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Russia: le scelte di Putin rubano il futuro al popolo

Di Pierpaolo Piras

Mosca. Se il popolo russo – specie quello più acculturato e occidentalizzato nei valori democratici – potesse scegliere tra il dominio imperialistico e impositivo dell’Europa orientale e, invece, una propria esistenza vissuta in una Patria più prospera e stimata a livello internazionale, preferirebbe a larga maggioranza per quest’ultima.

Una cartina della Russia

Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di par suo, ha già scelto portando ex abrupto il conflitto armato in Ucraina.

Per l’Europa si tratta dell’ennesimo quanto rapido cambiamento nella sua lunghissima storia.

E’ la prima volta dopo la dissoluzione violenta della Jugoslavia avvenuta negli anni ’90.

Di diverso avviene che oggi i combattimenti sono iniziati e protratti da una superpotenza nucleare.

Non c’è stato un evento paragonabile in Europa dai tempi del Terzo Reich.

L’ordine russo di invadere l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, è stato emesso in pieno disprezzo delle leggi e Trattati internazionali.

Secondo Putin, l’Ucraina non ha persino il diritto di esistere come Stato sovrano, nonostante sia membro delle Nazioni Unite dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e del Consiglio d’Europa.

Gli occhi di Putin sull’Ucraina

Ad aggravare la gravità dei gesti e delle parole di Mosca, vale la pena ricordare che la stessa Russia – sotto il passato governo di Boris Eltsin – ha  riconosciuto la piena indipendenza ucraina.

L’odierna concezione di Putin

Putin cambia tutto: ora afferma che l’Ucraina è una parte territoriale del tutto inseparabile dalla Russia.

Quello che pensa la maggioranza degli ucraini non gli importa. L’unica cosa che conta per lui è la grandezza della Russia e il suo posto nel mondo.

Putin si accontenterà dell’Ucraina?

Purtroppo no: per sua diretta ammissione, l’apertura delle ostilità prende di mira l’intero sistema europeo, il quale, però, si basa sul riconoscimento della sovranità propria degli Stati e l’inviolabilità dei loro confini, come è stabilito fin dalla Pace di Westfalia del 1648, quella che pose fine alla lunga e sanguinosa Guerra dei Trent’anni in Europa.

Un’immagine della Pace di Westfalia

Con il suo tentativo di ridisegnare la mappa con l’uso della forza, spera di invertire il progetto europeo e ripristinare la Russia come potenza principale, almeno nell’Europa orientale.

Si tratta di cancellare le umiliazioni degli anni ’90 – quando, dice lui, qualche Capo di Stato gli rivolse qualche sorrisetto di sufficienza –  e di fare in modo che la Russia torni ad essere una insuperabile potenza globale, capace di sedersi al tavolo dei potenti della Terra alla pari di Stati Uniti e Cina.

Ad aggravandum, Putin asserisce che l’Ucraina non ha sufficienti tradizioni per costituirsi come stato indipendente.

Anzi, essa è diventata un mero e pericoloso strumento dell’espansionismo americano e della NATO, creando così un’intollerabile minaccia alla sicurezza della Russia.

Le ragioni storiche tradite

Quando l’Unione Sovietica si dissolse all’inizio degli anni ’90, l’Ucraina – che all’epoca ospitava il terzo arsenale nucleare più grande del mondo – consegnò tutte le testate atomiche in suo possesso alla Russia, con l’attivo sostegno e insistenza diplomatica degli Stati Uniti.

Una mappa illustra come era l’URSS

Lo ha fatto perché ha ricevuto ampie garanzie di tutela anche internazionali sulla tutela della propria integrità territoriale, come chiaramente descritto nel Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994.

Tale documento venne firmato in qualità di Stati  garanti da Stati Uniti, Regno Unito e Russia, insieme a Ucraina, Bielorussia e Kazakistan.

Nella stessa occasione, anche gli ultimi due Stati hanno rinunciato ai ridotti arsenali nucleari che avevano ereditato dall’URSS.

Di fronte a questi palesi fatti storici, le affermazioni attuali di Putin, oltre che sfrontate, si confrontano come assurde anche come successione logica.

