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IMMUNI AIUTA, USIAMOLA

Di William Nonnis*

Roma. Negli ultimi giorni, a causa della recrudescenza in Italia ed in tutto il mondo della potenza virale della pandemia, si sono riaccesi i riflettori sull’APP IMMUNI. L’unico strumento digitale affidabile a disposizione della popolazione in grado di intercettare e quindi di rallentare il contagio da Covid19.

Già prima della sua attivazione, avvenuta la scorsa primavera, l’APP era stata oggetto di molte critiche riguardanti sia il suo funzionamento che la sua reale utilità. Proviamo ad offrire un quadro di maggior chiarezza, considerato il momento estremamente complesso. Partendo dal principio, dalla cronistoria di IMMUNI.
L’app è stata sviluppata, in maniera lodevole, da Bending Spoons (che dal 13/10/20 passa la palla a Sogei e pagoPA per la sua gestione, manutenzione e per gli sviluppi futuri). Riceve in tutta Europa grandi consensi soprattutto per l’attenzione dedicata al delicatissimo tema della tutela della privacy (efficacemente garantita) e per il superamento di tutti i parametri imposti dal Ministero dell’Innovazione. Rispetto ad App simili dei restanti paesi UE la nostra Immuni non ha rivali.

IMMUNI è stata resa disponibile dal 1º giugno 2020, con una sperimentazione iniziata dapprima in quattro Regioni: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia ed estesa nel resto d’Italia dal 15 dello stesso mese. Con un grande passo in avanti, dal 20 Ottobre l’App ha acquisito carattere internazionale, iniziando a dialogare con App simili di tutta la zona UE.
Ad oggi Immuni conta 8,6 milioni di download. E’ un dato in crescente aumento, sia per le grandi campagne di sensibilizzazione dei media degli ultimi giorni, sia perchè, acquisendo ufficialità europea, viene scaricata anche al di fuori dei confini nazionali dagli italiani.

Il virus cinese

La sua attivazione, a causa dell’orizzontalità della diffusione a cui è destinata, è piuttosto semplice ed avviene scaricandola sul proprio smartphone dai vari store di Google e Apple. Una volta effettuata l’installazione l’APP richiede la zona d’appartenenza (Regione e Città) e, successivamente, accettando le disposizioni di privacy, in automatico viene attivato il Bluetooth (che è uno standard tecnologico per le trasmissioni wireless a corto raggio tra dispositivi che possiedono chip compatibili). Avviata tale procedura (solo una volta), IMMUNI è in grado successivamente di segnalarti se sei venuto in contatto con persone che poi sono risultate positive al virus. Positività riconosciuta dalle ASL o ambulatori autorizzati, che abbiano correttamente inserito un codice alfanumerico generato ed assegnato dalla stessa ASL o Ambulatorio, nell’apposita APP, quindi nel proprio dispositivo telefonico.

Tale procedura di assegnazione del codice è il passaggio fondamentale per il contact tracing e dunque per il contenimento del virus. Proprio questo passaggio è affidato alla responsabilità, al senso civico ed al buon senso della comunità. Spetta infatti a noi cittadini aiutare le istituzioni a migliorare il processo di tracciamento, una volta conclamata la positività dalla ASL. Si deve chiedere alla stessa di essere censiti nel suo Gestionale cosicché ci venga rilasciato quel codice, che è essenziale per rendere l’App uno strumento realmente valido per la difesa del contagio.

William Nonnis

Qualora insorgessero difficoltà nell’inserimento del codice è bene non demordere nell’intento, richiedendo anche l’aiuto di un operatore Sanitario, oppure di un nostro componente di famiglia o amico. Immuni è un mezzo molto efficace che può fare la differenza in questa seconda gigantesca ondata della pandemia. Purtroppo il virus, nonostante il prodigarsi di scienziati, medici, operatori sanitari, strutture organizzate, avrà comunque un impatto gigantesco sulla comunità, sulla salute e sulle normali relazioni interpersonali. Sul futuro di tutti insomma.

