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Sversamento illegale di rifiuti, la situazione sta migliorando. Bonificati 155 siti

Roma. In tre anni e mezzo – dal 2 dicembre 2014 data di inizio della penalità comminata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea – l’Italia ha bonificato 155 siti, dei 200 iniziali con la conseguente riduzione della sanzione semestrale da  42.800.000  euro agli attuali 9.600.000.

Grazie alle sinergie avviate dall’Ufficio del Commissario straordinario insieme al Ministero dell’Ambiente, nei giorni scorsi, la Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha trasmesso la nota con la quale la Direzione Generale Ambiente della Commissione dell’Unione Europea ha comunicato all’Italia la regolarizzazione di altri tre siti di discarica abusivi (sugli otto proposti da questa Struttura e uno presentato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare).

Decorsi 4 semestri dalla nomina del commissario (marzo 2017 – 81 siti affidati) il lavoro fino ad ora svolto, anche con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente e della Struttura di Missione delle Infrazioni Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha portato alla fuoriuscita dalla procedura di 34 discariche abusive, a cui si aggiungono quindi le 3 bonificate e accolte dall’Unione Europea nella richiesta di espunzione dall’infrazione dello scorso 2 giugno 2019, per un totale complessivo di 37 siti.

Tutto ciò ha prodotto un risparmio sulla penalità inflitta all’Italia.

Una discarica abusiva

In nove semestralità sono state tante le discariche abusive messe in sicurezza e bonificate.

La sanzione europea quindi, per gli 81 siti affidati al commissario straordinario, si è sviluppata dai 32.400.000 euro annui ai 9.200.000 euro con un risparmio a dicembre prossimo stimato 14.800.000 euro per ogni anno.

I tre dossier, approvati in questi giorni, che il 1° giugno scorsi (9^ semestralità) furono inviati a Bruxelles insieme al Ministero dell’Ambiente e alla Struttura di Missione sono Ascoli Satriano (Foggia), Sant’Arsenio (Salerno) e Reggio Calabria.

Sui restanti siti, pur non essendo contaminati o inquinanti, permangono delle condizioni tecnico procedurali che non permettono attualmente la fuoriuscita dall’infrazione europea e che saranno perfezionati nella prossima semestralità.

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