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Kevin Strootman: “Con la Roma i cinque anni più belli della mia carriera tra emozioni, gol al derby e il rapporto con la tifoseria, Totti e De Rossi”

L’ex centrocampista olandese classe ’90 ha ripercorso la sua avventura indimenticata e indimenticabile con il club giallorosso

Kevin Strootman, amatissimo ex calciatore della Roma, dal 2013 al 2018, è stato intervistato in vista del derby di domenica dai media ufficiali del club capitolino, esordendo così: “A Roma ho vissuto i momenti migliori della mia carriera, mi dà i brividi parlarne. Come ricordare le sfide giocate nei derby”.

Come sottolineato sul portale giallorosso, non bastano le statistiche per raccontare ciò che Strootman ha rappresentato per la Roma. Le sue 131 presenze e i 13 gol segnati in cinque anni non rendono giustizia al peso specifico che ha avuto in campo e allo speciale legame costruito con la tifoseria. Più che i numeri, sono le emozioni, i momenti condivisi e gli attimi vissuti a rendere unica la sua esperienza in giallorosso, a partire da quel primo giorno in cui trovò una folla di sostenitori ad accoglierlo all’aeroporto di Fiumicino.

Per la sua generosità, la capacità di recuperare palloni sporchi e restituirli puliti ai compagni, Strootman si guadagnò presto il soprannome di “La lavatrice”. Un appellativo che ne sintetizza perfettamente lo stile di gioco: un centrocampista instancabile, ordinato, in grado di trasformare situazioni difficili in nuove occasioni di costruzione, sempre al servizio della squadra. Di seguito le sue dichiarazioni sulla sua indimenticata e indimenticabile esperienza con la maglia giallorossa e alla vigilia del derby Lazio-Roma, valido per la quarta giornata di Serie A 2025/2026.

Strootman conferenza stampa

Non è mai una partita come le altre, Kevin. L’ultimo Lazio-Roma vinto fu quello del 2016 con il tuo gol e poi quello di Nainggolan, lo sapevi?

“Ho letto quella cosa su Instagram ieri, non lo sapevo… Beh, sono passati quasi dieci anni”.

Tanto tempo, in effetti. Quella rete così voluta, che segnasti con ferocia quasi allontanando Dzeko dal pallone prima di intervenire, cosa rappresentò per te?

“Quando rivedo le immagini di quel gol, mi dà subito una sensazione speciale. Mi dà i brividi, quei momenti sono tutto quello di cui ha bisogno un calciatore. Stai lavorando per quei momenti, di raggiungere un obiettivo insieme. Tipo vincere un derby. Ogni tanto, nei momenti di una carriera, hai bisogno di sentirti importante. Se fai un gol in un derby e lo vinci, sì, ti senti importante. Non mi sentivo più molto importante come prima dell’infortunio, quel giorno mi ripresi un pezzetto della mia Roma, sapendo quanto fosse importante per i nostri tifosi”.

Il primo derby che giocasti, invece, fu il successivo alla finale di Coppa Italia del 2013. Quello della “Chiesa al centro del villaggio”. Quella vittoria cosa significò? 

“Fu una partita strana, con meno tifosi rispetto al solito ed era alla quarta giornata come sarà quello di domani. Dopo quella partita di Coppa Italia di cui mi raccontarono, vincemmo noi. E fu una conferma che stavamo facendo bene. Non giocammo benissimo, ma noi in campo sapevamo che non l’avremmo mai persa. Se hai Totti, De Rossi, Maicon, Benatia dalla tua parte, giocatori esperti che ti davano quella sensazione positiva, è tutto più semplice. E poi, dopo il gol di Balzaretti fu una liberazione per tutti noi e i romanisti. Segnò anche Ljajic su rigore il 2-0. Lo ricordo bene, si prese la palla, lo dovevo tirare io inizialmente, ma glielo lasciai, non volevo sbagliarlo”.

L’ormai ex centrocampista olandese classe ’90 ha proseguito ricordato la sua ultima stracittadina romana, che non fu affatto banale. Non tanto per il risultato finale, uno 0-0, quanto perché arrivava subito dopo la storica vittoria contro il Barcellona in Champions League.

La squadra si presentò a quel derby con la convinzione di poter vincere ancora, trascinata dall’entusiasmo di quell’impresa. Eppure, dopo aver speso così tante energie nella notte europea, ai giallorossi mancò forse un po’ di freschezza per andare fino in fondo.

Guardando invece al presente, Strootman ha spiegato che il derby odierno lo seguirà in modo insolito: non allo stadio né davanti alla televisione, ma sul telefono, perché aveva già preso un impegno con la figlia e la porterà al parco insieme ad altri bambini. Nonostante questo, non ha dubbi sul fatto che seguirà la partita e ha dichiarato di ritenere la Roma più forte, pur senza voler offendere i tifosi avversari.

Strootman saluti

Sul modo in cui si vince una stracittadina, l’olandese ha sottolineato che non basta la qualità tecnica: a fare la differenza è soprattutto la mentalità. Per questo si augura che i giocatori più esperti della rosa sappiano trasmettere quella voglia di incidere e di vincere anche ai compagni.

Roma, per Strootman, è stata una parentesi di vita oltre che di carriera. Nei cinque anni trascorsi in giallorosso ha vissuto momenti di gloria e difficoltà, tra infortuni, gol, prestazioni positive e giornate meno brillanti, ma sempre accompagnato dall’affetto costante dei tifosi, dei dirigenti e degli allenatori. Definisce quel periodo come i cinque anni più belli della sua carriera, nonostante il rammarico di non essere riuscito a vincere un trofeo con la maglia della Roma.

Prima di arrivare nella Capitale conosceva già i simboli di quella squadra, Francesco Totti e Daniele De Rossi, che restavano un punto fermo nonostante i cambiamenti di formazione. Giocare con loro e condividere lo spogliatoio fu un’esperienza speciale. Ai tempi del PSV, pensava di trasferirsi in Premier League, ma quando la Roma si fece avanti con decisione, forte anche della presenza dei suoi due capitani storici, non ebbe più dubbi sulla scelta.

Indimenticabile per lui anche l’addio all’Olimpico dopo Roma-Genoa del 2024, quando De Rossi lo accompagnò sotto la Curva Sud per salutare i tifosi. Un finale che considera il migliore possibile per la sua carriera da calciatore.

Strootman New York, Caraibi

Oggi Strootman vive in Olanda, dove si dedica soprattutto alla famiglia. Passa molto tempo con i figli, li accompagna e li riprende da scuola, si gode tutte quelle piccole cose che la vita da atleta gli aveva negato. Non sente l’urgenza di rimanere nel mondo del calcio a tutti i costi: preferisce aspettare e vedere cosa gli riserverà il futuro. Una certezza, però, resta immutata: il suo legame con i colori giallorossi, che continuerà a portare dentro con un semplice e diretto “sempre forza Roma”. Qui l’intervista nella versione integrale pubblicata dal portale ufficiale del club giallorosso.

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice, redattrice e inviata di Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, poi collaboratrice e speaker @ 1927 On Air - la storia continua, in onda su Centro Suono Sport. Opinionista periodica sportiva a Gold TV. Copywriter e SMM per MyLab3D, NoMade Clothing, MetaLab e Foto Incise sul Legno. SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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