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Guardia di Finanza: Lucca, acquistavano pallets sul mercato nero giustificandoli con fatture false emesse da società-fantasma. Scoperta un’evasione fiscale plurimilionaria e denunciati 16 soggetti

Di Massimo Giardinieri

Lucca. Il tutto è partito da una comune attività di verifica come se ne compiono tante ogni giorno ed in ogni zona d’Italia, ma forse neppure i finanzieri operanti (in questo caso quelli del Comando Provinciale di Lucca) potevano immaginare di ritrovarsi di fronte ad un’evasione fiscale da oltre 10.000.000 di euro realizzata nel settore del commercio di pallets (i bancali in legno comunemente utilizzati per lo stoccaggio, lo spostamento ed il trasporto delle merci).

La verifica in parola era stata aperta alla fine del 2020 ed aveva interessato una società con sede nella Piana di Lucca. Proprio durante quel controllo i militari delle fiamme gialle avevano iniziato a maturare fondati sospetti circa la veridicità dei rapporti intercorrenti fra la società verificata ed alcuni fornitori; rapporti sui quali – partire dal 2015 – erano infatti emerse alcune discrepanze ed irregolarità.

Approfondendo l’indagine, anche con l’ausilio di sistemi informatici in uso al Corpo, gli specialisti del locale Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF) hanno infatti maturato la convinzione che le predette società fornitrici, in realtà, altro con fossero che società-fantasma (anche dette “cartiere” poiché esistenti solo sulla carta), ovvero di compagini prive di una reale struttura fisica e che vengono create ad hoc per finalità che nulla hanno a che vedere con una corretta attività imprenditoriale.

Le società in questione, infatti, oltre ad avere vita piuttosto breve omettevano la prescritta presentazione delle proprie dichiarazioni fiscali, non effettuavano i versamenti d’imposta, realizzavano attività di vendita dirette ad unico o quantomeno a pochissimi clienti e neppure conservavano o costituivano le scritture contabili obbligatorie, peraltro presentandosi con diversi soggetti economici riconducibili però a medesime persone fisiche, e che avevano per di più dichiarato il medesimo indirizzo come presunto luogo di esercizio dell’attività.

Sulla base di un preliminare quadro indiziario, che però già faceva intravedere manovre ed altri stratagemmi frodatori ai danni dell’Erario, gli investigatori della GDF lucchese notiziavano delle suddette circostanze la locale Autorità Giudiziaria che pertanto autorizzava i militari all’utilizzo di intercettazioni telefoniche, all’esecuzione di perquisizioni, di analisi dei sistemi informatici sequestrati oltre che di audizioni ed accertamenti bancari.

GDF di Lucca, un’autopattuglia

Le citate indagini di polizia giudiziaria e tributaria, consentivano così di ipotizzare come l’amministratore della società lucchese – affiancato da altri due soggetti aventi il ruolo di amministratori occulti – attraverso la costituzione di ben dieci imprese “cartiere” (i cui rappresentanti legali erano però semplici “prestanome), aveva realizzato un ben collaudato meccanismo illecito finalizzato all’emissione nonché all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Dalle risultanze emerse in sede d’indagine è infatti emerso come la società finita al centro dell’inchiesta acquistasse (verosimilmente dal mercato nero) pallets usati, mascherandone però la reale provenienza grazie alle fatture false emesse dalle dieci società “cartiere” coinvolte nella truffa.

L’impresa lucchese andava infatti a saldare tali acquisti mediante bonifici, mentre le stesse provviste venivano immediatamente prelevate in denaro frusciante dagli “amministratori-prestanome” che di lì a poco consegnavano le somme prelevate agli amministratori occulti i quali, a loro volta, provvedevano ad acquistare altri pallets sul mercato nero del settore.

La riprova di queste manovre è stata peraltro fornita da un filmato nel quale uno di questi amministratori occulti è stato ripreso mentre si trovava in possesso di diversi bancomat e carte di credito, tutte intestate a società “cartiere” ma delle quali non rivestiva però alcuna carica.

Al termine dei riscontri, il volume delle fatture false emesse durante il compimento della frode qui descritta è stato quantificato in 10 milioni di euro, e questo ha fatto si che l’impresa in parola potesse evadere al Fisco in termini di IVA e d’imposta sui redditi delle società (IRES) ulteriori 2 milioni e 200mila euro.

Al termine delle indagini sono 16 le persone complessivamente deferite – a vario titolo – alla Procura della Repubblica di Lucca, che ora li accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reiterati e plurimi reati tributari, mentre quattro società sono state contestualmente segnalate per responsabilità amministrativa.

Allo stato delle indagini il GIP del Tribunale di Lucca, accogliendo la specifica richiesta avanzata dall’Autorità Giudiziaria titolare delle indagini, ha intanto emesso nei confronti dell’amministratore della sola impresa realmente operativa l’interdizione dall’esercizio di qualsiasi carica societaria nonché con il sequestro di disponibilità bancarie, anche se va tuttavia ricordato il principio di non colpevolezza degli indagati che vale sino ad un eventuale e definitivo giudizio di condanna.

 

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