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NATO: da Kiev Stoltenberg invita gli alleati a fare di più. L’Ucraina tra il conflitto con Mosca e l’agognata membership dell’Alleanza

Di Fabrizio Scarinci

KIEV. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha effettuato, ieri, la sua terza visita a Kiev dall’inizio dell’invasione russa.

Ad accoglierlo uno Zelensky senz’altro sollevato per via della recente approvazione del pacchetto di aiuti statunitense ma, allo stesso tempo, pienamente consapevole delle difficili sfide che, nel prossimo futuro, saranno poste sul cammino del suo Paese.

Un momento della conferenza stampa congiunta

Nel corso della conferenza stampa congiunta a margine dell’incontro, il Segretario Generale ha ripetutamente elogiato le capacità di leadership del Presidente ucraino e il coraggio mostrato dalle Forze Armate di Kiev, specificando, però, come, da sole, queste pur rimarchevoli qualità non passano certo bastare a fermare l’Esercito di Mosca.

A tal proposito, Stoltenberg ha sottolineato come, quantunque i Paesi della NATO abbiano fatto moltissimo, fornendo a Kiev il 99% degli aiuti militari, le forze ucraine abbiano fortemente risentito (soprattutto negli ultimi mesi) sia del forte ritardo degli USA nell’approvare l’ultimo pacchetto di sostegno, sia dell’incapacità degli alleati europei di fornire i quantitativi promessi di sistemi d’arma e munizioni.

A causa di tali ritardi, ha ricordato il Segretario Generale, le forze di Kiev sono state costrette per mesi a razionare il munizionamento, distruggendo un quantitativo inferiore di missili, droni e mezzi terrestri russi.

In virtù di questa ritrovata superiorità tattico-operativa, le forze di Mosca sono lentamente tornate ad avanzare, conducendo anche azioni d’attacco più efficaci contro le reti energetiche ucraine.

Soldati russi perlustrano le rovine della città di Avdiïvka, caduta nel febbraio 2024 (Mil.ru)

Per Stoltenberg, tuttavia, non è ancora troppo tardi affinché le ragioni di Kiev possano prevalere su quelle degli aggressori russi. L’importante è che l’Occidente capisca di dover incrementare la propria produzione di armi e munizioni.

Parole di grande elogio sono, però, state spese per le recenti iniziative di supporto intraprese da Regno Unito, Germania e Paesi Bassi, che consisterebbero, da parte britannica, nella fornitura di dozzine di unità navali da combattimento, centinaia di veicoli, migliaia di missili e milioni di munizioni (sostanzialmente la più grande consegna dall’inizio della guerra), da parte tedesca, nella fornitura di un ulteriore sistema di difesa antiaerea Patriot e, da parte olandese, nell’elargizione di altri 4 miliardi di euro.

Dal canto suo, rispondendo ad alcune domande della stampa, il Presidente Zelensky ha chiarito come le capacità ucraine di resistere e, volendo, porre in essere una controffensiva, dipendano essenzialmente da tre fattori; ossia il sostegno degli Stati Uniti (per fortuna riconfermato), la consegna tempestiva degli armamenti (cosa riguardo alla quale, anche a suo parere, gli Occidentali dovrebbero sforzarsi di fare di più) e l’accesso a fondi adeguati.

Soldati ucraini in azione (Fotogalereya-sso-01 – Mil.gov.ua)

In definitiva, entrambi sembrerebbero convinti della necessità di far sì che Mosca comprenda non solo di non poter sottomettere l’Ucraina alla propria volontà, ma anche il fatto che Kiev si trovi ormai su un irreversibile percorso di avvicinamento all’Alleanza Atlantica, che dovrebbe concludersi con la definitiva acquisizione dello status di membro.

Nondimeno, su quest’ultimo punto sembrerebbero esservi ancora molte problematiche irrisolte.

Affinché l’Ucraina diventi un membro a pieno titolo servirebbe, infatti, il consenso di tutti i 32 Paesi dell’Alleanza e, a tal proposito, lo stesso Stoltenberg ha ammesso di fronte alla stampa di non credere alla possibilità che, per il prossimo vertice di luglio, si possa arrivare ad un simile risultato.

Il tutto senza, poi, contare i potenziali effetti della possibile rielezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti; un qualcosa che forse non porterebbe al totale abbandono dell’Ucraina da parte di Washington (dato che la questione, Trump o non Trump, sembrerebbe essere ormai troppo importante anche per la stessa credibilità degli USA) ma che, molto probabilmente, finirebbe per comportare il definitivo rinvio dell’ingresso di Kiev nell’Alleanza occidentale.

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