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Afghanistan: caos e violenza in vista delle elezioni

Di Daniela Lombardi

Il dialogo del governo di Ashraf Ghani con i talebani langue, la violenza insanguina ancora l’Afghanistan     anche per mano dell’Isis e le speranze di pace si allontanano. Il clima elettorale si fa sempre più teso e tutte le parti in campo hanno intenzione di mettere l’ultima parola su quello che avverrà nelle urne. L’Afghanistan si prepara infatti per i prossimi mesi alle parlamentari e, nel 2019, si giocherà la grande partita delle presidenziali. A rasserenare gli animi non è servito il tentativo di Ghani di far ruotare il dialogo attorno alle prospettive aperte dal nuovo progetto Tapi. Il gasdotto che dal Turkmenistan, passando per Afghanistan, Pakistan e India, dovrebbe garantire indipendenza energetica all’Asia centrale, era stato messo al centro dei negoziati con i talebani e con gli altri gruppi terroristici presenti a Kabul e dintorni. Inizialmente, una parte dei talebani aveva dimostrato di voler accettare le proposte del presidente Ghani: posti di lavoro nell’ambito del progetto energetico e un nuovo ruolo politico per il movimento. Poi, ha prevalso la spinta dei più facinorosi e la posta è stata alzata. I talebani, che dicono di mirare all’autodeterminazione degli afghani soprattutto in vista delle elezioni e di non volere che Paesi stranieri influenzino le stesse, sono tornati alle vecchie e conosciute richieste. “O gli americani e i loro alleati lasciano il Paese, o il sangue tornerà a scorrere”. La promessa è stata mantenuta in questi giorni.

Veduta di Kabul

Ad aggiungere violenza a violenza ci ha pensato anche il Daesh, che continua a contendersi il potere sui villaggi e sui capoluoghi di provincia con gli stessi talebani. L’ultimo attentato a Kabul, nel quale sono morti diversi giornalisti insieme ad inermi civili, è stato rivendicato proprio dal ramo afghano dell’Isis. Con tutti i gruppi terroristici, che in Afghanistan sono oltre trenta, Ghani aveva tentato e continua a tentare una mediazione. Ma le ultime esplosioni che hanno ucciso militari e poliziotti oltre a cittadini e operatori dell’informazione, hanno riaperto gli scontri con la coalizione Nato. Gli Usa hanno dichiarato di non credere che i gruppi armati si uniranno al processo di pace attraverso ragionevoli trattative, ma che dovranno ancora essere inflitte loro pesanti sconfitte sul piano militare che li obblighino ad addivenire a un accordo. I talebani hanno ribattuto che una nuova stagione di battaglie, una nuova “offensiva di primavera” falcerà le vite di molti militari. Il primo obiettivo saranno i soldati Usa, il “secondo” tutti gli alleati della Nato. Le elezioni, come al solito in Afghanistan, si tingono di rosso. Tra gli obiettivi dichiarati dei talebani, ci sono tutti coloro che sostengono la politica della Nato, quindi anche e soprattutto gli esponenti del governo Ghani e i militari afghani. Questi ultimi, addestrati proprio nell’ambito della missione Nato Resolute support, si dichiarano pronti e preparati per contrastare la minaccia. «Stanno conducendo attacchi in tutte le province, ma hanno subito grosse perdite su tutti i fronti e noi ci sentiamo preparati per respingerli ancora e consentire che le elezioni si tengano in un clima adeguato», ha dichiarato Afzal Aman, il generale che comanda la guarnigione militare di Kabul.

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