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Guardia di Finanza, operazione antimafia a Lecce. Arrestati tre fratelli che gestivano il settore del gioco e delle scommesse. La DDA li considera vicini alla Sacra Corona Unita

Lecce. Operazione antimafia del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce coordinato dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).

Militari del GICO della Guardia di Finanza provvedono ad un arresto

Denominata “HYDRA”, l’operazione ha interessato, oggi, le province di Lecce, Taranto e Bari, in esecuzione di un decreto di sequestro, ai sensi del Codice Antimafia, richiesto dai magistrati della DDA salentina ed emesso dalla II Sezione del Tribunale di Lecce, a carico di 3 persone, ritenute socialmente pericolose in quanto considerate vicine ai clan della “Sacra Corona Unita”.

Le indagini, condotte dal GICO del Nucleo di Polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle leccesi hanno dimostrato la riconducibilità a 3 fratelli di Racale (Lecce) di una società a responsabilità limitata della vicina Melissano, leader nel settore del gaming e delle scommesse.

Il gruppo criminale indagato per schermare i proventi derivanti dal lucroso business del gioco d’azzardo, ha costituito ad hoc una società formalmente intestata ai dipendenti di un’altra azienda “di famiglia” già, peraltro, colpita da una misura interdittiva antimafia.

Le investigazioni dei Finanzieri che hanno esaminato centinaia di documenti, eseguendo numerose intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, hanno dimostrato la totale gestione delle attività imprenditoriali da parte del “gruppo criminale” che provava a schermarsi dietro compiacenti prestanomi.

Gli investigatori hanno messo poi la lente di ingrandimento su operazioni commerciali sospette tra cui la cessione di un ramo d’azienda di un consistente valore commerciale, composto da apparecchiature da intrattenimento e dispositivi cambiamonete, a fronte di un lunghissimo e diluito pagamento rateale da parte di un prestanome che il Tribunale locale ha chiaramente dichiarato “economicamente incapace di avviare una così lucrosa attività partendo da zero”.

Segno questo che secondo quanto emerso dalle indagini si trattava di un tentativo per “schermare” i reali proprietari salentini che intendevano in tal modo sviare eventuali indagini a loro carico.

La magistratura ha precisato come questo non sia bastato a fuorviare gli investigatori del GICO di Lecce.

Gli inquirenti, hanno spiegato i magistrati, evidenziavano “in merito l’assoluta anti-economicità delle citate scelte commerciali, soprattutto considerando che la società interdetta, all’epoca leader nel mercato del gaming, in tal modo cedeva ad una società concorrente una quota significativa del proprio parco di apparecchiature a fronte di una rilevante dilazione dei pagamenti che avrebbe favorito l’azienda acquirente proprio nella sua fase di avviamento”, rendendo questo comportamento del tutto ingiustificato dal punto di vista commerciale e meramente preordinato a “nascondere” la realtà portata alla luce dai militari delle Fiamme Gialle salentine coordinate dalla DDA.

Il Tribunale di Lecce, considerata la cosiddetta “sproporzione” tra i redditi del titolare della società – come detto mero prestanome – ed il valore della stessa, e tenuto conto che, in realtà, questa altro non era che una ditta “pulita” creata ad hoc proprio per consentire la prosecuzione delle attività illecite dei fratelli di Racale colpiti da misure interdittive e di prevenzione antimafia, ha disposto il sequestro delle quote societarie nonché dell’intero compendio aziendale della società che è titolare di oltre 1.500 slot machine dislocate nel centro e sud Italia, per un valore complessivo prudenzialmente stimato in oltre 7 milioni di euro, ritenendo che la stessa abbia rinvenuto i propri iniziali investimenti proprio nei capitali illeciti accumulati nel tempo dalla precedente Srl.

“Divenendo oggetto di utile reimpiego degli stessi in un’ottica volta a creare un soggetto giuridico ove riversare le sostanze finanziarie lontano dalla visuale investigativa degli inquirenti», recita testualmente il Tribunale di Lecce.

Contestualmente, i militari del GICO stanno procedendo alla notifica della sentenza di confisca di un patrimonio (una trentina di immobili, quote societarie e conti correnti) del valore di oltre 5 milioni di euro, riconducibile ai due fratelli, emessa lo scorso 8 ottobre dal Tribunale di Lecce / II^ Sezione Penale, nell’ambito del medesimo procedimento di prevenzione – per procedere poi all’effettuazione della conseguente misura ablativa trascorsi 10 giorni dall’avvenuta notifica agli interessati.

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