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Guardia di Finanza: a Genova esecuzione di misure cautelari personali degli arresti domiciliari e interdittive a seguito di una bancarotta fraudolenta

Di Antonella Casazza

GENOVA. I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Genova, all’esito di alcune indagini relative al fallimento di un’importante società per azioni, hanno dato esecuzione a misure cautelari ed interdittive nei confronti di nove persone nonché proceduto agli arresti domiciliari nei confronti dell’amministratore delegato della S.p.A. fallita.

I reati contestati dalla Procura genovese sono bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, bancarotta impropria da false comunicazioni sociali ed auto-riciclaggio.

L’indagine delegata ai militari del locale Nucleo Operativo Metropolitano (NOM) delle Fiamme Gialle è stata diretta ad approfondire i contenuti della relazione prodotta dal curatore fallimentare, ai sensi dell’art. 33 della legge fallimentare.

Due investigatori della Guardia di Finanza al lavoro

Sono stati effettuati accertamenti anche mediante l’esame della copiosa documentazione inerente ai rapporti commerciali intrattenuti dalla citata S.p.A. con le altre società a questa collegate, mentre altre indagini si sono concentrate sulle società facenti capo all’amministratore delegato della compagine societaria finita in fallimento.

Peraltro, secondo quanto accertato dagli investigatori della GDF genovese, in molti dei passaggi di denaro avvenuti tra le società non è stato possibile individuare valide ragioni economiche che giustificassero tali operazioni.

Gli investigatori hanno poi analizzato i bilanci ed i libri contabili societari accertando numerose operazioni sospette, tra le quali la completa svalutazione di crediti maturati nel tempo e stralciati nell’ultimo bilancio antecedente al fallimento, l’effettuazione di pagamenti su conti transitori privi di giustificazione contabile, l’esecuzione di bonifici per finanziamenti infruttiferi con successiva rinuncia al credito maturato, ed infine l’indebita svalutazione delle rimanenze.

A partire dal 2015 la S.p.A in questione non è stata in grado di far fronte alle proprie obbligazioni a causa di un progressivo depauperamento del proprio patrimonio sociale e, attraverso l’esposizione in bilancio di fatti rilevanti e non rispondenti al vero, ha così impedito ai terzi creditori di avere piena consapevolezza sulla reale condizione debitoria in cui versava.

L’attività investigativa, comunque suscettibile di ulteriori vagli, ha permesso altresì di accertare un’esposizione debitoria a carico della fallita (a partire dal 2014 e fino al fallimento avvenuto 2018) per circa 18 milioni di euro, nonché la prosecuzione dell’attività imprenditoriale senza che si provvedesse alla convocazione dell’assemblea per l’adozione di provvedimenti urgenti che avrebbero fatto emergere il grave stato di insolvenza.

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