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“Corro da te”, Milani dirige Favino e Leone in una brillante ed equilibrata commedia bilanciando perfettamente delicatezza e sarcasmo

Dal 17 marzo al cinema

“Corro da te” è la nuova commedia sentimentale di Riccardo Milani la cui uscita al cinema è programmata dal 17 marzo ed è una pellicola che brilla per ironia, delicatezza, intelligenza ed equilibrio. Pur essendo un film che tratta una tematica importante, come la disabilità, riesce invero a farlo in chiave leggera ma non superficiale, bilanciando perfettamente la libertà di affrontare determinati argomenti in modo sarcastico pur senza ridicolizzarli, minimizzarli o scadendo nell’ipocrisia.

C’è del cinismo contrapposto a sensibilità senza estremizzare né l’uno né l’altra. Il risultato dunque è un realistico quadro della società moderna e di un’Italia caratterizzata da una sempre più crescente mancanza di empatia, in un paradossale contesto “buonista”, intento a manifestarsi con stereotipate frasi come ad esempio: “Questo non si può (più) dire“, “Quest’altro non va chiamato/definito così” etc. E poi ci si limita a finirla lì, rigettando frustrazione soprattutto sui social.

Milani evita di fare tutto ciò e infatti la sua versione italiana del film d’oltralpe Tout le Monde Debout”, scritto e diretto da Franck Dubosc in collaborazione con Gaumont, è un’opera meno esilarante (dove però si ride tanto, spesso e di cuore) e più attenta all’aspetto sentimentale, combinando così un mix di fattori che trasformano “Corro Da Te” in una pellicola leggera, frizzante, brillante, divertente ed emozionante.

I protagonisti del film sono Pierfrancesco Favino e Miriam Leone, per la prima volta sul set insieme e molto convincenti in qualità della coppia formata dai rispettivi personaggi Gianni e Chiara. Si potrebbe dire che il primo rappresenta l’aspetto più oscuro e grottesco della società odierna mentre il personaggio femminile incarna la speranza, ancora viva, di persone positive grazie alla forza di volontà, all’interesse verso gli altri e alla capacità di attraversare le tenebre delle proprie paure ritrovando una luminosità tangibile e contagiosa.

Sostanzialmente non si tratta di fare necessariamente delle proprie debolezze o aspetti più fragili delle “caratteristiche vincenti”, bensì dell’intenzione di farci i conti, di non mutarsi in esseri senza reali interessi se non quelli più comuni, ovvero l’ossessione per il successo, per l’aspetto fisico (correlato alla paura di invecchiare) e per tutto ciò che è materiale e/o facilmente reperibile tramite il denaro.

Parlando liberamente della disabilità la si rende protagonista di “Corro Da Te” senza però girarle esclusivamente intorno o accentrandola in modo convenzionale: c’è spazio, come nella vita, per tutto il resto; ovvero la ricerca dell’amore, il lavoro, la famiglia, la vita in generale ed inevitabilmente dunque anche la morte. Il cinico e arrivista personaggio di Favino, Gianni, è meschino ma anche sagace e brillante. Un uomo che sfrutta la sedia a rotelle della propria defunta madre pur girando con una Jaguar rossa fiammante.

Un uomo che può essere Roberto, Francesco e mille altri e preferisce essere loro, trasformarsi ogni volta in una persona diversa pur di non dover essere se stesso. L’ossessione per la corsa, la folta chioma, la cura del corpo, la velocità, le “chiacchiere da bar tra maschi” nei lussuosi ritrovi della “Roma bene”, le conquiste e le sfide. Ecco cosa è rilevante per lui. Perché il motto della vita nonché della sua azienda di scarpe è “Fit. Smart. Young”. Nella sua esistenza non c’è spazio per ciò che è brutto, vecchio, lento, poco dinamico e non conforme all’ideale di perfezione al quale finiamo tutti, fin troppo e spesso inconsapevolmente, ad ambire e rincorrere a dispetto di affetti e valori concreti. Sostanzialmente Gianni è una di quelle persone che i disabili più che non vederli non li considera proprio e non lo nasconde.

Lo spettatore può facilmente riconoscersi sia in Gianni che in Chiara, una donna forte che è stata anche debole, fragile e insicura e a volte lo è ancora, come -appunto- tutti. Solo che lei decide di concentrare il proprio tempo e le energie in modo più costruttivo ed emotivamente proficuo, arricchendo la vita con gli interessi che aveva anche prima dell’incidente: dalla musica allo sport, dalle uscite con gli amici alle giornate in famiglia. La “diversità” -onestamente rappresentata- è solo una rispetto alle altre donne come da lei stesso affermato in una conversazione con Luciana, assistente di Gianni:

“La differenza è che per una donna come te la speranza sia che l’amore duri il più a lungo possibile. Per me che arrivi”.