Ovviamente Immuni non può rappresentare l’unica soluzione ad un problema di tale e tanta portata. Può però dare un grosso supporto, tentando di gestire al meglio il contact tracing. I numeri del contagio sono schizzati vertiginosamente e non possiamo delegare ai soli operatori del sistema il tracciamento il corretto funzionamento. E’ indispensabile coinvolgere responsabilmente tutta la cittadinanza. La comunità deve fare la sua parte. Così come le istituzioni devono accelerare un processo di formazione digitale adeguata rivolta a tutti gli attori coinvolti affinché Immuni stessa funzioni al massimo delle sue potenzialità.

L’App è finita in questi giorni di nuovo nell’occhio del ciclone per le varie critiche che le vengono mosse e che riguardano soprattutto la mancanza di comunicazione tra strutture ed ASL. Questa ad oggi è la causa maggiore di interruzione della filiera della tracciabilità.
Sicuramente l’App può essere migliorata, ma è altrettanto vero che essa è incappata in una serie di problematiche che nulla hanno a che fare con la sua funzionalità.
Essendo l’unico mezzo digitale messo a disposizione di tutta la comunità, aldilà delle polemiche vacue e controproducenti, Immuni dovrebbe essere scaricata ed attivata su ogni dispositivo per tentare di arginare in ogni modo i contagi e per evitare ulteriore confusione nella popolazione.

Si parla tanto di seconda ondata di Coronavirus

Se poi i numeri ci indicano che l’App ha riscontrato solo 560 casi di persone positive, questo non è dovuto certamente ad un problema tecnico. Questo è dovuto fondamentalmente ad una mancata abitudine ed attitudine del nostro paese al digitale. L’anello mancante per un perfetto funzionamento dell’App non è da ricercarsi nella App stessa, ma in un’infrastruttura ancora non pronta, in un’inadeguata formazione e informazione rivolta a tutti gli operatori coinvolti nel processo di filiera che come anello finale ha l’utilizzo di Immuni. Per questo le Istituzioni si stanno prodigando per ottimizzare e migliorare questi aspetti.

Oltre questo, le nostre Istituzioni hanno dato segnali molto forti e chiari di reazione alla pandemia, che altrove ha numeri apocalittici di vittime e contagiati. Con il rilancio continuo di campagne di sensibilizzazione attraverso Social Network, TV, stampa e tutto ciò che può coinvolgere la responsabilità dei cittadini, insistendo sulla partecipazione di ognuno in questa gigantesca battaglia, Immuni può finalmente esercitare appieno il ruolo per il quale è stata sviluppata e messa in campo.
Inoltre, quale altro mezzo migliore del cellulare per il contact tracing essendo l’Italia il primo stato al mondo per maggior numero di dispositivi per singolo cittadino?

Non è un problema quindi di dotazione di strumenti digitali, ma di consapevolezza del loro corretto utilizzo.
Infatti l’Italia è fanalino di coda a livello EUROPEO (quart’ultima) nell’indice D.E.S.I. (Digital Economy and Society Index) per competenze digitali e connettività. Questo è un handicap enorme in questo preciso momento storico in cui la pandemia si combatte con tutti i mezzi, in modo particolare con quelli più innovativi. Questa è certamente una criticità enorme da risolvere ed anche celermente.
I mali di Immuni quindi non dipendono da Immuni, che sta eseguendo correttamente il suo compito. Noi, da cittadini responsabili e corretti, dobbiamo continuare a scaricarla. Dobbiamo fare tutti la nostra piccola parte per tentare di contenere il contagio.
Certo è che, anche a seguito di questa ennesima lezione, l’Italia non può più esimersi dal riconoscere il ruolo centrale che nelle nostre vite hanno le nuove tecnologie.
Solo quando queste saranno alla reale portata di tutti la via del # buonfuturo sarà definitivamente tracciata.

William Nonnis, Full Stack & Blockchain Developer presso il Ministero della Difesa

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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