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Expo Security & Cyber Security Forum: l’importanza della sovranità tecnologica in ambito cyber

Di Fabrizio Scarinci

Pescara (nostro servizio particolare). Oggi pomeriggio, nel corso dei seminari sulla cybersicurezza previsti nell’ambito dell’Expo Security & Cyber Security Forum di Pescara, Report Difesa ha avuto modo di approfondire con il CEO e co-founder di Swascan Pierguido Iezzi e con il Full Stack & Blockchain Developer di ENEA William Nonnis le principali cause del basso grado di sovranità tecnologica di cui il nostro Paese dispone in ambito informatico.

Il Direttore di Report Difesa Luca Tatarelli durante l’intervista a Pierguido Iezzi e a William Nonnis

In particolare, i due esperti hanno sottolineato come il Sistema-Italia nel suo insieme starebbe pagando alcuni gravi errori commessi nel passato, che avrebbero profondamente impattato sul suo livello di know-how e sulla sua capacità di sviluppare sistemi di sicurezza informatica allo stato dell’arte.

Nel corso del tempo, questa ed altre criticità, non avrebbero fatto altro che rendere il nostro Paese una sorta di colonia digitale, dove la maggior parte dei software e dei device in uso presso la sua popolazione (così come presso i suoi maggiori enti aziendali e istituzionali) risulterebbe di provenienza straniera.

Naturalmente, nell’ottica di garantire la protezione dei nostri dati e il funzionamento delle nostre infrastrutture, questo ci pone in una condizione abbastanza rischiosa, da cui, peraltro, non saremo in grado di tirarci fuori se non nel giro di qualche anno; sempre, ovviamente, che la politica si dimostri effettivamente capace di imbroccare la giusta direzione.

Per far sì che ciò accada, le scelte dei nostri decisori andrebbero compiute cercando di coinvolgere il più possibile i soggetti maggiormente competenti, badando non solo all’aspetto finanziario, ma anche ad aspetti meramente normativi, come ad esempio la rimozione del requisito della laurea triennale per poter accedere all’Area Informatica della Pubblica Amministrazione, che ha finora impedito a molti ragazzi estremamente capaci di mettere le proprie abilità a disposizione dello Stato.

Pierguido Iezzi (a sinistra) e William Nonnis durante l’intervista

Sul lato tecnico, invece, i due intervistati hanno posto l’accento su come il concetto di “resistenza” (dato dalla capacità di impedire un danneggiamento) dovrebbe essere tenuto maggiormente presente nello sviluppo dei sistemi di difesa informatici; che finora si è basato soprattutto sul più facilmente ottenibile concetto di “resilienza” (consistente, dal canto suo, nella capacità di ripristinare le funzioni già compromesse).

Prendere spunto da queste ed altre interessanti considerazioni sul tema andrebbe sicuramente a beneficio del Sistema-Paese, che in un mondo sempre più caratterizzato da azioni di cybercrime e cyberwarfare (come l’attività dimostrativa recentemente condotta dal collettivo filorusso Killnet ai danni del nostro Ministero della Difesa e della nostra PA) non  può certo rimanere sguarnito in un settore altamente strategico come questo.

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