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Antagonisti: Si sveglia la Grecia contro la “detenzione amministrativa”. In Italia Ultima Generazione sporca con carbone vegetale il Ministero della Giustizia e i “Genitori degli studenti manganellati” scrivono a Mattarella

ROMA. Nel panorama antagonista un altro elemento che mancava per completare  (altri potrebbero arrivare nei prossimi giorni) il “puzzle” dei movimenti, anche in vista del prossino G7, arriva da Atene.

A leggere le informazioni in Internet anche gli studenti gerci si schierano a fianco di quelli di altri Paesi in questa “Intifada studentesca” nata sull’onda della guerra tra Israele e Hamas dopo i fatti del 7 ottobre 2023 e che ancora continua.

I giovani hanno occupato la Facoltà di Giurisprudenza di Atene. Hanno chiesto alle Università greche di interrompere qualsiasi cooperazione sotto forma di progetti di ricerca o di programmi di scambio e finanziamento con lo Stato israeliano.

L’intervento della Polizia greca

Subito è intervenuta la Polizia che ha sgomberato lo spazio occupato e arrestato 28 persone. Le quali sono state condotte alla Stazione centrale di Polizia della capitale greca.

Il Tribunale ha deciso che saranno processati, il prossimo 28 maggio, per vandalismo, disturbo dell’Ordine Pubblico, rifiuto di collaborare con le procedure di Polizia (impronte digitali) e possesso di armi.

Tra di loro ci sono anche 9 cittadini (8 donne e un uomo) di nazionalità italiana (2), spagnola, francese, tedesca e britannica.

Gli antagonisti lamentano il fatto che malgrado i giudici avessero stabilito per il rilascio e quindi un processo non in stato di detenzione, la Polizia greca ha deciso che le 8 donne fossero trasferite al Centro di detenzione preventiva di Amygdaleza, mentre l’uomo è rimasto solo alla Divisione Stranieri, dove prima tutti erano stati portati.

Si tratta di una “detenzione amministrativa”.

Un tema che ha riaperto, nel Paese ellenico, ancora una volta la questione proprio della “detenzione amministrativa” con un particolare occhio a chi è privo di documenti, ai migranti, ai richiedenti asilo.

E torniamo in Italia per segnalare un altro blitz di 14 militanti aderenti alla campagna “Fondo Riparazione di Ultima Generazione”, i quali hanno partecipato a una manifestazione contro il Ministero della Giustizia.

Due di loro hanno spruzzato carbone vegetale nero con un estintore sul muro esterno del Dicastero di Via Arenula e altri hanno appeso manifesti che richiamavano all’articolo 9 della Costituzione.

Già sabato scorso una quarantina di loro che si definiscono “non violenti” avevano occupato la sede viaria del Muro Torto, sempre a Roma, e cementificando le mani sull’asfalto.

L’intervento delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco ha poi riportato tutto alla normalità.

Grazie a una sempre attenta “campagna mediatica” hanno subito diffuso nei canali social la loro azione chiamando a raccolta, per sabato prossimo a Roma alle ore 16 in Piazza Barberini per “boicottare questo sistema insieme”.

Intanto, ieri, un gruppo di circa 200 persone si sono radunate davanti al CPR di Ponte Galeria, sempre nella Capitale, “per comunicare all’interno quanto sta emergendo pubblicamente sui Centri di espulsione”.

Ma quello che, in tutto questo grande agitarsi politico è interessante è una lettera che un gruppo di genitori che si firma “Genitori degli studenti manganellati” ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nella missiva pubblicata sui social scrivono: “Come genitori, ci rivolgiamo a lei, Signor Presidente, per esprimere il nostro sconcerto e la nostra preoccupazione. La Costituzione della quale lei è garante, la Carta che le nostre figlie e i nostri figli studiano a scuola, assicura il diritto di manifestare, di riunirsi pacificamente e senza armi, la libertà di esprimere il proprio pensiero. È questo che insegnamo in classe e in famiglia ed è questo insegnamento che i giovani mettono in pratica quando manifestano per difendere il diritto all’aborto, per contestare gli accordi di collaborazione militare con le Università israeliane o per chiedere che il governo israeliano smetta di massacrare migliaia di donne, bambini, ragazzi come loro”.

