascita del clan come famiglia
La serie costruisce un raffinato gioco di specchi tra i due gruppi già introdotti: da una parte i giovanissimi, ancora sospesi tra gioco e sogno; dall’altra un gruppo più adulto, ma comunque giovane, già segnato dal vissuto, dalle esperienze e dagli obiettivi che man mano capiscono di voler ottenere, visti gli eventi che si susseguono e alla forza che dimostrano, acquisendola e comprendendo, in realtà, di averla sempre posseduta internamente.
Entrambi i gruppi si riflettono, si rafforzano, si riconoscono. Nasce così il concetto di clan non solo come mera organizzazione criminale, ma come famiglia alternativa, luogo di appartenenza, protezione e identità.

Dal primo al sesto episodio, assistiamo a un crescendo narrativo e morale: le scelte si fanno più difficili così come i risvolti e le conseguenze delle azioni, sia individuali che collettive, l’innocenza viene abbandonata definitivamente, la criminalità diventa sempre più pervasiva e formante. La gioventù lascia spazio alla consapevolezza, e la consapevolezza al prezzo da pagare.
L’altro gruppo (formato da Angelo, Mimì, Tresette e ‘A Macchietta) che dà vita ai nuovi personaggi di Gomorra – Le Origini, segue lo stesso processo evolutivo e ne fa parte, essendone componente nonché parte integrante: si tratta sempre di giovani ragazzi, sebbene più maturi, ovviamente sia come età che come vissuto ma che sono altrettanto potenti per la storia e per la sua evoluzione.

Si crea questa sorta di specchio tra il gruppo dei giovanissimi e il gruppo (di poco) più adulto, i quali, appunto, si rispecchiano gli uni negli altri e, soprattutto, si fanno forza l’un l’altro. Formano una famiglia unica e lo fanno creando un clan, non inteso come clan criminale e basta, ma veramente come un singolo nucleo, una sorta di scudo di protezione nel quale regna fraternità, lealtà, sostegno e valori, nonostante un mondo fatto di criminalità, sempre più evidente.
Con lo scorrere del tempo e degli episodi, si innesca infatti un vero e proprio crescendo della malavita, di scelte difficili, di abbandono della gioventù vissuta in maniera spensierata (per quanto possibile) nel quale sì, tutti loro perderanno ogni minimo residuo di purezza rimasta, ma è proprio questo che contribuirà a fare da collante e a rendere il legame tra di loro ancora più solido.

Il cinema che ritorna: l’omaggio a “C’era una volta in America”
Menzione speciale ulteriore per le magnifiche citazioni del film capolavoro “C’era una volta in America” del Maestro Sergio Leone, inserite con cognizione di causa e profondo rispetto. Un omaggio dichiarato e confermato da Marco D’Amore, regista dei primi quattro episodi della serie (gli ultimi sono diretti da Francesco Ghiaccio), a un cinema capace di raccontare un’epoca e una generazione intere, come anche una perdita irreversibile della propria infanzia e del proprio futuro, entrambi segnati, considerando quel che avrebbe potuto essere ma non sarà mai.

Come nell’opera maestosa di Leone, anche qui vediamo ragazzi crescere tra le strade, passare dalla spensieratezza tipica della giovane età (che nonostante il contesto riesce a ritagliarsi degli spazi e sprazzi) alla disillusione, fino ad accogliere violenza e rischio quotidiano, senza mai perdere del tutto un codice di valori e di amicizia.
Questo richiamo conferisce alla serie un tono che mescola nostalgia e magia sentimentale, restituendo emozioni che si provano una volta sola nella vita e che finiscono per definirci per sempre. E questo arriva in modo romantico allo spettatore, donando una nota dolceamara alla storia. Si tratta di quel tocco di candore che in Gomorra – La Serie, ovviamente non c’è e non avrebbe potuto trovare spazio, a differenza di Gomorra – Le Origini.

Un’operazione riuscita, della quale -magari- si pensava di non aver bisogno ma che si rivela in realtà necessaria e pure coraggiosa
Gomorra – Le Origini è un’opera di altissimo livello, e la sua potenza sta proprio in quello che poteva sembrare una mossa avventata: contrapporsi in modo netto a Gomorra – La Serie, snaturandone l’essenza. Invece ne prende in mano le redini dell’eredità, il che non significa rinunciare alla propria identità. E dietro alla riuscita di questa impresa c’è un lavoro di scrittura evidente, solido, tangibile, oltre alle grandi interpretazioni degli attori e attrici, che rende questa serie una scommessa vinta.

Un evento televisivo destinato a lasciare il segno a fare ancora la storia di Gomorra
Diretta nei primi quattro episodi da Marco D’Amore -anche supervisore artistico e co-sceneggiatore- e negli ultimi due da Francesco Ghiaccio, Gomorra – Le Origini è prodotta da Sky Studios e Cattleya, creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, e distribuita internazionalmente da Beta Film.
La serie crime debutta su Sky e NOW dal 9 gennaio 2026 e si preannuncia come uno dei più importanti eventi televisivi dell’anno. Perché raccontare le origini, quando lo si fa così, non significa guardare indietro: significa capire da dove veniamo per comprendere ciò che siamo diventati e ciò che il nostro potenziale ci permette di divenire ancora. Quindi sì, si può asserire che Gomorra, con questo prequel, si è ripreso “tutt chell ch’è o suio”.



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