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Voto elettronico, un progetto ancora allo studio. Oracle Italia propone una serie di soluzioni per garantire la cybersecurity

Di Maria Enrica Rubino

Roma. Prosegue il dibattito sull’introduzione del voto elettronico in Italia e sulla sicurezza del voto dei connazionali all’estero.

Il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia ha annunciato di voler presentare una proposta di legge ad hoc. L’obiettivo è introdurre, per le prossime politiche, la votazione online per gli italiani all’estero, aprendo anche alla possibilità di un voto elettronico anche ai fuorisede, da estendere poi a tutti i cittadini.

Ma se da un lato vi è la necessità di sburocratizzare e velocizzare le procedure legate alle fasi di votazione, dall’altro vi è la necessità di garantire le caratteristiche che il voto deve avere per Costituzione: segretezza, sicurezza e, non da ultimo, impedire il cosiddetto voto di scambio.

Il sistema di voto elettronico dovrebbe essere basato su tecnologia blockchain, la catena a blocchi, un registro digitale replicato sui personal computer di tutti coloro che vi contribuiscono, con caratteristiche di immutabilità delle registrazioni.

Nei giorni scorsi, in occasione dell’incontro “E-VOTA! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica”, organizzato dal Movimento 5Stelle per dibattere del tema con esponenti del Governo ed esperti digitali, l’azienda Oracle ha presentato il progetto per la realizzazione di una soluzione di voto basata su blockchain ideato da Matteo Mattei, Business Solution Architect di Oracle Italia.

Matteo Mattei,  Business Solution Architect di Oracle Italia

Alla presentazione a cui è seguita una dimostrazione di voto elettronico con la partecipazione dei presenti alla conferenza.

Il progetto che prevede, appunto, il voto da remoto comprende una prima fase di registrazione, mediante un’identità digitale, con la quale si ottiene un codice utile per poter votare.

“Nella progettazione di questa soluzione di voto, l’idea era riuscire a disintermediare la persona che vota dal voto finale – ha spiegato Mattei -. Di qui la creazione di 3 blockchain distinte, ognuna con un founder distinto, ognuna con dei log totalmente ad esclusione del founder, quindi gli altri non  possono avere accesso a tutte le informazioni. Ciò permetterebbe di non avere un controllo totale su tutto quello che avviene all’interno dei tre pilar creati per il voto, ma solo ogni pilar auto consistente”.

Nella fase di progettazione delle tessere utilizzate per la votazione, Mattei ha spiegato che sono state utilizzate sia la tecnologia NFC sia la QR code in modo da consentirne l’uso su tutti i dispositivi mobile, che siano Android o iOS.

Si cercano soluzioni per il voto elettronico

“In questo modo si vuole agevolare il cittadino che può avere a disposizione più scelte per votare secondo le disponibilità del proprio dispositivo mobile. La semplicità è un’arma sempre vincente anche nei contesti di cyber security”, ha spiegato Mattei.

È stata realizzata, quindi, una Web App necessaria per poter accedere con lo smartphone e procedere con la fase di voto vera e propria. Al termine del voto il token è bruciato, quindi non è più possibile effettuare un secondo voto con la stessa registrazione.

È possibile, però, verificare l’esito reinserendo le proprie credenziali ma soltanto a seggio concluso, ovvero quando la votazioni sono chiuse. Al termine del processo di voto viene rilasciato il transaction ID, un codice transazionale con un timestamp: è questo l’atto di notarizzazione della votazione o, meglio, una sorta di timbro su un nuovo libretto elettorale elettronico.

Con quel txt ci si può recare in un ufficio di competenza (ad esempio un Comune o una caserma dei Carabinieri) ed immettendo la transaction ID il voto viene certificato e viene rilasciato il QR code del voto o il timestamping del voto.

Report Difesa ha chiesto a Matteo Mattei qualche altra informazione tecnica.

Il sistema di voto elettronico su blockchain presentato oggi da Oracle è permissionless o permissioned?

Oracle ha scelto una blockchain permissioned, anche detta private, si tratta di Hyperledger Fabric. Oracle insieme ad altri vendor fa parte, oramai da anni, della community Hyperledger, un consorzio globale della Linux Foundation dove avviene lo sviluppo di uno standard open source per la blockchain e le Distributed Ledger Technologies (DLT). La soluzione che presenta Oracle può essere calata a casa del cliente o nel cloud di Oracle stesso.

La scelta aziendale è ricaduta su Hyperledger in quanto si presta per essere una blockchain Enterprise, dove è possibile creare ad esempio, Smart Contract efficienti anche con diversi linguaggi di programmazione opensource. Relativamente alla demo che abbiamo presentato, sarà improntata su una Web App e sulla blockchain di Oracle. In futuro sarà il Governo, a decidere quale migliore tecnologia utilizzare per far votare gli italiani.

Secondo alcune ipotesi, il sistema di voto sarebbe basato sulla blockchain Monero. Vuole spiegarci di cosa si tratta?

Monero è una blockchain che nasce come permissionless, public ed ha una particolarità: l’algoritmo di cifratura utilizzato ed il protocollo su cui si basa, CryptoNight. Monero risulta una ottima alternativa ed ha ottime risposte temporali per quanto concerne il mining dei blocchi.

L’anonimato sarebbe, quindi, garantito?

L’anonimizzazione in una blockchain deve essere garantita, soprattutto sul tema delicato del voto. Inoltre deve essere garantita la segretezza del voto stesso, per questo deve essere disintermediato chi vota dalla scelta del voto stesso. Su questo punto ci sono delle soluzioni che i nostri bravi ingegneri stanno portando avanti con ottimi successi.

Condivide la pubblicazione del codice della piattaforma di voting blockchain Rousseau?

Credo che sia una bellissima visione perché la comunità è sempre più forte del singolo, pertanto avere tanta “persone”, professionisti, sviluppatori, ingegneri che vogliono aiutarti a sviluppare, a migliorare il codice e far progredire idee così utili per tutti noi, significa guardare sinergicamente molti più aspetti e dettagli di una persona sola o di un piccolo gruppo.

Pensiamo a quante difficoltà in più anche di realizzazione, rilascio e di controllo si possono avere lavorando da soli o in piccole unità, mi riferisco anche a tutta la parte relativa alla sicurezza. Questo però non vuol dire lasciare totalmente in mano alla comunità il codice, ma vuol dire creare un ciclo continuo produttivo di sviluppo condiviso e mettersi in gioco costantemente valutando e controllando.

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