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Mancini: “Giocare alla Roma è motivo d’orgoglio”

Le parole del neo difensore giallorosso in occasione della sua presentazione

conferenza stampa presentazione Mancini

Gianluca Mancini, nuovo giocatore giallorosso oltre a Leonardo Spinazzola, Amadou Diawara, Pau Lopez e Jordan Veretout, oggi ha parlato nel corso della sua prima conferenza stampa da giocatore della Roma. Di seguito le parole di Mancini in occasione della sua presentazione andata in scena nel pomeriggio a Trigoria e riportata dal sito del club capitolino.

Dal punto di vista tattico cosa mi ha chiesto Fonseca in questi giorni e quale compagno mi ha impressionato di più in questi allenamenti?
Il mister mi ha parlato e mi ha detto un po’ delle situazioni tattiche che vuole sviluppare in campo, soprattutto a livello difensivo: ci vuole alti, a pressare, con grande circolazione di palla, impostando il gioco dal basso. Tanti compagni mi hanno impressionato, perché la rosa è forte. Kolarov mi faceva impressione da avversario, ma in allenamento mi ha stupito ancora di più.

Anche se sono molto giovane sento di essere arrivato alla maturazione tecnica e agonistica?
No, sono molto giovane, ho ancora molta strada da fare e sono solo agli inizi. L’anno scorso ho fatto un buon campionato ma c’è tanto tempo per migliorarmi coni miei compagni e con il nuovo mister.

In cosa sento di dover migliorare di più?
In tante cose, nella rapidità, nelle marcature, nella zona e nella marcatura a uomo. Ho delle caratteristiche in cui mi sento a mio agio, in altre so che invece devo migliorare molto.

Cosa rappresenta per un giovane la carriera di un giocatore come De Rossi?
La carriera di De Rossi non la devo raccontare io, lo seguivo da quando avevo dieci anni. Ha vinto il Mondiale e ha fatto cose straordinarie. Essere nel club in cui lui ha passato la vita sportiva è un motivo di orgoglio per onorare al meglio la maglia.

Per quale motivo pur essendo stato a gennaio vicino alla Roma sono rimasto a Bergamo?
A gennaio ci sono state delle chiacchierate, ma poco di concreto. Trasferirmi a metà stagione non era mia intenzione anche per rispetto all’Atalanta: volevo rimanere lì e finire la stagione in quel club.

Se anche a me come a Spinazzola Fonseca ricorda Gasperini?
Ho fatto 5 allenamenti qui, ma dall’inizio posso dire che qualcosa ce la rivedo anche io. Ognuno ha le sue idee di calcio diverse, uno chiede una cosa e Fonseca altre. Ma come intensità e dispendio fisico ci vedo molti punti in comune.

Se ho avuto dubbi nel passare dall’Atalanta alla Roma?
A Bergamo ho passato due anni bellissimi. Quando il mio procuratore mi ha chiamato per parlare della Roma non ho avuto nessun dubbio, è stato un motivo di orgoglio che ha ripagato i tanti sacrifici fatti quando ho iniziato a giocare.

Spesso i giocatori che vanno dall’Atalanta alle altre squadre si trovano in difficoltà, se ci ho pensato a questo fattore e se è Gasperini che li tiene per mano e poi quando vanno da altre parti si smarriscono?
Mister Gasperini ti prepara al meglio, eravamo un blocco unico che scendeva in campo alla perfezione. Non so come farò, so solo che darò il massimo per questa maglia e per gestire questi risultati.

Cosa chiede Fonseca ai suoi difensori?
Ho fatto ancora pochi allenamenti, ma ci chiede pressing e di stare alti con la linea. Senza paura. In Italia siamo abituati a scappare indietro sempre, ma lui ci chiede di rimanere alti Man mano che vado avanti capirò qualcosa in più.

Se ho già chiamato mister Gasperini dicendogli cosa si sta perdendo qui a Roma?
No, ci siamo sentiti solo per farci un in bocca al lupo a vicenda.

Cosa mi piace di più della filosofia di gioco di Fonseca e se sento di avere la giusta personalità per fare da subito il titolare?
Quello che mi piace dal mister è il fatto che non ha paura di giocare la palla dal basso. Anche a me piace il calcio aggressivo e alto, sono doti che ho. Le pressioni nel mondo del calcio ci devono essere, ma sono quelle giuste e positive. Faccio il mestiere più bello al mondo e gioco in una squadra fantastica, queste sono solo pressioni positive.

Se il cambiamento da difesa a tre a difesa a quattro è difficile o è solo una leggenda metropolitana?
Dalla difesa a tre a quella quattro ho avuto la fortuna di farlo in Nazionale, sono abituato a giocare a quattro. Agli inizi ci può essere qualcosa che non va, ma sta a me capire cosa vuole il mister.

Qual è il mio compagno di reparto ideale?
Sono tutti forti, Juan Jesus e Fazio sono grandissimi giocatori e posso solo imparare osservandoli.

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice, redattrice e inviata di Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, poi collaboratrice e speaker @ 1927 On Air - la storia continua, in onda su Centro Suono Sport. Opinionista periodica sportiva a Gold TV. Ora co-conduttrice di Frequenze Giallorosse (ReteneTVision). SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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