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Nasce il “Global Combat Air Programme”: Londra, Roma e Tokyo volano nel futuro con il Tempest

Di Fabrizio Scarinci

ROMA. Dopo diversi mesi di trattative finalmente ci siamo, facendo confluire il suo progetto nazionale “FX” nel nuovo “Global Combat Air Programme”, il Giappone si unisce al Regno Unito e all’Italia nella realizzazione del futuro sistema di combattimento aereo “Tempest”.

Immagine del futuro sistema di combattimento

Si tratta, senza dubbio, di un fatto di straordinaria rilevanza politico-strategica, che consentirà ai tre Paesi (così come alla Svezia, anch’essa parte del programma ma non interessata, almeno per ora, alla costruzione della “core platform”) di collaborare al fine di sviluppare un sistema di sistemi di sesta generazione e di farlo senza dover dipendere da nessuno sul piano delle tecnologie critiche necessarie alla sua realizzazione; elemento, questo, che acquisisce una particolare importanza anche alla luce del fatto che tutti e tre i Paesi sembrerebbero essere alla vigilia di un significativo processo di riarmo (il Giappone al fine di bilanciare l’ascesa della Cina, il Regno Unito allo scopo di perseguire la sua nuova strategia incentrata sul concetto di “Global Britain” e l’Italia allo scopo di far fronte ad un contesto euromediterraneo molto più turbolento rispetto a quello dei decenni precedenti) che difficilmente potranno gestire senza il perseguimento del massimo grado di consolidamento possibile delle proprie capacità tecnologiche endogene.

Stando a quanto si avuto modo di apprendere, dal punto di vista industriale i tre “Lead System Integrator” (ovvero le aziende leader del programma) dovrebbero essere BAE Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries, accanto ai quali dovrebbero operare numerosi Lead Subsystem Integrator, tra cui le italiane MBDA Italia (che si occuperà del settore inerente l’armamento missilistico), Elettronica (che si occuperà della parte riguardante la guerra elettronica) e AvioAero (che contribuirà alla realizzazione della componente motoristica).

Un Mock-up del Tempest esposto alcuni anni fa nell’ambito di un noto salone aeronautico

Riguardo all’accordo, i capi di governo dei tre Paesi (Rishi Sunak per il Regno Unito, Giorgia Meloni per l’Italia e Fumio Kishida per il Giappone) hanno rilasciato in mattinata una nota ufficiale in cui, oltre a ribadire il proprio “sostegno ad un ordine internazionale libero e aperto basato sulle regole” (cosa che avrebbero ritenuto particolarmente utile ricordare in un momento come questo, in cui tali principi sembrerebbero essere fortemente contestati e in cui sembrerebbero moltiplicarsi minacce e aggressioni da parte di alcuni Stati nei confronti di altri), hanno anche voluto sottolineare come, al fine di “perseguire la difesa della democrazia e il mantenimento di un elevato grado di stabilità nelle relazioni tra i diversi Paesi” (utile anche al miglioramento delle condizioni economiche del pianeta), sia assolutamente necessaria la creazione di forti partenariati nel campo della Difesa e della Sicurezza, possibilmente sostenuti da capacità di deterrenza credibili.

Tornando al programma, al momento, l’avvio della fase di sviluppo sarebbe prevista per il 2024, con il volo di un primo dimostratore programmato già per l’anno 2027. L’obiettivo finale è quello di arrivare a disporre di un sistema pronto ad entrare in servizio, iniziando, così, a sostituire sia gli Eurofighter Typhoon in dotazione alle forze aeree britannica e italiana, sia gli F 15J e i Mitsubishi F 2 di quella giapponese, entro il 2035.

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