Poliziotti del Reparto Mobile impiegati in attività di Ordine Pubblico

“Quando però le nostre figlie e i nostri figli scendono in piazza per esercitare questo diritto e far sentire la loro voce rischiano di finire al Pronto soccorso – proseguono -. Non si tratta più di casi isolati ma di un copione che si ripete. Si ripete, signor Presidente, quando a scendere in piazza sono gli studenti. A ogni intemperanza le forze dell’ordine reagiscono caricando e sferrando colpi di manganello, ferendo chi capita a tiro, traumatizzando tutti gli altri. Non accade lo stesso con gli ultras armati di spranghe che mettono a ferro e fuoco le città. In quel caso, la furia di tifosi adulti viene tollerata e contenuta senza far scattare ogni volta la conta dei feriti”.

E aggiungono: “Perché, invece, gli studenti minorenni e disarmati vengono manganellati? Le nostre figlie e i nostri figli tornano a casa impauriti, sgomenti, arrabbiati. Raccontano dei coetanei a terra, del sangue, delle ferite, delle cariche, ci mostrano i video girati con i loro telefoni. La violenza delle forze dell’ordine rischia di innescare nei giovani più suggestionabili una risposta violenta. A questo si vuole arrivare? Dal corteo sono partite offese, leggiamo nei resoconti giornalistici. E quindi? Compito dei poliziotti che si confrontano con un corteo di minorenni, quando anche alcuni dei ragazzi dovessero urlare parole offensive, non è quello di agire con giudizio e moderazione? Quale esempio vogliamo dare? Come dobbiamo comportarci noi adulti, noi genitori? Dovremmo scoraggiare le ragazze e i ragazzi dal manifestare? Vai, mai stai attenta. Non metterti davanti con lo striscione diciamo loro o rischi che ti arrivi una manganellata. Sa cosa ci rispondono, Signor Presidente? Mamma, se non arriva a me arriva a un’altra ragazza o un altro ragazzo che come me non ha fatto niente”.

“Vogliamo che manifestare sia un diritto e non un pericolo – aggiungono -. Chiediamo che gli uomini e le donne delle forze dell’ordine, pagati con i nostri soldi, siano in piazza per garantire questo diritto costituzionale e non per reprimere chi lo esercita”.

“Chiediamo – concludono con una vecchia proposta che ogni tanto viene riverdita – che anche in Italia venga finalmente apposto il numero identificativo sulla divisa di ogni poliziotto per individuare chi, con il pretesto della difesa dell’ordine pubblico, si accanisce con violenza sui giovani disarmati alimentando in tutti loro la sfiducia nelle istituzioni che lei, Signor Presidente, rappresenta”.

Ma un conto è rispettare la Costituzione e la libertà di manifestare pacificamente e senza armi, a tutte le età (giovani e meno giovani) e, di questo, siamo tutti d’accordo e un conto è lanciare bottiglie di vetro, sassi o altro alle Forze dell’Ordine.

Un mezzo dei Carabinieri impiegato in attività di Ordine Pubblico

Un conto è essere dietro uno striscione esponendo tutto il proprio più alto dissenso su quello che avviene in Italia e nel mondo e un conto è cercare di forzare uno schieramento di Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri impiegati in Ordine Pubblico.

E se si parla di libertà essa è uguale anche per un negoziante che vuole restare con la sua attività aperta per far si che altri cittadini possano entrare, nel pieno rispetto anche qui della Carta Costituzionale, a fare acquisti e che essa non sia saccheggiata.

Le Forze dell’Ordine sono in piazza per garantire la libertà, il rispetto delle leggi a TUTTI.

Per salvaguardare la sicurezza di TUTTI e per reprimere la commissione di reati.

Sono addestrati, ogni giorno,a fare questo lavoro e a garantire che TUTTI ma proprio TUTTI rispettino la Costituzione e le leggi, nel cui nome fanno un GIURAMENTO.

E si sa che un GIURAMENTO è una cosa SERIA!!!

 

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