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I talebani “nel cuore” di Farah

Di Daniela Lombardi

Farah. L’intento lo hanno dichiarato dopo aver rifiutato gli accordi di pace proposti dal presidente Ashraf Ghani: i talebani vogliono creare caos in vista delle elezioni parlamentari del prossimo autunno e generare scompiglio per “dire la loro” sulle presidenziali del 2019. I progetti dei taliban stanno in parte riuscendo e l’offensiva di primavera dopo la riorganizzazione invernale delle “truppe”, riparte con toni e azioni sempre più minacciosi, a dispetto di quanto sostenuto da chi riteneva solo un’azione di propaganda la minaccia dell’offensiva stessa. Una delle situazioni maggiormente delicate è da mesi quella di Farah, il cui governatore provinciale Mohammad Arif Shah Jahan aveva dato le dimissioni proprio per segnalare al governo centrale la gravità degli attacchi condotti in più occasioni per la conquista della città. In queste ore è finalmente rientrata la situazione, precipitata la scorsa notte, quando un numero indefinito ma che i testimoni ritengono “enorme” di combattenti ha assaltato nella notte la città, riuscendo ad occupare gli edifici governativi. Kabul, che da tempo viene inutilmente allertata dai responsabili di zona, ha risposto agli attacchi inviando truppe che hanno protetto le strutture strategiche e respinto l’attacco. Numerosi i talebani uccisi nel corso della battaglia.  Il compito è stato però particolarmente arduo e, questa volta, i talebani sono riusciti ad occupare una serie di edifici importanti, arrivando fino al centro della città. Nella zona sono infine arrivate le forze speciali afghane, schierate a protezione di tre strutture-chiave: il quartier generale della polizia, quello dell’Nds (l’intelligence afghana) e la prigione centrale. Il pericolo che i terroristi in essa imprigionati venissero liberati e avessero modo di unirsi ai combattimenti era infatti più che tangibile.

 

L’offensiva di primavera, infatti, non è in corso solo a Farah. In diverse aree del Paese vengono quotidianamente segnalati tentativi di destabilizzazione delle istituzioni, anche se è con la battaglia di questi giorni che si è vissuto il massimo livello di pericolosità degli stessi. A complicare la situazione, è la sempre più accanita rivalità con il Daesh, che continua a compiere attentati a Kabul e dintorni. Nell’ultimo anno poi – il dato è ormai acclarato – molti foreign fighters affiliati all’Isis sono giunti in Afghanistan, abbandonando i teatri, ormai ritenuti meno interessanti, del Medioriente e del Nord Africa. Nel frattempo, si sono scatenati i “sondaggi elettorali” per il 2019. La riconferma dell’uscente Ashraf Ghani viene ritenuta quasi certa. Il tentativo di brogli da parte della cordata di Balkh e, in generale, degli oppositori, viene ritenuto però assai facile da condurre a causa degli attuali documenti di riconoscimento cartacei degli afghani. Contraffarli è un’operazione semplice e, per questo, Ghani e i suoi alleati si stanno battendo per dotare i cittadini di un documento elettronico da abbinare alla scheda elettorale in modo da ridurre il rischio. Per ora, l’adozione di tale strumento viene osteggiata da più parti.

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