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Judy: una strepitosa Renée Zellweger rende omaggio all’indimenticabile Garland nel film di Goold

Immagini, trama, trailer, commenti e retroscena della pellicola che celebra una delle più iconiche leggende statunitensi del secolo scorso

Notorious Pictures presenta Judy, un film di Rupert Goold con Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock e Rufus Sewell.
Dal 16 gennaio 2020 al cinema

Il film che ha fatto il suo esordio mondiale a Toronto, e già uscito in Inghilterra (Paese che lo ha prodotto), è stato mostrato in anteprima alla stampa nel corso della 14esima edizione Festa del Cinema di Roma. A raccontarlo meglio, svelandone anche i retroscena, è stato il regista britannico Rupert Goold.

In occasione della conferenza stampa post proiezione di Judy, interpretata in maniera eccelsa da Renée Zellweger, colui che ha diretto questo emozionante film ha difatti descritto l’indimenticabile attrice, cantante e ballerina statunitense resa immortale da pellicole che la videro protagonista come Il Mago di Oz, È nata una Stella, Piccoli Attori e Vincitori e Vinti. Ruoli che le valsero l’Oscar giovanile nel 1940, a 18 anni, altre due nomination per Miglior Attrice Protagonista (1955) e Miglior Attrice Non Protagonista (1962). Nel 1955 si aggiudicò inoltre un Golden Globe per la migliore attrice in un film commedia o musicale.

Rupert Goold regista di Judy alla Festa del Cinema di Roma conferenza stampa
Rupert Goold regista di Judy alla Festa del Cinema di Roma in occasione della conferenza stampa di presentazione del suo film

Madre di Liza MinnelliLorna e Joey Luft, ebbe una vita sentimentale burrascosa, segnata da cinque matrimoni e una vita complicata una volta affievolitesi le luci della ribalta. Judy parla proprio di tutto questo, concentrandosi sul suo rapporto con i figli più piccoli e delle due fasi di vita più significative e incisive sia in relazione alla sua carriera che alla sua esistenza, ovvero gli esordi e il tentato (e parzialmente riuscito) rilancio londinese. L’inizio e la fine, dunque. A spiegare la scelta di questi due spazi temporali precisi è lo stessa regista Goold:

Judy cerca di lottare per ottenere un risultato e nel farlo si trova nuovamente in un contesto diverso da dal suo ed è lontana da casa. Ho scelto due fasi ben definite dell sua vita perché penso che la sua fine sia stata determinata dall’inizio: è stata la bambina di tutti ma non lo è stata lei, non ha avuto un’infanzia. In più mi interessava l’artista alla fine della sua carriera, c’è qualcosa di magico, come per altre star al tramonto delle loro carriere. Judy deve abbandonare i suoi figli per poter guadagnare dei soldi al fine di riuscire a stare finalmente in maniera stabile insieme a loro. In parte quello è il prezzo della fama. Il peso della celebrità di artiste come lei o Shirley Temple ha inciso su tutta la loro vita, prima credo che fossero meno protetti quegli attori che entrano nel mondo dello spettacolo fin da bambini, le cose sono diverse ora. Judy l’ho vista come una specie di diva che vive sempre nel mondo delle performance, la racconto quando è single e senza soldi, mostrando quindi anche una madre con problemi simili a tante altre persone.

A rendere eccezionale la trasposizione cinematografica della vita di un’artista del calibro di Judy Garland è senza dubbio la magistrale Renée Zellweger, leggera, tormentata, fragile, forte, arrendevole, combattiva, sagace e cupa allo stesso tempo. Da sottolineare anche le notevoli prestazioni e capacità canore della nota attrice (già emerse soprattutto in Chicago). Goold anche in questo caso ha fornito ulteriori dettagli:

Renée canta quasi tutte le canzoni con la sua voce tranne una e mezza forse. Sono pre registrate dal vivo perché per noi era importante ottenere la musica dal vivo. In occasione della prima volta che canta quella canzone molto lunga Renée era insicura ma io le ho detto: “Conta il tuo cuore non la perfezione”. La maggior parte comunque sono cantate dal vivo.

