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Guardia di Finanza: a Torino scoperto un vasto commercio di prodotti falsamente etichettati “Made in Italy”. Sequestrati 15 milioni di pezzi per un valore di 25 milioni di euro. Otto denunciati

Di Dario Gravina

Torino. Una frode in commercio da 25 milioni di euro ed un contestuale sequestro di prodotti per 15 milioni di pezzi, numeri rilevantissimi e persino difficili da immaginare ma che comunque emergono da una vasta operazione che i finanzieri del Comando Provinciale di Torino hanno concluso denunciando 8 responsabili, coinvolti un’attività illecita che ha interessato 7 provincie italiane.

Il sequestro di prodotti falsi “Made in Italy”

Il settore d’intervento è quello della tutela del “Made in Italy” dove i Reparti torinesi del Corpo sono sempre molto attivi e dove – nonostante i ripetuti quanto pesanti sequestri messi a segno – c’è ancora chi è disposto a rischiare cifre a molti zeri allettato da veloci ricavi che moltiplicano, di molto, l’investimento iniziale.

In questo caso, però, i “Baschi Verdi” torinesi, durante una delle loro continue attività di controllo economico del territorio, si erano accorti che su alcuni scaffali presenti in un punto-vendita della grande distribuzione commerciale erano presenti moltissimi accessori di abbigliamento nonché articoli per la casa recanti marchi il marchio “Made in Italy”, nonché bandierine tricolori di vario genere che hanno fatto insorgere nei militari più di qualche fondato sospetto circa la loro reale origine.

Sulla base di questi primi riscontri acquisiti “sul campo”, i finanzieri hanno deciso di dare avvio a mirate indagini di polizia economico-finanziaria con il fine di risalire all’intera filiera distributiva di tali prodotti (peraltro ramificata su buona parte del territorio nazionale), ma soprattutto d’individuare i soggetti coinvolti in questa poco chiara attività commerciale nonché i modi con i quali era stata realizzata.

Proprio a seguito di questi accertamenti, è così emerso come i soggetti al centro di un’attività illecita a tutti gli effetti importavano le merci da Paesi come Cina, Turchia, Polonia e Pakistan; prodotti che poi, una volta giunti nei propri magazzini aziendali, venivano sistematicamente etichettati applicando sulle confezioni i simboli tipici dell’ingegno produttivo italiano, con il chiaro scopo di ingannare gli ignari consumatori disposti a spendere qualche euro in più pur di acquistare un prodotto di miglior qualità.

Acquisiti i necessari elementi di prova, i finanzieri hanno fatto così scattare un maxi-intervento di sequestro che, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica torinese, ha riguardato le province di Torino, Roma, Brescia, Treviso, Firenze, Bari e Lecce, e che hai poi generato i risultati di cui sopra.

Gli otto importatori risultati coinvolti nella vicenda, di nazionalità italiana e cinese, sono invece stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati di frode in commercio e falsa indicazione di origine qualitativa, oltre alla contestazione di diverse violazioni amministrative contemplate dalla normativa di settore.

L’odierna operazione va ad inquadrarsi in uno dei settori maggiormente strategici per l’azione del Corpo e che, oltre a preservare i consumatori da condotte commerciali scorrette, mira a tutelare i Distretti Industriali del Paese i quali, oltre a dover affrontare una perdurante crisi economica, si trovano ed essere pesantemente danneggiati da queste striscianti forme di contraffazione.

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