“Springsteen: Liberami dal Nulla”, l’atteso film 20th Century Studios, è un ritratto sincero, introspettivo, che concentra il suo racconto sul periodo tormentato della creazione di Nebraska e porta sullo schermo l’uomo dietro l’icona e punta molto sulla mancanza di “mitologia”, come asserito dal regista Scott Cooper. Si tratta infatti di una vera e propria opera introspettiva sulla sofferenza, sull’arte e sulla rinascita, resa sontuosamente reale dalla performance di Jeremy Allen White.
Quello realizzato è un biopic che non vuole impressionare con la spettacolarizzazione, né del dolore né con quella visiva di sorta alcuna, bensì vuole e riesce ad essere vero, a mostrare la vulnerabilità e le imperfezioni sincere della persona dietro e oltre l’artista.

Quel “nulla” (del titolo) si riferisce a quello dal quale si implora di essere liberati: è un male dell’animo, molto familiare alla stragrande maggioranza delle persone. È un vuoto che non lascia spazio a nient’altro se non alla sua ingombrante, invadente e soffocante presenza. È silenzio assordante. Totalizzante.
Ed è fatto di giornate che scorrono senza un senso preciso e, soprattutto, di notti che si fanno sempre più lunghe, proprio come sottolinea Jeremy Allen White nei panni del “Boss”. La depressione infatti non guarda in faccia nessuno: persone ricche, famose, che fanno il lavoro che amano e che, apparentemente, sembrano avere tutto.

Distrugge, disintegra, prosciuga. È pregare di sentire il senso di liberazione da tale zavorra; è un qualcosa che ci rende tutti simili e vicini, mentre in realtà ci sentiamo sempre più soli e ci isoliamo. È un mostro fatto invero di solitudine, di incapacità di comunicare cosa provoca internamente, che ci spinge a scappare o da qualcosa o da qualcuno.
Molto spesso, “semplicemente”, da noi stessi. E dai nostri traumi, specialmente quelli legati all’infanzia (come nel caso di Springsteen), che però portiamo dietro come macigni sulle spalle, finendo per sprofondare senza il giusto e, necessario, supporto.
Senza aiuto. Per fortuna il Boss ha saputo accettarlo e ha ricevuto sostengo decisivo, soprattutto per merito del suo produttore discografico Jon Landau, ottimamente impersonato da Jeremy Strong nel film. Il profondo rapporto tra i due è molto ben trasposto sul grande schermo e dà la giusta importanza a una figura chiave per Bruce Springsteen, sia professionalmente che – e in particolar modo – personalmente.

Ecco, Springsteen – Liberami dal Nulla, evidenzia pienamente con potenza (una potenza semplice e diretta, non spettacolarizzata) questo male di vivere che porta a far sentire le persone annegare, sprofondare, sparire e, in questo biopic, è correlato a una figura tanto iconica come quella di Springsteen. L’aspetto fondamentale è relativo al fatto che non sia stato banalizzato, bensì scelto come spaccato di vita e come presenza così reale e tangibile da definirlo, non solo come artista ma anche come essere umano.
Il preciso momento della vita e della carriera di Springsteen che mette in luce le ombre del suo passato
“Non lasciare che il passato definisca il futuro”
Nel cuore del film c’è un momento ben circoscritto della vita di Bruce Springsteen: il periodo che precede e accompagna la creazione del suo celebre album Nebraska. Non un biopic totale, ma un frammento – il più intimo, il più fragile – che cerca di mettere in luce l’uomo dietro la leggenda.

Secondo il volere del regista Scott Cooper, si è scelto appunto proprio di “spogliare Bruce della sua mitologia” per scoprire l’artista costretto al silenzio. Le riprese – svolte in New Jersey, New York, Memphis e Los Angeles – puntano a restituire autenticità più che imitazione. Il cast ha ricevuto il supporto diretto di Springsteen e Jon Landau, che hanno contribuito ai dettagli di costumi, scenografia e casting, rendendo tutto davvero coinvolgente e veritiero.
L’album Nebraska, registrato su un semplice registratore a quattro piste nella camera da letto di Bruce, è il fulcro del film: un’opera acustica, fatta di silenzi e tormenti, che rappresenta il passaggio da un’epoca di successo a un confronto con il limite, con il vuoto e con il passato.