Ma non è finita qua: per trasformarsi da Zellweger a Garland l’attrice americana è cambiata molto anche fisicamente (in modo differente rispetto ai tempi di Bridget Jones). Il risultato è così eccellente da sembrare cucito su misura di colei che incarna Judy, tanto far sorgere spontaneo il dubbio che il ruolo fosse stato pensato e scritto proprio pensando alle doti recitative e canore di Renée. Goold ha però descritto un incastro di situazioni perfetto necessario per vedere Zellwger diventare protagonista del suo film:

Il produttore che ha preso i diritti sull’opera teatrale conosceva Renée ma in realtà il tutto è iniziato senza l’idea precisa di una attrice. Lei ha una grande comunicazione visiva e l’immediatezza emotiva oltre alla capacità di cantare molto bene, avere tempi comici notevoli in aggiunta al fatto sappia recitare bene. In più ha anche la stessa età che aveva Judy al tempo, era giusta perfino per quello. Renée poi ha avuto bisogno di una pausa di 6 anni per via delle pressioni dei media e mi interessava vedere come sarebbe entrata in contatto con Judy visto che in qualche modo aveva vissuto sensazioni simili sulla sua pelle. Metà della produzione ha visto emergere lei poi, grazie un po’ di intervento sul naso, ai denti finti, alle lenti a contatto, alla parrucca e alla sua postura è uscita Judy.

Renée tiene le spalle in modo creare quell'”ingobbimento” che caratterizzò Garland, soprattutto col passare degli anni tanto che a volte sembrava avere molti più dei suoi 47 anni, per via di un problema alla spina dorsale che le dava quell’aspetto invecchiante. Renée è stata brava a rappresentarla anche in questo. Se c’erano altre attrici in lizza? In realtà no. Cate Blanchett e tante altre potevano essere adatte poiché hanno trovato una forza interiore sempre maggiore con il passere degli anni, come Meryl Streep. Sono donne e attrici di carattere. Judy era forte ma anche debole e Renée mi è venuta in mente perché sapevo sarebbe riuscita anche a cogliere la farfalla che era in lei. Senza snaturarsi però e proprio per questo le ho ripetuto varie volte: “Non voglio che tu sia Judy io voglio che tu sia Renée che interpreta Judy”. Forse è questa la sottile differenza tra cinema e teatro, che è un mondo che mi appartiene tantissimo. Ci sono dei registi che hanno un metodo di lavoro molto rigido e vogliono che gli attori si conformino con la loro idea del personaggio mentre io voglio che trovino quel fiume sotterraneo che è dentro di loro. A volte puoi coglierlo anche in un momento di pausa dal set.
Sapevo che la versione di Renée di Judy sarebbe stata un qualcosa di intimo e io volevo vedere la sua caratterizzazione. Volevo vedere quella solitudine che è dentro di lei, di Judy, così famosa e così sola, persa in un misto di depressione, filosofia e sogno.

In merito alla ripresa della sua carriera nel Regno Unito, dove Judy Garland era ancora molto amata anche a distanza di anni dalla sua interpretazione di Dorothy, il regista britannico ha detto:

Londra l’ha abbracciata e accolta. Il giro dei concerti che è iniziato come una celebrazione è poi peggiorato poiché il pubblico ha iniziato a contestarla per i suoi comportamenti tra ritardi e alcool, e quindi c’è stato anche questo aspetto un po’ voyeuristico e brutto di Londra che ha iniziato a criticarla.

Tentare di carpire l’essenza di Garland non è stato semplice poiché era per natura poliedrica e complessa nonché abile a mascherare il proprio tormento per apparire sorridente e pronta ad andare in scena, nonostante i ritardi e gli show che l’hanno vista presentarsi alticcia, specie a Londra. Come asserito da Goold si è rivelato dunque fondamentale la descrizione di Judy fatta da Rosalyn Wilder, incaricata di occuparsi degli spettacoli londinesi dell’artista, diventata sua amica:

Ognuno dei suoi mariti ha scritto un libro su come fosse la loro vita con Judy e quindi come la vedevano dal loro punto di vista. Rosalyn, invece, ha dato molti dettagli da quelli relativi alla descrizione dei luoghi a quelli che riguardavano più da vicino Judy. Ci ha parlato del suo rapporto con lei e dell’amicizia che è cresciuta con il tempo.