L’intenzione machiavellica

È chiaro che l’intenzione principale odierna è quella machiavellica di inculcare nella popolazione russa una sorta di giustificazione per l’invasione dell’Ucraina.

Come già detto, Putin sa che se i russi potessero scegliere tra una guerra intesa a dominare l’intera Europa orientale e una vita goduta in patria, in pace e più prospera , preferirebbero in massa quest’ultima.

Ma come è accaduto tante volte nella storia della Russia, i suoi governanti stanno rubando il futuro di serenità alla propria gente.

La Russia come potenza mondiale

L’ascesa de Paese allo status di potenza globale nel XIX e XX secolo ha generato una serie di tragedie, non solo per i vicini che poi ha soggiogato e gradualmente assorbito, ma anche per lo stesso popolo russo.

L’attuale leadership cinese, in particolare, dovrebbe ricordare – ma in questo momento sembra che non lo faccia –  questa storia, dal momento che la Russia imperiale ha preso più territorio dalla Cina stessa che da qualsiasi altro Paese in Asia.

Quello che Putin sembra non capire è che la politica di lunga data della Russia di imporre il proprio dominio ai popoli stranieri nella sua sfera di influenza, incoraggia per contro altri Paesi a trovare quam primum una via d’uscita dalla prigione geopolitica del Cremlino, chiedendo una valida protezione dalla NATO.

L’espansione dell’Alleanza atlantica 

L’espansione verso Est dell’Alleanza dopo il 1989 esemplifica questa dinamica.

L’Ucraina vuole entrare a far parte della NATO non perché l’Alleanza atlantica intenda attaccare la Russia, ma perché la Russia ha fornito prove sempre più chiare che intendeva attaccare l’Ucraina.

Semplicemente, ora ce l’ha.

La vecchia politica della Russia di imporre il suo dominio sui popoli stranieri nella sua sfera di influenza incoraggia gli altri paesi a trovare una via d’uscita dalla prigione geopolitica del Cremlino il prima possibile.

Ricordiamo che negli anni ’90 la propaganda russa accusava l’Occidente di escogitare ogni tipo di piano “malvagio”.

Alla fine, nessuno di questi è stato attuato nel momento in cui la Russia era prostrata: il motivo era ed è che l’Occidente non ha mai avuto piani di questo tipo.

Le accuse erano mere sciocchezze progettate ad artem per creare paura.

Il contradditorio progetto imperiale russo

Il progetto imperiale russo è sempre stato caratterizzato da una combinazione di povertà materiale diffusa all’interno dei confini, oppressione sociale brutale, paranoia sfrenata e aspirazioni al potere mondiale.

Tuttavia, si è dimostrato eccezionalmente resistente alla modernizzazione, non solo sotto gli Zar e poi sotto Lenin e Stalin, ma un po’ anche sotto Putin.

Basta confrontare l’economia russa con quella cinese .

Entrambi sono sistemi a dir poco autoritari, ma il reddito pro capite dei cinesi è cresciuto costantemente assicurando almeno l’assistenza sanitaria a tutti. Di fronte a ciò, il tenore di vita dei russi è invece peggiorato.

In termini storici, Putin sta trascinando la Russia indietro nel XIX secolo, alla ricerca della grandezza perduta, mentre la Cina va a tutto gas per diventare la superpotenza arrivata a definire il 21° secolo.

Gli errori di Putin in politica interna

Poiché la Cina ha raggiunto un grado senza precedenti di modernizzazione economica e tecnologica, Putin ha indirizzato i proventi delle esportazioni di energia riservandole in gran parte ad armare il suo Esercito.

Ma così facendo, ha rubato una seconda volta il futuro ai giovani cittadini russi.

L’Ucraina ha cercato di sfuggire a questo ciclo infinito di povertà, oppressione e ambizioni imperiali rivolgendosi giustamente sempre di più all’Europa.

Ma una democrazia liberale in pieno stile europeo in Ucraina metterebbe a rischio il governo autoritario di Putin.

Il popolo russo si sarebbe chiesto e avrebbe chiesto ai suoi leader: perché loro sì e non anche noi?

Putin non poteva rispondere loro, e lo sa.

Questo è il motivo per cui oggi la Russia è in Ucraina.

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