“Nebraska’ è il momento in cui Bruce ha scelto la verità al posto delle aspettative, una scelta che ancora oggi risuona in tutto ciò che ha scritto da allora. A quel bivio, avrebbe potuto inseguire le luci e il frastuono delle arene, invece ha scelto di guardarsi dentro, armato solo del silenzio, di un registratore a quattro piste e del coraggio di confrontarsi con sé stesso. Il fatto che mi abbia affidato il compito di raccontare quella storia, il capitolo più vulnerabile della sua vita, è il più grande onore che abbia mai ricevuto come regista” Il regista Scott Cooper.
Intimità, dolore e linguaggio visivo
Quello che colpisce in Springsteen: Liberami dal Nulla è il coraggio di restare vicino al vuoto, al non detto, all’incompiuto. Non è un film che ambisce a entusiasmare con brani noti o momenti trionfali, anzi: è un film che sceglie la penombra per raccontare la caduta e la resistenza.

Jeremy Allen White offre una prova intensa: non cerca la somiglianza, cerca la verità interiore, il tremore dell’anima. Le sue espressioni, i silenzi, l’uso della voce appena accennata diventano il ponte tra il dolore e la musica. Ed è maestoso nel portare per la prima volta sul grande schermo un film che riguardi Springsteen (da lui stesso approvato, sia per la tematica che per la scelta dell’attore protagonista).
La regia di Cooper, attenta e misurata, senza sbavature, accarezza il volto, indugia sul gesto impercettibile, sospende il tempo. La fotografia di Masanobu Takayanagi, conferisce potenza visiva al messaggio del film, giocando su luci morbide, contrasti lievi e toni terrosi, costruendo uno spazio visivo che è insieme ambientale e psicologico. L’uso dello spazio (le stanze, i corridoi, le camere) diventa specchio del mondo interno del protagonista.

La scenografia di Stefania Cella e i costumi di Kasia Walicka-Maimone contribuiscono a ricreare un’epoca visibile ma senza orpelli: ogni oggetto, ogni abito porta un piccolo segno di realtà, senza eccessi drammatici. E tutto sembra così verosimile e familiare da sembrare attuale, genuinamente riconoscibile pur essendo passati oltre 40 anni. A riprova del fatto che una delle chiavi vincenti di questo film sia la naturalezza con la quale è stato accuratamente costruito.
“Questo film prende un paio d’anni della mia vita e li analizza molto da vicino, il periodo in cui ho realizzato ‘Nebraska’ e ho attraversato alcune difficoltà personali”, afferma Springsteen. “Sono molto grato a Jeremy Allen White e all’intero cast per le loro interpretazioni meravigliose e commoventi, e a Scott Cooper, uno dei collaboratori più generosi con cui abbia mai lavorato”. Bruce Springsteen

Il viaggio interiore: trauma (prima negato), depressione e rinascita
Bruce Springsteen, in quegli anni, attraversava un terreno emotivo scabroso e interiormente scarnificante: la perdita di sé, la pressione del successo e i ricordi di un’infanzia segnata. Il non riconoscersi più e sentirsi perso, spaventato dalle grandi città e ormai smarrito, quasi straniero, nella familiare periferia. Nebraska nacque da quel conflitto interiore, da un bisogno estremo di ascolto e resistenza.
Il film mostra quanto il dolore – spesso considerato ingombrante – possa diventare strumento creativo, al prezzo della solitudine. Ciò che emerge è che nemmeno le rockstar sono immuni al vuoto, alle ferite che restano sotto la superficie. Anzi, spesso gli artisti lo sentono ancora di più, dalla pelle al cuore, dalla mente all’animo. Il vuoto annichilisce tutto e l’esigenza di comunicare un tale malessere diviene urgenza.

