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Jurassic World

Il franchise Jurassico ritorna sul grande schermo con una furba operazione di marketing a confezionare un film gradevole e ben fatto nonostante tutto giri su di una trama scontata e sui soliti dinosauri di sempre.
Alla base troviamo la Amblin che è la casa di produzione di papà Spielberg e l’affermata Legendary Pictures giovanissima ma già affermata società di produzione di tanti film di successo – 300 e Watchmen – mentre la Industrial Light e Magic di George Lucas cura gli effetti speciali.
Al momento in cui scrivo la pellicola risulta essere il terzo incasso nella storia del cinema dietro Avatar e Titanic, ma analizziamo il perché di tanto successo.
Innanzitutto la pellicola ha goduto di un lunghissimo periodo di gestazione, più di dieci anni, quindi è stata lasciata a decantare senza essere un sequel di basso profilo come purtroppo abbiamo avuto occasione di vedere con altri casi di serie di successo.
La trama non merita di essere menzionata in quanto nulla toglie e nulla aggiunge a quello che uno qualsiasi dei film jurassici promette.
Piuttosto sono gli ingredienti usati nello sviluppo della storia e i colpi di scena a tenere lo spettatore avvinto per tutte le due ore della pellicola.
Potremmo definire il film come pervaso da un discreto ritmo da horror movie affidato alla regia casta di un Walt Disney tanto sono pulite le scene truculente eppure qualche salto sulla poltrona “cinematografica” ogni tanto lo si fa.
Ecco il primo ingrediente, una pellicola confezionata per i più piccoli.
La famiglia è il secondo ingrediente di questo dino-movie per cui i valori made in USA sono tutti sciorinati  – come si fa con i panni – anche nelle icone mostrate. Emblematica la scena in cui si incontra per la prima volta il protagonista principale del film che armeggia con una moto Triumph bevendo da una bottiglietta di Coca-cola ai margini di una baracca in perfetto stile “old america”.
Terzo ingrediente, il nuovo dinosauro cattivo cattivo perché realizzato in laboratorio, che uccide senza uno scopo… ma alla fine madre natura vince sempre e il T-Rex farà bella mostra di sé nell’ultimo fotogramma della pellicola a suggellare l’antico assioma della creazione lasciata alle mani di Dio o di chi per lui ma non in quelle dell’uomo. Come un santo monito holliwoodiano a dirci che l’evoluzione non ha padroni.
Ed ora tutti alla cassa a valutare se vale il prezzo del biglietto. E’ un film da “famiglia cristiana” il che non è un male, gli effetti speciali sono degni di nota ma non strabilianti e il film è un vademecum di tutto quel che serve per avere un successo al botteghino secondo gli standard di oggi.
Lo schermo è vostro.

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