Rupert Goold regista di Judy alla Festa del Cinema di Roma conferenza stampa
Rupert Goold regista di Judy alla Festa del Cinema di Roma in occasione della conferenza stampa di presentazione del suo film

La tematica inerente alla forte pressione provata dalle giovani star, molto meno tutelate di oggi, è naturalmente emersa poiché fulcro del film per evidenziare quanto le rigide regole delle maggiori industrie cinematografiche riuscissero a condizionare la vita soprattutto delle giovani donne, tanto da portare Garland a non vivere in maniera consueta l’infanzia e la pubertà. A riguardo ha detto la sua Goold:

Cosa penso del fatto che all’epoca fossero diversi gli abusi praticati da parte dei grandi studi, come nel caso di Marilyn Monroe e Judy e che non ci fosse nessuna figura a proteggere, come una madre, o una presenza legale? Erano tempi diversi e ad esempio sua madre era gelosa di lei che era la più piccola e la più celebrata. Non potevano far entrare nel film anche il rapporto madre e figlia. Ho preferito più che altro mostrarla come se avesse vissuto un Truman Show, a me interessava il fatto che avesse avuto una vita molto artificiale, sempre sul set.

Altri temi sociali e fortemente attuali hanno avuto un ruolo rilevante nel film:

Quanta fiction c’è nel film? La maggior parte della storia è accurata e vera, inclusa quella del pubblico che canta per lei, una cosa sorprendente ma che è successa davvero, la cena coi fan è stata invece inventata da noi. Volevamo più che altro esplorare il suo rapporto con la comunità LGBT considerando anche il fatto che suo padre fosse gay.

Molti hanno avuto modo di conoscere la Judy Garland sorridente e diva ma pochi hanno avuto il privilegio di conoscerla veramente. Forse nemmeno lei stessa avrebbe saputo raccontare la sua breve (morì a 47 anni) quanto incredibile e intensa vita, riuscendo a spiegare ciò che sentiva internamente e nel privato, lontano dai set e dai palchi. O forse erano proprio quelli i luoghi e i momenti nei quali Garland era realmente Judy.

Trama e trailer Judy

Il film racconta l’ultimo periodo della vita della grande attrice e cantante Judy Garland, sul finire di una carriera sfolgorante iniziata giovanissima con la Dorothy del Mago di Oz. Un mix di fama e successo, fra Oscar® e Golden Globe, e poi la battaglia con il suo management, i rapporti con i musicisti, i fan, i suoi amori tormentati e il dramma familiare che la spinse a fare i bagagli e a trasferirsi a Londra. In quegli anni ci ha regalato alcune delle performance più iconiche della sua carriera intonando la famosissima “Over the rainbow”.

Approfondimento

1939, Hollywood: una giovane Judy Garland (16 anni) ripensa alla sua vita da bambina; è esausta per il pesantissimo programma delle riprese e si scaglia contro il controllo esercitato dallo Studio su ogni aspetto della sua vita. Il capo della MGM, Louis B. Mayer, le dice che ha una scelta: o fare tutto quello che lui le chiede, così da diventare una star, o andare via e cadere nel dimenticatoio. Trent’anni dopo, la Garland si prepara per esibirsi in un piccolo teatro di Los Angeles con i suoi figli piccoli, Lorna e Joey. Lo show business è tutto ciò che lei abbia mai conosciuto, ma la sua voce non è quella che era un tempo, il suo pubblico sta diminuendo e lei è profondamente indebitata. Judy è ridotta ad accettare paghe di poche centinaia di dollari.