Il problema ulteriore, però, sta nell’incanalare e gestire tutto questo caos di emozioni e sensazioni, riuscendo a catalizzarle e farle confluire in una forma d’espressione artistica. In una terapia interiore vera e propria. In capolavori che non sono per tutti ma, arrivano a tutti se ben compresi.
Non è una narrazione consolatoria: è un invito a vedere la fragilità, a restare vicino al bordo dell’abisso. E forse è proprio questa la sua forza più grande: un’opera che non cerca l’applauso, ma un incontro con il cuore.

Prime impressioni e potenziale divisivo
Le opinioni finora trapelate a livello di critica, parlano di un film emotivamente potente ma polarizzante: alcuni lo considerano un gioiello introspettivo; altri, un’opera che stenta a decollare per mancanza di azione o tensione narrativa. In un certo senso, queste critiche sono previste fin dal principio:Springrsteen Liberami dal Nulla non è stato concepito per compiacere la platea, ma per farsi sentire da chi accetta il silenzio come linguaggio.
Si tratta di un film che lascia il segno: non attraverso momenti spettacolari o prevalentemente incentrati sulla musica intesa come show, concerti o episodi memorabili ma con un’eleganza dolorosa che rimane addosso. È un film per chi vuole (o può) entrare dentro il silenzio di un artista e tornare diverso, anche solo un po’.
Trailer e trama Springsteen: Liberami dal Nulla
Springsteen: Liberami dal Nulla segue la realizzazione dell’album “Nebraska” di Bruce Springsteen del 1982. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione per credere.

Il film, con Jeremy Allen White nel ruolo di Bruce Springsteen, è diretto da Scott Cooper e tratto dall’omonimo libro di Warren Zanes. Springsteen: Liberami dal Nulla vede anche Jeremy Strong nel ruolo di Jon Landau, storico manager e confidente di Springsteen; Paul Walter Hauser nei panni del tecnico di chitarre Mike Batlan; Odessa Young nel ruolo di Faye; Stephen Graham – sempre più in stato di grazia – in quelli di Doug, padre di Springsteen; Gaby Hoffman in quello di Adele, madre di Springsteen e David Krumholtz in quelle di Al Teller, Columbia executive.
Il film è prodotto da Cooper, Ellen Goldsmith-Vein, Eric Robinson e Scott Stuber. Tracey Landon, Jon F. Vein e Zanes sono i produttori esecutivi. Il film include la colonna sonora originale del compositore Jeremiah Fraites, la fotografia di Masanobu Takayanagi, la scenografia di Stefania Cella, i costumi di Kasia Walicka-Maimone e il montaggio di Pamela Martin.

Springsteen: Liberami dal Nulla, dopo l’ottima accoglienza ricevuta al Telluride Film Festival, arriverà nelle sale italiane il 23 ottobre 2025.
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

Scheda tecnica Springsteen: Liberami dal Nulla
- Titolo: Springsteen: Liberami dal Nulla
- Regia e sceneggiatura: Scott Cooper
- Cast principali: Jeremy Allen White (Bruce Springsteen), Jeremy Strong (Jon Landau), Paul Walter Hauser (Mike Batlan), Stephen Graham (Doug Springsteen), Odessa Young (Faye), Gaby Hoffmann (Adele Springsteen), David Krumholtz (Al Teller), Marc Maron (Chuck Plotkin)
- Colonna sonora originale: Jeremiah Fraites
- Fotografia: Masanobu Takayanagi
- Scenografia: Stefania Cella
- Costumi: Kasia Walicka-Maimone
- Montaggio: Pamela Martin
- Produzione: Gotham Group / Night Exterior / Bluegrass 7 / 20th Century Studios
- Durata: 1 ora e 54 minuti
- Distribuzione in Italia: The Walt Disney Company Italia
- Data di uscita italiana: 23 ottobre 2025


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