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Agente Immobiliare. Istruzioni per l'uso!

Tutti al cinema, la sala ci propina una bella commedia americana. Risate a go-go, la trama è abbastanza scontata, il finale è il classico dai buoni sentimenti. Ma conosciamo meglio i protagonisti: lei è una giovane manager di successo, diplomata a pieni voti ad Harvard, sempre sul pezzo, mai disordinata e, nonostante sola soletta, abita in un appartamento di circa 130 metri quadri arredato in stile minimalista (il comodino del suo letto vale quanto la quotazione dell’usato della mia vecchia Peugeot 206 tuttora…).
Essendo piccolo come appartamento la giovane affarista decide di affidarsi ad un elegantissimo fotomodello tutto patinato e senza il minimo difetto fisico, dal vestito bianco perfetto senza una piega, borsa Samsonite in pelle e bmw cabriolet, di quelle che si chiudono col “blipblip” classico dei film americani. Il real estate, l’agente immobiliare.
Spiacente per i cineasti che vorrebbero il prosieguo del riassunto del film, la mia indagine si ferma sulla figura del leggendario uomo d’affari nascosto dietro un patinato (scusate se mi ripeto, ma non si tratta di enfasi) e talmente perfetto aspetto. Non so se gli affari immobiliari negli Usa vanno così a gonfie vele al punto che il solo fatto di essere assunto come agente immobiliare, induce il giovanotto a rinnovare guardaroba e garage, ma purtroppo, come diceva il mio vecchio capo, qui la realtà è totalmente diversa. Ecco allora che arriva il suono del ritorno alla realta, la puntina del giradischi che sfugge di lato e il nastro che si riavvolge. Mettiamo allora play sulla realtà.
Milano, calda giornata di metà luglio. Il nostro bell’eroe è leggermente più stropicciato e sudaticcio di quel che abbiamo visto su quell’altra videocassetta. Il suo vestito è stato comprato un annetto fa abbondante e i troppi lavaggi lo hanno scolorito e consunto in più punti. La Cabriolet è stata sostituita da una Fiesta del 1998 con qualche graffio e una vistosa ammaccatura sul fianco destro, un fanalino di coda frantumato da tempo immemore e un gommino della marmitta ingottato che la rende rumorosa come una Ferrari ma prestante come una 126. La mitica borsettina in pelle con Montblanc all’interno pronta per la firma dei contratti diventa una ben più modesta cartellina portadocumenti Lebez con al suo interno una papermate col corpo gommato nella migliore delle ipotesi (nella peggiore c’è una Bic d’annata senza tappini).
Al netto di spese, il più sfortunato riesce a mettere da parte non più di 300 euro totali in 6 mesi e, visto l’andazzo, ben presto molla tutto…

Ovviamente si tratta di due visioni d’insieme enfatizzate all’ennesima potenza: una realtà troppo pessimistica e una esageratamente fumettistica. Il mio motto è “in medio stat virtus”. Questo tipo di lavoro che, fortunatamente svolgo da quasi quattro anni a questa parte, con anche un discreto successo, può dare soddisfazioni e lauti guadagni, ma solo se fatto con continuità, dedizione e serietà. Un po’ come qualsiasi altro impiego, con qualche rischio in più, ma certamente molto più impegnativo.
L’approccio più giusto non prevede solo la dedizione dell’agente ma anche la pazienza del cliente nel non vedere solo un affarista spietato e pronto a riscuotere. Ancora una volta va trovata una via di mezzo. Il modo si trova sempre, ma non è difficile.
Se la realtà dell’immobiliare esiste e funziona, si vede che non si tratta di un’invenzione. L’importante è sempre incrociare il tutto nella maniera migliore e con il giusto approccio. Basta essere certi di avere il cervello collegato prima di trarre conclusioni affrettate! Un “grazie” non guasta mai, da entrambe le parti.

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