Judy Garland: The talk of London Town.
Fino al 1969 Judy Garland si è esibita in teatro e al cinema con una carriera durata oltre quarant’anni, conquistando tutto il mondo con il suo spirito, la sua intensità e le sue incredibili doti vocali. “Sono solo una delle milioni di persone che si sono innamorate di lei”, dice Renée Zellweger del suo personaggio nel film Judy. “È amata e venerata a livello internazionale, come probabilmente la più grande performer che sia mai esistita”.

Eppure, nonostante ciò, il 1969 vide una Garland molto diversa dalla baby star degli anni ’30 e la celebrità hollywoodiana degli anni ’40 e ’50. La vita dura l’aveva resa inaffidabile e, mentre il lavoro diminuiva, si era indebitata e aveva perso la casa. Nel tentativo di guadagnare denaro per provvedere ai suoi figli piccoli, Judy ha accettato un lavoro redditizio, cantando per una stagione di cinque settimane a Londra al Talk of the Town, l’elegante night club di Bernard Delfont.

Londra è stata l’ultima risorsa per Judy in molti modi, afferma lo sceneggiatore Tom Edge: “Londra era uno degli ultimi posti di cui Judy aveva ancora dei ricordi affascinanti e spensierati. Per Judy era sia un’ancora di salvezza che un’opportunità per dimostrare a se stessa e agli altri che poteva ancora farcela”.

Rosalyn Wilder, assunta da The Talk of the Town per occuparsi di Judy durante la sua permanenza, ha ricordato l’enorme cambiamento che aveva attraversato Londra nel decennio precedente, rendendola una mecca culturale: “Non c’era la buona cucina, la cultura, la moda; poi ad un tratto è arrivato tutto, tutto. Le persone avevano i soldi, le persone volevano vedere spettacoli, le persone volevano andare fuori, fare cose e essere viste”.

Ulteriori commenti

Renée Zellweger:

Pensavo che in questo film ci fosse l’opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato. Questo era un periodo della sua vita in cui lavorava perché aveva bisogno di lavorare, ma fisicamente aveva bisogno di riposare. La sua voce, la cosa che le dà valore e autostima, è anche la cosa che lei sta distruggendo, pur di prendersi cura dei suoi figli”. Il film analizza anche il perché le performance di Judy le abbiano tolto tanto. La maggior parte delle persone mette una maschera di fronte alla telecamera o ad un pubblico. Penso che con Judy, invece, si veda la persona vera.

Un anno prima che iniziassero le prove ufficiali, Renée iniziò ad allenarsi con un vocal coach negli Stati Uniti, prima di iniziare a provare per 4 mesi con il direttore musicale del film, Matt Dunkley. Il produttore David Livingstone è rimasto sbalordito dalla trasformazione totale di Renée:

Renée indossa delle lenti a contatto colorate, delle protesi e una parrucca. La sua postura del corpo si basa sullo studio prolungato di Judy. Ha ascoltato ossessivamente le registrazioni delle esibizioni di Judy per avvicinarsi ai suoi manierismi e al suo modo di parlare. È una trasformazione straordinaria. Tutto il cast e la troupe sono stati travolti dall’interpretazione di Renée.

Il momento più potente è stato riservato per il finale, come spiega ulteriormente lo sceneggiatore Tom Edge:

‘Somewhere Over the Rainbow’ è la canzone con cui in genere terminava i suoi show al Talk of the Town di Londra; era una canzone che l’aveva seguita per tutta la vita e una canzone che era diventata iconica dal momento in cui l’aveva cantata per la prima volta in Il mago di Oz. Con quella canzone, il momento che volevamo ricreare era un vero evento (anche se non si è tenuto a The Talk of the Town), quando il suo pubblico ha cantato la canzone insieme a lei perché la sua voce non riusciva ad andare avanti. È stato uno di quei momenti fugaci in cui la Garland, che aveva dato così tanto al suo pubblico, per tutta la sua vita, ha davvero sentito il pubblico restituirle qualcosa.

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, ora collaboratrice nella redazione di 1927 On Air - la storia continua , in onda su Centro Suono Sport. SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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