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USA: con l’AGM 143 il Pentagono tenta di tornare in testa nella corsa all’ipersonico

Di Fabrizio Scarinci

Edwards (California). Sabato 14 maggio, al largo della costa meridionale della California, il 419th Flight Test Squadron dell’USAF e la Global Power Bomber Test Force hanno condotto con successo il test della fase “booster” del missile ipersonico aria-superficie AGM-143 ARRW (Air-Lauched Rapid Response Weapon), sviluppato da Loockeed Martin nell’ambito del programma “Hypersonic Prototyping Programme Element”.

Nello specifico, stando a quanto comunicato dall’aeronautica statunitense, un prototipo del sistema in questione sarebbe stato lanciato da un bombardiere pesante a lungo raggio B 52H Stratofortress decollato dalla base di Edwards. In seguito alla separazione dal pilone il booster si sarebbe accesso con successo e avrebbe funzionato per tutto il tempo previsto, permettendo al missile di raggiungere una velocità di oltre Mach 5.

Un B-52 dell’USAF equipaggiato con un missile AGM 143

La cruciale importanza di questo test è data dal fatto che il principale punto di forza della futura variante operativa dell’AGM 143, denominata AGM 143A, sarà costituito proprio dal suo elevato livello di velocità, che, secondo gli esperti del Pentagono, dovrebbe consentirgli di eludere ogni tipo di sistema difensivo attualmente esistente.

Unita ad un raggio d’azione di circa 1600 Km, questa capacità rende il nuovo missile uno strumento particolarmente adatto per neutralizzare bersagli paganti collocati in pieno territorio avversario o nell’ambito di aree contese, che esso raggiungerebbe dopo il termine della suddetta fase booster grazie ad una rapidissima planata manovrata.

Al momento, la sua entrata in servizio è prevista per il 2023, quando i primi esemplari conseguiranno la cosiddetta “Early Operational Capability” (EOC) ed inizieranno ad essere integrati sulle piattaforme destinate al loro impiego, tra cui figurano gli iconici bombardieri B52H (sui quali si affiancheranno agli “Air Lauched Cruise Missile” AGM 86 e ai loro sostituti “Long Range Stand Off missiles”) e, forse, anche alcune delle più moderne varianti del caccia multiruolo F 15 Eagle.

Un F 15E dell’Aeronautica statunitense, possibile candidato per l’impiego dell’AGM 143

Con lo sviluppo di questo sistema, l’USAF si propone, tra le altre cose, di iniziare a recuperare l’ormai palese vantaggio che Mosca e Pechino hanno accumulato fino a questo momento in fatto di armi ipersoniche.

Nel corso degli ultimi anni, infatti, le due potenze eurasiatiche hanno sviluppato diversi sistemi basati su questa tecnologia, con i russi che hanno schierato e/o sperimentato il missile navale “Zircon”, il veicolo di rientro per ICBM pesanti “Avangard” e il missile aria-suolo “Khinzal” (impiegato di recente anche in Ucraina), e i cinesi che hanno messo in campo il missile balistico antinave DF-17, dotato di una testata ipersonica altamente manovrabile che, specie se nucleare, potrebbe costituire una seria minaccia per i “Carrier BattleGroups” della marina statunitense.

Un MiG 31 dell’aeronautica russa equipaggiato con un missile Kinzhal

L’esistenza di tali innovativi strumenti impone, quindi, agli americani di colmare al più presto lo svantaggio accumulato; o, comunque, di farlo prima che esso, anche alla luce del continuo progredire dei sistemi di difesa antiaerea e antimissile in possesso dei loro principali avversari, inizi ad intaccare seriamente la propria capacità di dissuasione e, più in generale, la propria condizione di complessiva superiorità strategica, che potrà essere conservata solo mantenendo forze d’attacco capaci di ingaggiare ogni tipo di bersaglio con elevati margini di successo.

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