Chiara

Chiara non ne è però ossessionata. Sa quel che vuole, sia che si tratti di una camicia più colorata sia dei sentimenti che decide di accogliere e concedersi. Comprende benissimo che esistono varie forme di amore e non si perde dietro alle emozioni negative come la rabbia, il risentimento, il rancore e i rimpianti. La storia tra Gianni e Chiara è composta ovviamente da varie tappe e scoprirle sul grande schermo è un bel viaggio da condividere insieme ai loro interpreti Favino e Leone, accompagnati da notevoli “spalle”: l’eccezionale Vanessa Scalera (alla quale va una menzione di merito speciale), il fondamentale Pietro Sermonti, la frizzante Pilar Fogliati e il fantastico Carlo De Ruggieri.

Seppur presenti in meno scene apportano la loro preziosa esperienza anche Andrea Pennacchi e Giulio Base, senza dimenticarsi di citare doverosamente la partecipazione di Michele Placido e Piera Degli Espositi, rispettivamente padre di Gianni e nonna di Chiara. A Piera è stato reso un bell’omaggio da Favino e Milani in occasione della presentazione alla stampa di Corro Da Te, tenutasi giovedì 10 marzo al cinema Adriano di Roma. Il regista e il protagonista del film hanno raccontato aneddoti relativi alla grande artista, scomparsa nell’agosto 2021, compresi i grandi sforzi fisici da lei fatti pur di partecipare attivamente alla pellicola nonostante la delicata fase della malattia.

La sceneggiatura di Corro Da Te è di Furio Andreotti, Giulia Calenda, Riccardo Milani. Quest’ultimo è reduce dal successo di “Come Un Gatto In Tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto” mentre Miriam Leone ha recentemente brillato nei panni di Eva Kant in “Diabolik”. Pierfrancesco Favino e il resto dell’ottimo cast hanno arricchito un film davvero godibile e, il messaggio lanciato in occasione della presentazione di Corro Da Te, lo rende ancor più imperdibile: “Non ci si deve sentire in colpa a parlare di determinati argomenti né a sentire il desiderio e il bisogno di ridere e/o distrarsi dalla realtà di oggi, soprattutto alla luce dei tempi nei quali viviamo”. Dopotutto lo scopo e il grande, meraviglioso potere del cinema è proprio questo: trasportare lo spettatore altrove per qualche ora, regalandogli storie e avventure ogni volta diverse e coinvolgenti, riuscendo a farlo rallentare dal caos e della frenesia della quotidianità e, in particolar modo, dai problemi, personali e non.

Una produzione WILDSIDE VISION DISTRIBUTION.

Trama e trailer Corro da Te

Bello, sportivo, single incallito e seduttore seriale, Gianni è un quasi cinquantenne in carriera a capo di un importante brand di scarpe da running che vanta tra i suoi testimonial i più grandi atleti del momento. Disposto a tutto pur di conquistare la giovane donna di turno, per una serie di circostanze arriva a fingere di essere costretto su una sedia a rotelle – questa volta puntando tutto sulla pietà, per lui l’unico sentimento che è possibile provare nei confronti di un disabile. Ma quando incontra Chiara, una donna solare e dinamica, musicista per lavoro e tennista per passione nonostante l’incidente che l’ha resa paraplegica, inizia a provare per lei tutt’altro tipo di sentimenti.  Attraverso lei e i suoi amici, sportivi e vitali almeno quanto lei, Gianni non potrà far altro che cambiare prospettiva su molte cose: la vita, l’amore, la disabilità in sé. Imparerà che l’unico vero handicap è l’assenza di forza d’animo, per ritrovarsi infine totalmente cambiato sia come uomo che come businessman.

“Corro da te” credo sia soprattutto una storia d’amore. Una commedia romantica e divertente che incontra la durezza della disabilità. Un film che racconta la civiltà del nostro tempo, che purtroppo spesso si esprime attraverso un modello di società che seleziona e coltiva la bellezza fisica, aspirando ad una comunità in cui sono tutti belli e tutti in salute. E quando salute e bellezza vengono meno si rimane fuori. Una civiltà, quindi, che seleziona, ma nella quale continuo a pensare che, in fondo ad ognuno di noi, anche nella persona peggiore, quella che ci sembra la meno sensibile e irrecuperabile, esiste ancora una scintilla di umanità, di sensibilità, che l’occasione giusta può far riemergere e rifiorire. Ed è esattamente il percorso, contrastato e sincero, che il personaggio di Pierfrancesco Favino compie durante l’arco della storia. Un percorso difficile fatto di mille sfumature, di durezze e divertimento, di sincerità e di ironia, messo davanti al muro della realtà dal personaggio interpretato da Miriam Leone. Già dopo i primissimi giorni di riprese c’era sul set una sensazione di grande complicità. E questo credo sia avvenuto anche per il tipo di storia e di temi che andavamo a raccontare e a mettere in scena. Ma è stata determinante la presenza costante delle associazioni, delle federazioni sportive per disabili, e di tutte le persone disabili che ci hanno aiutato e partecipato direttamente, sia nella preparazione del film che durante le riprese.

Riccardo Milani

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice, redattrice e inviata di Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, poi collaboratrice e speaker @ 1927 On Air - la storia continua, in onda su Centro Suono Sport. Opinionista periodica sportiva a Gold TV. Ora co-conduttrice di Frequenze Giallorosse (ReteneTVision). SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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