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LA PICCOLA ITALIA EUROPEA: POCHE CERTEZZE E TANTI INTERROGATIVI. L' AMARA ANALISI…

Vorremmo scrivere di una Italia che fa la voce grossa in Europa ed invece dobbiamo rimandare (per l’ennesima volta) l’appuntamento. La due giorni europea, tra Champions ed Europa League, regala pochi sorrisi alle italiana e lascia in sospeso interrogativi, pesanti come macigni.
Juventus, Roma, Inter, Napoli, Fiorentina e Torino: due vittorie, due pareggi e due sconfitte. 8 punti totali. Poco, troppo poco per chi in Europa vuole ambire a traguardi importanti ed in realtà fa del turn-over il proprio credo, ottenendo risultati deludenti.
CHAMPIONS LEAGUE: paradossalmente la vittoria della Juventus contro l‘Olympiakos dà la dimensione di quanto il calcio italiano sia lontano anni luce dai vecchi fasti. Perchè se ti chiami Juventus e dopo un’ora di gioco sei sotto in casa con i greci, rischiando il passaggio agli ottavi, qualcosa che non va c’è ed è inutile negarlo. E non regge più la scusante dell’obiettivo poker in Italia. La reazione allo svantaggio con Pogba e Llorente è da grande squadra, vero. Ma quanti avrebbero voluto vedere una Juve schiacciasassi e che dell’Olympiacos ne avrebbe fatto un sol boccone?. Ci ritroviamo, invece,  a parlare (ancora una volta) di una vittoria di misura, importante, ma non sufficiente a parlare di una Juventus grande in Europa. Eppure in rosa hai gente del calibro di Andrea Pirlo, Carlos Tevez, Alvaro Morata, Paul Pogba e Arturo Vidal. E, con tutto il rispetto, i Botìà e i N’Dinga di turno non possono e non devono mettere in discussione una qualificazione europea in un girone con Malmoe e Atletico Madrid (non Real e Bayern). Dunque, ben venga la vittoria, ma attendiamo ancora quella Juventus “formato europeo”, che in molti dicono di aver già visto (“Dove? Quando?”).
Dall’ 1-7 allo 0-2. Ma, puntualmente, molti si sono fatti trarre in inganno. La Roma, a detta di parecchi esperti, torna da Monaco di Baviera con più certezze. E’ come se perdessi in due settimane due partite. In una perdo 4-0, nell’altra 1-0. Sempre sconfitta è. O sbaglio? Allora, come si può affermare che la Roma, dopo due sconfitte contro il Bayern, ne esca più forte? In campo si scende 11 vs 11 e i bavaresi non sono nè extraterrestri, nè dopati. Hanno una maggiore organizzazione di gioco ed un’identità di squadra ben precisa. E’ questa la sostanziale differenza e la triste realtà.  Basta osservare Rafinha (riserva nel Genoa)  per comprendere cosa nel calcio italiano non va. Il brasiliano sa perfettamente quale spartito seguire, diretto da un maestro d’orchestra eccellente, quale Pep Guardiola. Una chiarezza tattica che in casa Roma (così come per tutte le squadre italiane) è ancora sconosciuta. Brucia dover vedere un Iturbe, corricchiare sul rettangolo verde dell’ “Allianz Arena” e non sapere che pesci pigliare. Fa rabbia vedere una italiana dover prendere nove reti in due gare ed essere “soddisfatta”. Dispiace dover constatare che i vari Alaba, Rafinha e Rode siano superiori rispetto ai Destro, Florenzi e De Rossi. Forse, non abbiamo ancora compreso che in Europa le partite non si vincono di “carattere”, ma di “chiarezza tattica” e “personalità”.
 
EUROPA LEAGUE:  “Puntiamo al piazzamento per l’Europa League”. Da ormai quattro anni a questa parte, è il coro unanime che accomuna parecchie squadre italiane. Presidenti, allenatori e giocatori uniti verso l’obiettivo Europa League. Centrano l’obiettivo e poi… una volta arrivati in Europa si affidano al turn-over, affermando che “il campionato è l’obiettivo numero 1”. Nell’incoerenza del loro ragionamento, a fungere da aggravante, vi è anche l’incapacità e  la mancanza di coraggio nel gettare nella mischia giovani italiani. Così dobbiamo assistere ogni giovedì a prestazioni macabre delle italiane, condite dalla presenza di un numero sconcertante di stranieri. Inter, Napoli e Torino, ad esempio, in quattro giornate di Europa League hanno impiegato solo TRE giovani talenti italiani (Federico Bonazzoli, Marco Benassi, Federico Bernandeschi). Ascoltando le dichiarazioni di Walter Mazzarri nel post Saint-Etienne (“Risultato buono, anche perchè ho dovuto inserire un primavera…”), si è avuta la netta sensazione che Federico Bonazzoli, classe ’97, (3 presenze nella Primavera, 5 gol) sia stato pescato casualmente nella cantera nerazzurra e lanciato “contro voglia” titolare nella trasferta francese. E poco importa il risultato finale (1-1) se guardando avanti non c’è ancora alcun segno del “progetto giovani” sbandierato a più riprese dal presidente Thohir e soci. Per non parlare della prestazione horror del Torino in quel di Helsinki. Ampio ricambio nei titolari, “cuore Toro” calpestato e vergognosa sconfitta in Finlandia. Una gita per i giocatori, un dramma per i tifosi, una vergogna per il calcio italiano. Una vergogna sì, perchè, non più di tre mesi fa, il Torino di Ventura voleva fortemente quell’Europa League, scippata al Parma di Ghirardi.  Ed ora sta facendo di tutto per lasciarla. Ed allora, perchè volere l’Europa ed una volta dentro, lasciarsela scappare?
Capitolo a parte spetta a Napoli e Fiorentina. I partenopei hanno il merito di cambiare interpreti, ma avere un’identità di gioco ben chiara. I viola hanno i medesimi meriti della truppa di Benitez. Ed i risultati, seppur a fatica, stanno arrivando.
Ma non è tutto oro ciò che luccica. Benitez ha il merito di martellare sullo stesso spartito, ma gli italiani dove sono? Può bastare il solo Insigne? Callejon, De Guzman, Duvan Zapata, Koulibaly, Higuain, Inler, Mertens costituiscono una rosa competitiva in Europa ed in Italia. Ma la cantera partenopea possibile non riesca a sfornare alcun talento italiano?.
Il settore giovanile viola viene indicato dai più come modello da imitare ed importante serbatoio per la prima squadra.  Oltre Bernandeschi, dove sono gli altri giovani? Ve lo dico io. Sono stati spediti in B e Lega pro a “farsi le ossa” e non si ha il coraggio di impiegarli al posto dei vari Gonzalo Rodriguez, Brillante e Kurtic. Insomma un progetto giovani “a metà”…
FRATELLI D’ITALIA… L’ITALIA S’E’ DESTA(?).
 
 
 

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