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Kosovo, convegno a Roma all’Università LUMSA. Nei Balcani i militari italiani assicurano una qualificata presenza nelle operazioni NATO in corso

Roma. La Storia, il presente ed il futuro del Kosovo sono stati al centro di un convegno sui Balcani occidentali al bivio ed il ruolo della NATO, della Kosovo Force (KFOR) e quello dell’Italia, oggi a Roma nell’Università LUMSA della Capitale.

Tra i partecipanti al dibattito anche i Generali di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo e Giovanni Fungo, rispettivamente comandante Logistico dell’Esercito (COMLOG) e comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT).

La giornata di studio è stata organizzata dall’Osservatorio per la Stabilità e la Sicurezza del Mediterraneo Allargato (OSSMED) della LUMSA ed è stata presentata dal rettore dell’Ateneo, Francesco Bonini.

Matteo Bressan, direttore dell’OSSMED

Ha visto, tra gli altri, gli interventi dell’ambasciatrice del Kosovo, Alma Lama, e del Direttore dell’OSSMED, Matteo Bressan, curatore del libro edito da “Informazioni della Difesa” con lo stesso titolo del convegno.

L’ambasciatrice del Kosovo, Alma Lama

Il sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Luigi Francesco De Leverano, nel salutare le personalità intervenute, ha evidenziato il delicato compito svolto dalla Forza Armata in Kosovo per la sicurezza dei Balcani: “Non c’è infatti pericolo peggiore della propagazione dell’incendio che ha interessato il campo del vicino. Le Forze Armate italiane, sin dall’inizio della crisi balcanica, assicurano una qualificata presenza nelle operazioni NATO in corso. E, nei Balcani, in particolare, hanno assicurato i vertici di KFOR in maniera costante. Dei 23 comandanti di Kosovo Force, dall’inizio della missione, 10 sono stati italiani e dal 6 settembre 2013 ad oggi, a Pristina, capitale del Kosovo, “si parla ininterrottamente italiano”.

L’intervento del Generale De Leverano

Il Generale Figliuolo, 19° COMKFOR (settembre 2014 – agosto 2015), ha sottolineato che proprio la missione della NATO nel Kosovo rappresenta un sensore privilegiato sulle questioni di sicurezza dell’area balcanica, di straordinaria importanza per l’Italia e l’Unione Europea.

Il Generale Figliuolo

“KFOR – come affermato dal Generale Figliuolo – ha segnato una profonda evoluzione, con un riduzione graduale della forza sul terreno, inserendo e potenziando nella propria organizzazione assetti idonei a penetrare nel tessuto sociale, per coglierne i segnali deboli da cui possono concretizzarsi i rischi alla sicurezza del Paese”.

“Un’azione di imprescindibile importanza che consente di prevenire escalation di possibili tensioni e modificare la missione sulla base dell’evoluzione delle condizioni in atto – ha aggiunto -. Per assicurare la sicurezza e la stabilità del Kosovo, KFOR opera secondo una efficiente trama di relazioni con gli attori istituzionali locali, con le Organizzazioni internazionali presenti e le missioni diplomatiche accreditate, secondo un approccio olistico ed omnicomprensivo necessario per affrontare le complesse dinamiche della sicurezza”.

Il Generale ha, infine, enfatizzato il ruolo leader che l’Italia recita in seno alla missione, con la sua lunga tradizione di comandanti e il suo primissimo contributo di forze.

Nel suo intervento il comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT), Generale di Corpo d’Armata Giovanni Fungo che tra il 2016 e il 2017 ha guidato la missione NATO KFOR in Kosovo.

Profondo conoscitore dell’area balcanica, il Generale Fungo ha in particolare posto l’attenzione sulla natura strategica e di lungo termine dell’impegno della NATO con i Balcani occidentali “contribuendo alla sicurezza, promuovendo riforme, modernizzando e incoraggiando l’integrazione, l’Alleanza aiuta tutti i paesi della regione ad affrontare le sfide individuali e collettive”.

Il discorso del Generale Fungo

Fungo ha quindi concluso il suo intervento sottolineando quanto “la NATO, partner affidabile per tutte le nazioni e le comunità nei balcani occidentali, ha come obiettivo principale quello di aiutare l’intera regione a svilupparsi in termini di sicurezza, stabilità e cooperazione, rispettando le scelte politiche dei singoli paesi, sulla base di un dialogo fondato su valori democratici fondamentali e di diritto internazionale”.

KFOR è iniziata all’alba del 12 giugno 1999. Il contingente italiano entrò in Kosovo alla mezzanotte dello stesso giorno e raggiunse Pec il mattino del 14 giugno.

In relazione agli sviluppi di situazione connessi con la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, proclamata unilateralmente il 17 febbraio 2008, e la successiva entrata in vigore della relativa Costituzione il 15 giugno 2008, la presenza delle forze NATO è stata incrementata.

Dallo scorso 6 settembre 2013 il nostro Paese ha assunto il comando dell’intera missione KFOR. Alle dipendenze dell’attuale comandante operano 30 nazioni delle quali 22 appartenenti alla NATO e 8 partner, con un impegno complessivo di forze che oggi ammonta a circa 4000 unità.

In particolare, le forze che compongono KFOR permanentemente schierate in Kosovo sono: due Multinational Battle Group (di cui uno a comando italiano), un Reggimento Carabinieri MSU (composto esclusivamente da militari dell’Arma dei Carabinieri), un Reggimento con funzioni di Riserva Tattica (multinazionale) e tre unità multinazionali denominate JRD (Joint Regional Detachment) di cui uno a leadership italiana.

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